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Difesa aerea ucraina, cosa possono fare davvero gli alleati europei

Che cosa può fare l’Europa, subito, per proteggere l’Ucraina dai missili russi? La risposta di Chatham House è netta: quasi tutto ciò che è stato promesso finora arriverà troppo tardi o in quantità insufficienti, mentre esistono opzioni più rapide che restano bloccate dalla mancanza di volontà politica e dal timore di provocare Mosca.

Il think tank londinese ricostruisce una crisi che si aggrava dal 2022, quando la Russia ha iniziato a colpire le infrastrutture civili ucraine con missili e droni dopo il fallimento della conquista territoriale. Mosca ha aggirato le sanzioni occidentali, aperto nuove linee produttive e ottenuto droni Shahed dall’Iran, arrivando a produrne oggi una versione aggiornata in proprio. L’Ucraina intercetta circa il 90 per cento dei droni d’attacco e l’89 per cento dei missili da crociera in arrivo, ma la situazione contro i missili balistici Iskander e Kinzhal resta critica: solo i Patriot hanno ottenuto abbattimenti confermati, e nella notte tra il 5 e il 6 luglio le difese ucraine non ne hanno intercettato nessuno su 29 in arrivo.

Il rapporto segnala uno squilibrio produttivo di fondo: la Russia fabbrica circa 1.440 missili balistici l’anno, contro i 650 Patriot prodotti dagli Stati Uniti, le cui scorte sono state ulteriormente erose dall’impiego di 1.700 unità — circa tre anni di produzione — nelle prime cinque settimane del conflitto con l’Iran.

Su questo sfondo, gli autori passano in rassegna le quattro iniziative annunciate negli ultimi mesi: i 4 miliardi di dollari stanziati a giugno dallo Ukraine Contract Group, di cui oltre un miliardo per Patriot; la licenza di produzione domestica dei Patriot concessa all’Ucraina durante il vertice NATO; il sostegno al progetto ucraino Freya per un intercettore anti-missile di massa; la fornitura dei sistemi franco-italiani SAMP-T con missili Aster 30. Nessuna, secondo Chatham House, risolve l’urgenza: la produzione Patriot ucraina richiederebbe 18-24 mesi solo per la linea pilota, più altri 24-30 mesi per alcune componenti; Freya punta a un prototipo non prima di metà 2027; Francia e Italia producono insieme 80-100 Aster l’anno, meno dei missili balistici russi fabbricati in un solo mese.

Il rapporto rilancia allora due opzioni giudicate più rapide. La prima è SkyShield, proposta ucraina del 2024 che prevede circa 120 caccia europei in pattugliamento sull’Ucraina occidentale, capaci di abbattere missili da crociera con razzi a guida laser da 50.000 dollari l’uno, coprendo circa il 30 per cento del territorio e liberando risorse per l’Ucraina centro-orientale. Nessun governo, oltre a Kyiv, l’ha però formalmente sostenuta; la Polonia ha comunque autorizzato le proprie forze armate ad abbattere droni e missili diretti verso il proprio territorio anche mentre sorvolano lo spazio aereo ucraino.

La seconda opzione riguarda il rafforzamento degli attacchi ucraini contro gli impianti produttivi russi, già colpiti quest’anno in almeno sei siti. Qui Chatham House indica i missili tedeschi Taurus — 600 esemplari in inventario, testate anti-bunker, resistenza al jamming — come strumento capace di colpire gli impianti più fortificati, impiegabili entro poche settimane dai caccia Su-24M già in dotazione ucraina. Il cancelliere Friedrich Merz, che in passato si era detto favorevole alla fornitura, sembra però aver fatto marcia indietro nei mesi scorsi.

Il commento di GrNet.it

Centoventi caccia europei in pattugliamento sui cieli dell’Ucraina occidentale, a poche centinaia di chilometri dal fronte: questa la fisionomia concreta di SkyShield, un’opzione che l’analisi definisce attuabile in poche settimane ma che nessun governo ha finora avallato. È la distanza tra capacità tecnica e decisione politica il punto che l’analisi coglie meglio: non mancano gli assetti, manca la disponibilità a rischiare l’escalation. Per l’Italia, coinvolta nella filiera SAMP-T/Aster insieme alla Francia, il dato sulla produzione — 80-100 missili l’anno contro i 1.440 balistici russi — pone una domanda industriale prima ancora che politica, sulla capacità dei programmi europei di scalare in tempi utili. Resta da capire se un’eventuale partecipazione italiana a iniziative come SkyShield sarebbe compatibile con la postura più prudente finora adottata da Roma sulle forniture offensive.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 28 luglio 2026

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