Kent: dopo il voto, Trump chiuda la guerra con l’Iran e cambi la squadra di sicurezza

Da otto mesi la guerra con l’Iran divide la coalizione MAGA che ha portato alla Casa Bianca Donald Trump e JD Vance, e martedì sera il voto ha cambiato i termini della discussione. In un testo pubblicato da Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, Joe Kent sostiene che gli elettori abbiano chiuso il dibattito e che il presidente debba terminare il conflitto subito, nella stessa giornata.
Kent colloca la propria posizione all’interno di quel confronto: afferma che la guerra è stata la ragione delle sue dimissioni dall’amministrazione e, probabilmente, di quelle di altri che se ne sono andati senza rendere pubblico il dissenso. Il dibattito, ricorda, si è svolto soprattutto negli ambienti della destra online, nei podcast e a tratti su piattaforme come Fox News. Il voto del martedì ha consegnato ai Democratici il controllo solido di Camera e Senato, in una vittoria che l’autore definisce storica.
A sostegno della sua lettura l’autore cita gli exit poll riportati da NBC News: oltre il 70 per cento degli elettori attribuisce al conflitto e a un rapporto sbilanciato con Israele l’inflazione che pesa sulla vita quotidiana. Kent aggiunge che lo stesso Vance ha ammesso la portata del messaggio uscito dalle urne.
Sul piano della gestione, l’autore chiede al presidente di comunicare alla sua squadra per la sicurezza nazionale che la guerra è finita. Per evitare di essere frenato dall’apparato che definisce «neocon», come a suo giudizio accadde nella prima amministrazione, Trump dovrebbe sostituire il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della CIA John Ratcliffe, il segretario di Stato Marco Rubio e la capo di gabinetto Susie Wiles. I nuovi incaricati, scrive, dovrebbero conoscere i modi in cui queste istituzioni tendono a prolungare i conflitti e avere la capacità gestionale di far eseguire le direttive presidenziali.
La proposta operativa prevede il ritiro delle truppe dal Golfo Persico e la revoca del blocco navale. Secondo Kent il passo è meno drammatico di quanto appaia, perché l’Iran avrebbe già distrutto la maggior parte delle basi statunitensi nella regione, dimostrando che sono un peso strategico e non una risorsa. Quanto al blocco, toglierlo eliminerebbe un bersaglio che Teheran potrebbe colpire, riportando gli Stati Uniti in guerra alle condizioni iraniane, e restituirebbe all’Iran l’onere dell’iniziativa diplomatica, oggi in stallo perché Teheran rifiuta concessioni sotto blocco e minaccia di attacco.
L’autore ritiene che, senza blocco, l’Iran perderebbe la giustificazione per le azioni aggressive nello Stretto di Hormuz e potrebbe preferire una diplomazia discreta con i vicini del Golfo per far transitare le petroliere. Propone inoltre un alleggerimento graduale delle sanzioni sul petrolio e sul gas iraniani, come incentivo a mantenere aperta la via d’acqua.
Il terzo blocco di richieste riguarda Israele. Kent chiede un contenimento concreto, non solo retorico: ritirare componenti rilevanti della difesa aerea fornita a Israele, comprese le batterie antimissile americane, così che le risorse israeliane restino assorbite dalla difesa e non dall’offesa. Ricorda che Israele avrebbe già ostacolato precedenti trattative di cessate il fuoco.
Sul versante legislativo, il presidente dovrebbe pretendere che il Congresso repubblicano uscente stralci la sezione 219 dal National Defense Authorization Act e la sezione 662 dall’intelligence authorization act. Per l’autore queste norme darebbero a Israele accesso a capacità molto sensibili dell’apparato di difesa e di intelligence e ledono la sovranità americana. Kent chiede infine il richiamo e il licenziamento dell’ambasciatore Mike Huckabee e del suo staff, accusati di mostrare più lealtà a Israele che agli Stati Uniti.
Il commento di GrNet.it
Quanto tempo e quanta protezione richiede un ripiegamento dalle basi del Golfo che l’autore chiede di avviare «oggi»? L’articolo dà per distrutta la maggior parte di quelle installazioni, ma non indica sequenze, tempi né la tutela delle forze durante lo sgombero, che per un militare è il passaggio più esposto di qualunque disimpegno. Anche l’ipotesi che la revoca del blocco induca Teheran a un’intesa discreta sul transito delle petroliere resta una previsione dell’autore, senza riscontri riportati nel testo. Per l’Italia, che dal Mediterraneo osserva il traffico energetico da Hormuz, conviene tenere distinti gli exit poll citati dal ragionamento che ne ricava Kent.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 6 novembre 2026






