Il disgelo tra Delhi e Pechino mette alla prova la partnership Ue-India

Perché l’India, dopo anni di tensioni con Pechino, ha accettato di riaprire canali di investimento e tecnologia con la Cina proprio mentre rafforza i legami con Bruxelles? La risposta che offre James Crabtree, in un’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations, è che si tratta di una distensione tattica dettata da necessità economiche, non di un cambio di campo geopolitico.
Il vertice BRICS conclusosi domenica a New Delhi, ospitato dal primo ministro Narendra Modi in veste di presidente di turno, ha riunito i leader di Cina, India e Russia in un contesto segnato, come di consueto, da una retorica anti-occidentale diffusa. Per Xi Jinping si è trattato della prima visita in India in oltre sei anni, un passaggio che l’autore colloca nel solco di una normalizzazione sino-indiana in corso dopo un lungo periodo di frizioni.
Secondo Crabtree, negli ultimi dodici mesi New Delhi ha comunque iniziato ad accettare misure che ampliano l’accesso agli investimenti cinesi in manifattura e tecnologie per il clima, due settori centrali per lo sviluppo del paese. Questo dato, scrive l’autore, dovrebbe rappresentare un avvertimento per gli europei: se l’India non trova tecnologia e capitali presso i partner europei, li cercherà a Pechino, pur mantenendo diffidenza verso la Cina sul piano della sicurezza.
Modi, nota il rapporto, ha lavorato per impedire che il gruppo BRICS scivolasse verso una piattaforma puramente anti-occidentale, poiché un simile esito contrasterebbe con gli interessi indiani. New Delhi continua infatti a considerare Pechino una minaccia e punta a rafforzare i legami di sicurezza ed economici con Bruxelles e con Washington, nonostante le difficoltà poste dall’amministrazione di Donald Trump.
Gli europei, dal canto loro, guardano all’India come a un partner sempre più rilevante dopo l’accordo commerciale Ue-India concluso all’inizio dell’anno, in un momento di diversificazione geopolitica legato alle tensioni transatlantiche. Tuttavia, osserva Crabtree, gli accordi bilaterali tra Delhi e Pechino, compresi quelli discussi a margine del summit BRICS, dimostrano che l’Unione europea non può dare per scontati i benefici reciproci di una relazione più stretta con l’India.
In vista della visita di Modi a Bruxelles prevista entro fine anno, l’analisi raccomanda all’Ue di accelerare i piani di rafforzamento dei legami con l’India: potenziare l’esistente Trade and Technology Council su intelligenza artificiale, sviluppare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza e velocizzare l’ingresso indiano nel programma di finanziamento per la ricerca Horizon Europe.
Il contesto ricostruito nel rapporto ricorda che Ue e India hanno firmato a gennaio, a New Delhi, un accordo di libero scambio accompagnato da un nuovo partenariato per la sicurezza e la difesa, con l’obiettivo di ampliare la cooperazione su semiconduttori, intelligenza artificiale e filiere delle tecnologie pulite. Il gruppo BRICS, ricorda ancora l’autore, si è ampliato dai membri originari (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) fino a undici paesi, tra cui Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, restando attraversato da divisioni interne, come dimostra la coesistenza tra Iran ed Emirati nonostante le tensioni regionali. Il vertice di quest’anno si è chiuso con una dichiarazione limitata, con generiche promesse di maggiore cooperazione.
Il commento di GrNet.it
Il non allineamento indiano ha una lunga tradizione dottrinale, da Nehru in poi, e quanto osservato da Crabtree ne è una versione aggiornata: Delhi tratta simultaneamente con blocchi rivali senza vincolarsi a nessuno, calibrando ogni apertura sulla convenienza del momento. Per un pianificatore europeo questo significa che il partenariato di sicurezza e difesa firmato a gennaio non è una garanzia acquisita, ma un asset da alimentare con investimenti concreti in tecnologia e capitale, pena la sua erosione silenziosa a vantaggio di Pechino. L’Italia, che nell’Indo-Pacifico ha interessi industriali e navali crescenti, dovrebbe leggere questo episodio non come una nota di colore diplomatico ma come indicazione operativa: la competizione con la Cina su semiconduttori e tecnologie verdi si gioca anche nella capacità di offerta europea, non solo nelle dichiarazioni di principio. Resta da capire quanto il Trade and Technology Council possa davvero tradursi in progetti industriali concreti prima che l’appuntamento di dicembre a Bruxelles definisca la prossima fase della relazione.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 15 settembre 2026




