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Londra e la guerra con la Russia: retorica di preparazione, risorse limitate

Con quali soldati e con quali fondi il Regno Unito dovrebbe prepararsi a combattere la Russia? Secondo Ian Proud, in un commento pubblicato il 3 novembre 2026 su Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, mancano entrambi: Londra non dispone delle risorse né del consenso necessari e dovrebbe scegliere la via diplomatica.

Il punto di partenza è la dichiarazione del ministro della Difesa Wes Streeting, per il quale il Regno Unito ha 1.000 giorni per essere pronto a combattere e vincere insieme agli alleati. Proud la definisce vaga e ripetitiva, una tra le tante avvertenze di governi e vertici militari europei, e richiama un articolo del Wall Street Journal di quasi un anno fa che registrava la stessa abitudine. Nello stesso mese Streeting aveva anche invitato la popolazione a fare scorta di cibo in scatola e acqua in bottiglia.

L’autore rileva poi uno scarto tra i toni e i conti pubblici. L’obiettivo NATO è il 3,5% del PIL entro il 2035, ma il cancelliere John Healy, ex ministro della Difesa, ha parlato del 3% «nella prossima legislatura», che potrebbe concludersi anche nel 2034. Le attuali previsioni di spesa non porterebbero la difesa britannica oltre il 2,7% in questo decennio.

Anche sul piano degli organici il margine appare stretto. L’esercito conta 73.500 militari, il livello più basso dal 1823 secondo dati del ministero della Difesa, mentre in Ucraina si trovano più di 700.000 soldati russi. Quando nel marzo 2025 si discusse della «coalizione dei volenterosi» per una forza di pace in Ucraina, le forze armate britanniche furono giudicate troppo impegnate per partecipare senza ridurre altre attività. Un parlamentare della commissione Difesa ha riferito a Proud che il Paese farebbe fatica a schierare 10.000 uomini.

Sul fronte interno, Proud segnala una campagna per preparare l’opinione pubblica. Lo Spectator ha proposto di reintrodurre il servizio nazionale obbligatorio per i diciottenni, senza spiegare come finanziarlo, se non, ipotizza l’autore, con tagli ai sussidi. È la faglia tra cannoni e burro che a suo avviso attraversa anche Germania e Francia. Le proteste francesi riguarderebbero lo stato della scuola, quelle tedesche il costo della vita, e le parole di Annalena Baerbock sul sostegno a Kiev «a prescindere da ciò che pensano gli elettori» spiegherebbero in parte la crescita di Alternative für Deutschland (AfD).

I sondaggi citati vanno nella stessa direzione. Secondo Ipsos il 48% dei britannici non combatterebbe «in nessuna circostanza» e solo il 36% potrebbe essere disposto a farlo, con la maggiore disponibilità tra gli over 55. Il governo ha intanto portato a 65 anni l’età entro cui i riservisti possono essere richiamati. L’indagine 2026 del British Foreign Policy Group indica che il 52% non vorrebbe e il 58% non sarebbe in grado di combattere, con un’inclinazione analoga verso le fasce più anziane.

Proud contesta anche le parole del capo di stato maggiore dell’esercito, Sir Roland Walker, secondo cui i cittadini devono acconsentire a sacrifici per dare priorità alla difesa. Le considera un’esortazione alla coscrizione da parte di un ufficiale in servizio e si associa al giudizio dello storico Peter Hitchens, per il quale non spetta ai militari sostenere questa tesi. Più liquidatorie le osservazioni su GB News, secondo cui le voci filorusse andrebbero incarcerate: per l’autore, pura retorica.

Resta inoltre irrisolto, nota Proud, il luogo in cui le truppe britanniche dovrebbero incontrare quelle russe. Le ipotesi sono l’Ucraina, dove Londra non è entrata dal 2014, oppure un Paese NATO attaccato, senza che vi siano prove di un’intenzione russa in tal senso. La proposta è la diplomazia, meno costosa e meno rischiosa. Al G20 dei ministri degli Esteri di Atlanta, invece, Ed Miliband ha detto a Sergej Lavrov che non sta vincendo la guerra, e la foto di gruppo è stata annullata perché britannici ed europei non volevano comparire accanto al ministro russo. Per l’autore, una condotta da ragazzini in cortile.

Il commento di GrNet.it

Sono 73.500 gli effettivi dell’esercito britannico citati da Proud, e il dato, attribuito al ministero della Difesa di Londra, dice più dei 1.000 giorni di Streeting, perché misura ciò che esiste e non ciò che si annuncia. Il pezzo resta però un commento di parte, e un avvertimento ripetuto può servire anche come deterrenza, non solo come preparazione psicologica a un conflitto. I sondaggi di Ipsos e del British Foreign Policy Group, poi, misurano cose diverse, la disponibilità a combattere in un caso e la capacità di farlo nell’altro, e andrebbero letti con questa cautela. Per l’Italia resta aperto il nodo tra spesa militare e spesa sociale che l’autore vede in Germania e Francia, e prima ancora delle percentuali di PIL conviene chiedersi quali missioni concrete le forze armate dovrebbero essere pronte a svolgere.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 3 novembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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