Industria della DifesaOsservatorio Strategico

Rosatom non è più solo energia civile, ma fornitore militare di Mosca

Ad Ankara, a fine giugno, i leader NATO riuniti per il trentaseiesimo summit dell’Alleanza hanno ribadito la minaccia di lungo periodo rappresentata dalla Russia e rinnovato il sostegno a Kyiv. A un’ora di volo da lì, sulla costa mediterranea turca, gli operai completavano il primo dei quattro reattori della centrale nucleare di Akkuyu, di proprietà e gestione di società controllate da Rosatom, la corporazione statale russa per l’energia atomica. È da questo contrasto che partono Oleksandr V. Danylyuk e Darya Dolzikova in un commento pubblicato da RUSI (Royal United Services Institute), secondo cui l’Europa continua a trattare Rosatom come un semplice fornitore civile mentre l’azienda è diventata un pilastro della produzione militare russa.

Gli autori ricordano che Rosatom gestisce da sempre il complesso nucleare militare russo: secondo dati SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) relativi al 2016, circa il 38% dei 250.000 dipendenti dell’azienda lavorava in strutture legate agli armamenti nucleari, tra cui gli istituti di ricerca di Sarov e Snezhinsk e il complesso di Mayak. Ma, sostengono gli autori citando analisi dell’intelligence ucraina, il contributo di Rosatom va oltre: la controllata JSC Vladimir Production Association Tochmash, già sanzionata dall’Unione europea, sarebbe il principale produttore di munizioni per i carri T-90M, mentre lo stabilimento Chepetsk Mechanical fabbricherebbe i proiettili perforanti Svinets-1/2 a uranio impoverito.

Il rapporto richiama anche le dichiarazioni pubbliche dei vertici Rosatom: nell’aprile 2026 il direttore dell’istituto RFNC-VNIIEF, Valentin Kostyukov, ha affermato in un’intervista a Rossiya-24 che l’ente produce oltre 100.000 testate per drone all’anno, mentre l’amministratore delegato Aleksey Likhachev ha confermato l’adempimento integrale dell’ordine statale di difesa, sia nucleare che convenzionale, per il 2025.

Nonostante ciò, secondo dati Eurostat citati nell’analisi, nel 2025 i paesi dell’Unione europea hanno importato dalla Russia oltre 312 milioni di euro di uranio arricchito, 465 milioni di euro in assiemi di combustibile nucleare e 4 milioni in componenti per reattori, cifre che seguono i 170, 527 e 19 milioni registrati nel 2024. Gli autori segnalano che l’iniziativa REPowerEU, lanciata nel 2022, punta a limitare le importazioni di materiali nucleari russi ma senza una scadenza vincolante, e che solo alcune entità collegate a Rosatom sono state sanzionate individualmente, senza un divieto complessivo sulle attività della corporazione in Europa.

Il caso ungherese viene citato come esempio di persistente dipendenza: la centrale di Paks continua a essere ampliata con due nuovi reattori Rosatom, finanziati per l’80% da un prestito statale russo da 10 miliardi di euro, con la cerimonia di avvio lavori tenutasi nel febbraio 2026. Gli autori propongono un cambio di approccio: sanzionare Rosatom nella sua interezza, e non le singole controllate, prevedendo licenze eccezionali strette, temporanee e revocabili solo per casi di sicurezza nucleare o interessi critici legati all’Ucraina.

Il commento di GrNet.it

Un’azienda che produce combustibile per centrali europee e, nello stesso tempo, munizioni per i carri che avanzano in Ucraina non può essere trattata con lo stesso regime normativo riservato a un fornitore civile. L’analisi di RUSI mette a nudo una contraddizione che la diplomazia europea ha finora preferito gestire per compartimenti stagni, sanzionando singole controllate senza toccare la capogruppo. Per l’Italia, priva di reattori attivi ma inserita nelle catene di fornitura europee del settore nucleare tramite partecipazioni industriali e accordi bilaterali di alcuni partner, la questione non è astratta: ogni deroga concessa altrove a Rosatom finisce per legittimare l’accesso della corporazione ai mercati e alle tecnologie occidentali nel loro insieme. La finestra temporale indicata dagli autori, legata agli equilibri politici a Budapest e Parigi, avverte che il margine per agire in modo coordinato si sta restringendo.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 28 luglio 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio