Bandera divide Kyiv e Varsavia, con ricadute sul sostegno all’Ucraina

Un’unità militare ucraina intitolata agli “Eroi dell’UPA”, decisa a giugno dal presidente Volodymyr Zelensky, ha riacceso una tensione tra Kyiv e Varsavia che si trascina da mesi: lo ricostruisce Molly O’Neal in un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft, think tank statunitense di orientamento realista. L’Insurgent Army ucraina, braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, è tuttora oggetto di memorie contrapposte nei due paesi, e la scelta di Zelensky ha innescato una reazione immediata da parte polacca.
Il presidente Karol Nawrocki ha revocato a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, onorificenza per l’amicizia polacco-ucraina conferitagli nel 2023 dall’allora presidente Andrzej Duda. In primavera Zelensky aveva già rafforzato la linea commemorativa facendo riseppellire con onori militari le spoglie rimpatriate di Andriy Melnyk, dirigente dell’OUN, e annunciando un pantheon dedicato agli eroi nazionali ucraini: «Nessuno può dirci quali eroi onoreremo», ha dichiarato.
La controversia, spiega l’autrice, ha ricadute dirette sul sostegno polacco allo sforzo bellico ucraino. L’opposizione di destra populista ha contestato la decisione del governo centrista di trasferire a Kyiv un numero limitato di missili intercettori Patriot, sostenendo che la difesa territoriale polacca dovrebbe avere priorità. Il tema entrerà nella campagna per le elezioni parlamentari polacche, previste entro ottobre 2027.
Al centro dello scontro storico c’è la strage di Volinia: tra il 1943 e il 1945 le forze dell’UPA uccisero, secondo le stime riportate nell’articolo, circa 100.000 polacchi e appartenenti ad altre minoranze nella regione. Nel 2016 il parlamento polacco ha qualificato l’episodio come genocidio, istituendo l’11 luglio come giornata nazionale di commemorazione. L’Ucraina, di contro, presenta l’azione dell’OUN-UPA come lotta per l’indipendenza contro le mire territoriali dell’URSS, ma anche della Polonia e infine della Germania, e definisce la violenza anti-polacca in Volinia come “decolonizzazione”.
La figura del comandante dell’UPA Stepan Bandera resta condannata in Israele, Polonia e Russia per i massacri di ebrei a Kyiv e nell’area orientale della Polonia/occidentale dell’Ucraina. Dichiarato eroe nazionale nel 2010 dall’allora presidente Viktor Yushchenko, il riconoscimento fu annullato l’anno successivo da un tribunale ucraino; resta però tuttora venerato da settori della destra nazionalista ucraina.
Gli Istituti di Memoria Nazionale di entrambi i paesi, guidati da figure nazional-populiste — lo stesso Nawrocki ha presieduto quello polacco dal 2021 al 2025 — alimentano narrazioni che escludono ogni ammissione di responsabilità. Sul piano elettorale, la questione trova terreno fertile tra gli elettori polacchi di destra, anche in relazione a un crescente insofferenza verso l’1,6 milioni di rifugiati ucraini presenti nel paese. La disputa incide inoltre sul percorso di adesione ucraina all’Unione europea: il vice primo ministro e ministro della difesa Kosiniak-Kamysz ha ribadito che l’Ucraina non potrà entrare nell’UE «sotto la bandiera di Bandera».
Il commento di GrNet.it
Centomila vittime stimate a Volinia tra il 1943 e il 1945 restano un dato che nessuna alleanza militare può derubricare a dettaglio storico, e la vicenda ricordata da Responsible Statecraft mostra quanto la memoria pubblica possa condizionare decisioni operative concrete come il trasferimento di sistemi Patriot. Per un osservatore con esperienza in ambito NATO, colpisce la fragilità di un sostegno che si presume solido solo perché dettato dalla minaccia comune: la Polonia resta un nodo logistico essenziale per i rifornimenti a Kyiv, e una frizione politica interna può tradursi in ritardi o limitazioni concrete sul fronte. Vale la pena notare che l’Italia, pur non avendo un contenzioso storico paragonabile con l’Ucraina, non è immune da dinamiche simili quando la retorica identitaria di un paese partner interferisce con la coerenza di una coalizione. La lezione principale non riguarda solo Varsavia e Kyiv, ma la tenuta stessa dei fronti di sostegno quando le priorità nazionali, storiche o territoriali, tornano a prevalere sulla solidarietà dichiarata.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 21 agosto 2026




