MediterraneoOsservatorio Strategico

Ceuta, il ricatto migratorio che serve a Israele e Washington contro Madrid

Nel 2021 Rabat fu accusata di aver allentato deliberatamente i controlli di frontiera per punire la Spagna, dopo che Madrid aveva criticato il riconoscimento da parte di Trump della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, concesso in cambio dell’adesione del Marocco agli Accordi di Abramo con Israele. Cinque anni dopo, secondo un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft dal Quincy Institute a firma di Sarah Leah Whitson, lo schema si ripete: quasi 60.000 migranti hanno attraversato a nuoto o a piedi il confine con Ceuta, la piccola enclave spagnola sulla punta dell’Africa, mentre le forze di sicurezza marocchine sembravano essersi allontanate dai propri posti.

L’autrice richiama precedenti analoghi: l’incursione di 6.000 persone a Ceuta e Melilla nel 2021, e le pressioni esercitate da Rabat su Parigi, che nel 2020 dovette concedere un pacchetto di scambi commerciali e investimenti per ottenere l’accettazione dei rimpatri di minori marocchini non accompagnati. Anche l’Unione Europea, ricorda l’articolo, ha più volte ricompensato il Marocco con centinaia di milioni di euro di aiuti, da ultimo nell’ambito del Patto sulla Migrazione del 2024.

Ciò che cambia questa volta, secondo Whitson, sono i beneficiari politici dell’episodio: Israele e Stati Uniti. Il rapporto della Camera statunitense sulle appropriazioni per il 2027, approvato a luglio, definisce Ceuta e Melilla “territorio marocchino”, sollecitando il Dipartimento di Stato ad aprire un confronto sul loro “status futuro”. Già nel 2019 Yair Netanyahu, figlio del primo ministro israeliano, aveva pubblicato su X una mappa delle due enclavi invitando arabi e musulmani a “liberare le terre islamiche occupate”; a marzo l’analista neoconservatore Michael Rubin aveva esplicitamente incitato il Marocco a una nuova “Marcia Verde” su Ceuta e Melilla.

L’articolo colloca l’episodio nel contesto dello scontro tra il premier spagnolo Pedro Sánchez e i governi di Washington e Tel Aviv: negli ultimi tre anni Madrid ha imposto embarghi sulle armi e sul commercio con gli insediamenti israeliani, ha impedito l’attracco di navi cargo statunitensi cariche di armamenti per Israele e di una nave da guerra israeliana (entrambe hanno infine attraccato in porti marocchini), e ha negato agli Stati Uniti l’uso di basi militari congiunte in territorio spagnolo per operazioni contro l’Iran. Trump ha minacciato un embargo commerciale totale contro la Spagna, che dipende da Washington per il 30% delle importazioni di gas e il 20% di quelle di petrolio; Israele ha ritirato il proprio ambasciatore da Madrid nel 2024 ed escluso la Spagna dal Centro di coordinamento civile-militare su Gaza.

Dopo l’incursione, funzionari e commentatori israeliani e statunitensi hanno intensificato gli attacchi retorici contro Sánchez: l’ambasciatore israeliano a Washington Danny Danon ha invitato Madrid a spiegare le proprie “enclavi coloniali” africane, il vicepresidente J.D. Vance ha parlato di conseguenze delle “politiche globaliste di sinistra”, mentre Trump ha ammonito che “tra tre anni toccherà a noi”. Il Marocco non ha rilasciato dichiarazioni formali sul proprio ruolo nell’episodio, ma entro il 31 luglio aveva rafforzato il presidio dell’enclave e organizzato il rientro di 48.000 migranti.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non affronta un punto che riguarda direttamente la sponda sud del Mediterraneo europeo: se il controllo delle frontiere esternalizzato a un partner nordafricano può essere riattivato o disattivato come leva negoziale, la vulnerabilità non è solo spagnola. L’Italia ha costruito con la Tunisia e la Libia un’architettura di gestione dei flussi altrettanto dipendente dalla volontà politica della controparte, priva di meccanismi che ne rendano prevedibile il comportamento in caso di crisi diplomatica bilaterale. Il precedente di Ceuta mostra che la leva migratoria può essere attivata non solo per contenziosi diretti, come il Sahara Occidentale, ma anche per dossier di politica estera più ampi, in questo caso la postura su Gaza e Iran. Per Roma la domanda operativa è se le proprie intese con i paesi di transito reggerebbero a una frizione analoga su temi che esulano dal controllo delle frontiere in senso stretto.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 5 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

Redazione di GrNet.it, network di informazione su sicurezza e difesa attivo dal 2007. Segue quotidianamente le notizie e gli approfondimenti su Forze di Polizia, Forze Armate, scenari internazionali, normativa e concorsi del comparto sicurezza.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio