Iran e Russia, la guerra avvicina Teheran a Mosca

Dalla fine del 2022 una parte della dirigenza iraniana si interroga sui ritorni del sostegno dato alla guerra russa in Ucraina, e quel dubbio ha condizionato per anni i rapporti con Mosca. Secondo un commento di Chatham House pubblicato il 2 novembre 2026, il conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e Iran dall’altro, iniziato il 28 febbraio, sta rovesciando quel giudizio. La Russia è percepita in misura crescente come un partner per la sopravvivenza militare, la ricostruzione postbellica e la deterrenza di lungo periodo.
In ottobre si sono tenuti tre incontri ad alto livello. L’8 ottobre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha visto Vladimir Putin in Turkmenistan, a margine di vertici regionali, e i due hanno ribadito la volontà di approfondire i legami in quasi ogni settore. Il 19 ottobre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è stato a Teheran, per la prima volta dall’inizio della guerra, e ha incontrato Pezeshkian, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Al centro dei colloqui energia, trasporti e il partenariato strategico globale firmato nel gennaio 2025.
Al termine, Araghchi ha dichiarato che mai nella storia i due Paesi avevano lavorato così a stretto contatto. Il 27 ottobre Pezeshkian è stato a Mosca per il Forum dei Paesi esportatori di gas e ha ringraziato Putin per il sostegno politico ed economico. Putin ha indicato un aumento degli scambi bilaterali del 10,4 per cento nei primi otto mesi del 2026 e ha confermato i progetti in corso, tra cui la centrale nucleare di Bushehr, dove Rosatom ha annunciato di voler portare a 200 il numero dei propri operai, dopo aver evacuato il personale all’inizio del conflitto.
Fatta eccezione per il dossier nucleare, osservano gli autori, la sostanza degli incontri non si discosta dagli scambi precedenti. Cambia il tono pubblico dei vertici politici e della sicurezza iraniani, segno di una valutazione più favorevole del valore strategico russo, che non implica però un mutamento di opinione in tutti i decisori.
Quella cautela ha radici precise. Teheran ha fornito a Mosca migliaia di droni, tra cui Shahed-131 e Shahed-136, negando in pubblico ogni coinvolgimento nel conflitto ma ammettendo invii precedenti all’invasione su larga scala. Documenti trapelati indicano un accordo russo da circa 290.000 dollari a drone per 2.000 Shahed-136, senza chiarire quanto sia stato pagato. L’Iran avrebbe inoltre contribuito a creare impianti produttivi in Russia, dove si fabbrica la variante Geran-2. Nel 2022 Stati Uniti e Unione europea hanno risposto con nuove sanzioni, e un ex comandante navale dell’IRGC ha parlato di una Russia che avrebbe voluto trascinare l’Iran nel conflitto. Nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025 Mosca non è intervenuta in modo significativo e non ha consegnato sistemi avanzati, come i caccia Su-35 che Teheran dichiarava di aver acquistato.
Il conflitto in corso ha spostato i termini del confronto interno. Secondo diversi resoconti, la Russia ha passato all’Iran informazioni sulle posizioni militari statunitensi, immagini satellitari utili all’individuazione degli obiettivi e componenti di armamenti. L’effetto reale sul campo resta difficile da stimare, ma le evidenze, notano gli autori, contraddicono l’affermazione di Donald Trump secondo cui Mosca e Pechino non starebbero aiutando Teheran. L’esperienza rafforza la corrente della sicurezza favorevole a Mosca, già sostenuta dal defunto presidente Ebrahim Raisi, che indica nella cooperazione un mezzo per aggirare le sanzioni, uscire dall’isolamento e contrastare le pressioni occidentali.
Nel breve periodo, assistenza tecnica e componenti potrebbero aiutare l’Iran a sostenere capacità logorate da mesi di combattimenti, mentre competenze russe servirebbero a ricostruire difese aeree, infrastrutture missilistiche e industria della difesa. L’intelligence consentirebbe di seguire i mezzi statunitensi. Il valore maggiore si avrebbe in caso di nuova escalation, senza però modificare in modo sostanziale gli equilibri a favore di Teheran.
A medio termine, a guerra conclusa, la collaborazione proseguirebbe su difesa aerea, droni e tecnologia missilistica. La capacità russa è limitata dal conflitto in Ucraina e dalla pressione sull’industria bellica, ma anche trasferimenti selettivi, come componenti di ricambio per gli S-300 o tecnologie di guerra elettronica, accelererebbero il recupero della deterrenza iraniana.
Sul lungo periodo l’esito di maggior peso potrebbe essere l’istituzionalizzazione della cooperazione militare. Teheran resterà diffidente verso la tendenza russa a privilegiare i propri interessi e verso l’assenza di una garanzia di sicurezza vincolante, ma il rapporto entrerà sempre più nella pianificazione, negli acquisti e nella cooperazione industriale. La guerra non ha fatto di Mosca un garante affidabile, concludono gli autori, ma ne ha fatto una componente più duratura della strategia di sicurezza iraniana, e quindi un legame più difficile da invertire, chiunque governi.
Il commento di GrNet.it
Il calore delle dichiarazioni di ottobre dice poco su ciò che Mosca consegna davvero. Sono documentati, perché dichiarati dai due governi, l’aumento degli scambi del 10,4 per cento e l’annuncio di Rosatom su Bushehr, mentre intelligence, immagini satellitari e componenti poggiano su «diversi resoconti» e lo stesso commento ammette che l’effetto sul campo è difficile da valutare. Pesa anche il precedente dei Su-35 pagati e mai consegnati, che invita a tenere separato l’annuncio dalla fornitura. Per chi guarda al Mediterraneo, l’indicatore più utile potrebbe essere la comparsa, se mai avverrà, di ricambi per difesa aerea e guerra elettronica, più che il tono delle visite.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 2 novembre 2026






