Sanzioni, il divario tra priorità dichiarata e applicazione nel Regno Unito e nell’UE

Una petroliera per gas naturale liquefatto del gruppo statale russo Sovcomflot, la «SCF La Pérouse», transita davanti a Sheerness, nel Kent, diretta all’ormeggio del terminale di Isle of Grain gestito da National Grid. È la fotografia che il Royal United Services Institute (RUSI) ha scelto per un commento di Gonzalo Saiz Erausquin, ricercatore del Centre for Finance and Security. La tesi è che Regno Unito e Unione europea definiscano le sanzioni una priorità di sicurezza, ma i dati sull’applicazione offrono pochi riscontri a sostegno.
Dal febbraio 2022 il perimetro delle misure contro la Russia si è esteso fino a 21 pacchetti di sanzioni europee, mentre l’impegno nel farle rispettare non è cresciuto allo stesso ritmo. Nell’UE le sanzioni si adottano a livello centrale, ma l’applicazione resta competenza nazionale: ne derivano differenze ampie tra gli Stati membri e l’assenza di una rendicontazione pubblica unica su indagini, multe e condanne. Il Regno Unito è più trasparente, avendo pubblicato una revisione intergovernativa nel maggio 2025 e un approccio strategico nel marzo 2026, ma il suo bilancio resta modesto.
L’architettura britannica è frammentata. Le sanzioni finanziarie spettano all’Office of Financial Sanctions Implementation (OFSI) del Tesoro, istituito nel marzo 2016, che controlla la conformità, indaga, rilascia licenze e può comminare sanzioni pecuniarie civili. Il perseguimento penale è guidato dalla National Crime Agency. Per le sanzioni commerciali operano l’Export Control Joint Unit, l’Office of Trade Sanctions Implementation (OTSI), nato nell’ottobre 2024 per l’applicazione civile, e l’agenzia fiscale e doganale HM Revenue and Customs (HMRC), responsabile dei controlli di frontiera e delle indagini penali.
La prima sanzione dell’OFSI risale al gennaio 2019: 5.000 sterline a Raphaels Bank, dimezzate rispetto alle 10.000 iniziali per l’autodenuncia e la collaborazione. Su 21 procedimenti conclusi, 11 si sono chiusi senza multa o con un importo fino a 50.000 sterline, sette tra 50.000 e 500.000 e solo tre oltre 1 milione. In 13 casi su 21 l’avvio è stato un’autodenuncia. Secondo l’autore ciò indica scarsa iniziativa investigativa, o difficoltà nel portare le indagini a esiti pubblici, e il confronto con l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) statunitense, per numero di azioni e valore delle multe, è netto. La sanzione più alta resta quella a Standard Chartered nel febbraio 2020, pari a 20,47 milioni di sterline, legata ai prestiti a DenizBank tra l’aprile 2015 e il gennaio 2018.
Il 2026 mostra però due sanzioni consecutive superiori a 1 milione di sterline contro società con sede nel Regno Unito. A giugno l’OFSI ha colpito Sabre Global Technologies Limited, che aveva continuato a servire la compagnia russa Ural Airlines per sette mesi dopo la sua designazione del maggio 2022 e aveva predisposto un pagamento di prova da 200 dollari verso un conto statunitense per aggirare il blocco della banca britannica. Le violazioni, valutate 2,63 milioni di sterline, hanno prodotto una base di calcolo di 1,25 milioni, ridotta del 20 per cento. A settembre la filiale londinese di Citibank ha ricevuto una multa di 4,73 milioni per quasi 1.000 pagamenti da 19,72 milioni complessivi, riconducibili a Sovcomflot e a banche russe come Alfa-Bank, Gazprombank e Credit Bank of Moscow; anche qui lo sconto è stato del 20 per cento.
Sul versante commerciale i numeri sono più contenuti. Nel 2025-26 HMRC ha registrato 22 indagini penali in corso, tre decisioni di incriminazione relative a due casi in attesa di processo, 58 sequestri di beni sanzionati e una transazione da 1,16 milioni di sterline. L’OTSI ha ricevuto 178 segnalazioni e chiuso 104 casi, 40 dei quali trasmessi a HMRC; solo circa il 6 per cento delle pratiche aperte è nato da iniziativa propria e finora non è stata imposta alcuna multa civile.
Fanno eccezione alcuni passi verso la trasparenza. A giugno HMRC ha reso noto per la prima volta il nome di un’azienda, Petrofac Facilities Management Limited, che ha pagato una transazione da 569.157 sterline; a settembre ha pubblicato quella da 7,44 milioni con Illumina Cambridge Limited, la più alta finora. Entrambi i casi, nota l’autore, derivano da autodenunce.
Nell’UE il quadro è meno favorevole: a oltre un anno dalla scadenza per recepire la direttiva (UE) 2024/1226, vari Stati membri stanno ancora adeguando le norme per criminalizzare in modo omogeneo le violazioni. Il Regno Unito parte da una posizione istituzionale più solida, ma, secondo Saiz Erausquin, deve consolidare lo slancio con indagini più proattive e sanzioni proporzionate alla gravità delle violazioni, così che le imprese temano OFSI, OTSI e le autorità europee quanto temono l’OFAC.
Il commento di GrNet.it
Quanto pesa una sanzione se la sua applicazione è affidata a ciascuno Stato membro e nessuno è tenuto a pubblicarne i risultati? L’articolo non dice nulla sull’Italia, e senza dati nazionali confrontabili ogni giudizio sulla nostra posizione sarebbe improvvisato. In ambito operativo si valuta ciò che si può misurare, e un’applicazione che nasce quasi sempre da autodenunce somiglia a un’attività informativa che raccoglie solo ciò che le viene consegnato. Resta da capire se un registro comune europeo di indagini e multe sia politicamente praticabile, perché è da lì che passerebbe una verifica seria.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 1 ottobre 2026






