Un oligarca russo scrive sull’Economist, ma non contro la guerra di Mosca

A luglio, sulle pagine dell’Economist compare un lungo intervento firmato da Andrey Melnichenko, magnate russo colpito da sanzioni statunitensi ed europee per presunti legami con il Cremlino. Il settimanale britannico lo presenta come una presa di posizione coraggiosa, un segnale di cambiamento all’interno dell’élite imprenditoriale russa. Natasia Kalajdziovski, in un commento pubblicato dal Royal United Services Institute, RUSI, ne offre una lettura opposta.
Secondo l’autrice, al netto di alcuni riferimenti ai danni che la guerra contro l’Ucraina ha inflitto alla prosperità russa, il testo di Melnichenko ripropone argomenti già familiari nella propaganda di Mosca. Il nucleo della sua tesi è che il coinvolgimento occidentale in Ucraina rappresenti, nella sostanza, una violazione della sovranità russa, percepita come minaccia dalla comunità internazionale che sostiene Kyiv. Per Melnichenko, la sicurezza ucraina non potrà mai essere solida se costruita sulla negazione permanente dell’agire sovrano della Russia.
Kalajdziovski contesta questa impostazione richiamando il precedente di Norimberga, dove nel 1945 l’aggressione armata contro un altro Stato fu definita “il crimine internazionale supremo”, capace di racchiudere in sé il male accumulato da tutte le ingiustizie della guerra. È l’aggressione non provocata, scrive l’autrice, a motivare il flusso di aiuti a Kyiv, non presunte velleità occidentali di soggiogare la sovranità russa.
L’analisi si sofferma poi sulla critica di Melnichenko alle norme e istituzioni internazionali, definite mai neutrali dall’esperienza bellica russa, e sulle sanzioni a suo carico, presentate come prova che i diritti ritenuti inviolabili si dissolvono non appena interviene una decisione politica. Kalajdziovski ribatte richiamando il precedente del 1940, quando il presidente Franklin Roosevelt ordinò il congelamento di beni norvegesi e danesi per impedirne l’accesso ai nazisti, episodio all’origine dei moderni regimi sanzionatori: strumenti pensati proprio per casi di aggressione armata come quello russo.
Un punto centrale del commento riguarda l’assenza, nel saggio di Melnichenko, di qualunque riferimento al ruolo di Mosca nell’erosione dell’ordine internazionale, dalla violazione della Carta delle Nazioni Unite alla detenzione di rappresentanti di missioni di monitoraggio, fino alle campagne di disinformazione contro le società democratiche.
Kalajdziovski respinge inoltre l’idea, avanzata nel testo, che l’Ucraina sia priva di reale agency politica: le elezioni ucraine, scrive, hanno prodotto coalizioni diverse e non sempre allineate agli interessi dei partner occidentali, e la Casa Bianca ha in più occasioni spinto per concessioni o osteggiato operazioni volute da Kyiv. Sul futuro della Russia, disegnato da Melnichenko tra scenari di vassallaggio verso Pechino, disgregazione o isolamento sul modello nordcoreano, l’autrice chiude notando come l’idea di una Russia umiliata capace di generare revanscismo aggressivo trascuri un dato: una Russia non umiliata ha già imboccato quella strada.
Il commento di GrNet.it
L’operazione retorica descritta da Kalajdziovski non è nuova nella storia della propaganda di guerra: presentare l’aggressore come vittima di un accerchiamento istituzionale è tecnica collaudata, dalla narrativa sovietica sulla NATO fino agli argomenti usati oggi da Mosca sulle sanzioni. Per chi osserva la comunicazione strategica russa da una prospettiva europea, colpisce la capacità di un testimonial economico sanzionato di ottenere spazio su una testata autorevole senza che il framing venga adeguatamente contestualizzato dal lettore medio. È un rischio che riguarda anche l’Italia, esposta come gli altri Paesi europei a narrazioni che si presentano come dissenso interno russo ma che, nella sostanza, riproducono le linee argomentative del Cremlino. La distinzione tra critica autentica al potere e ripetizione mascherata della propaganda ufficiale resta un esercizio che i media e gli analisti della sicurezza devono continuare a praticare con rigore, senza however cedere alla tentazione di liquidare ogni voce dissonante come irrilevante.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 15 settembre 2026




