Guardia di Finanza

Dieci indagati per abusi di mercato e frodi societarie a Milano

La Guardia di Finanza esegue ordinanza cautelare: due in carcere, otto con divieti professionali. Coinvolte società quotate e oltre 30 milioni di euro

Milano, 22 settembre 2026. I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito stamattina un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano, su coordinamento della Procura della Repubblica milanese. L’ordinanza riguarda dieci indagati: due sono stati sottoposti a custodia in carcere, mentre otto hanno ricevuto misure interdittive che vietano loro di esercitare professioni contabili e di ricoprire uffici direttivi in persone giuridiche e imprese per dodici mesi.

Il provvedimento è stato emesso dopo gli interrogatori preventivi del 11 settembre 2026. Gli indagati sono accusati di manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazione di erogazioni pubbliche. La Procura ha contestato anche illeciti amministrativi da reato secondo il Decreto Legislativo 231/2001.

Secondo le indagini, svolte anche con la collaborazione della Consob, l’amministratore delegato e il direttore generale di società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti, avrebbero sottoscritto fittizi aumenti di capitale, drenato liquidità dalle società, raccolto fondi attraverso finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi, e utilizzato in modo distorto Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (POC) per oltre 30 milioni di euro.

Le società quotate avevano stipulato contratti di finanziamento con una società inglese che avrebbe fornito liquidità in cambio di azioni. Le indagini hanno accertato che il sottoscrittore era in realtà una società italiana le cui quote sono state sequestrate, e che la liquidità proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato e dalle medesime società quotate. Con questo schema, secondo l’accusa, gli indagati avrebbero ottenuto vantaggi economici dalla vendita di nuove azioni e dall’incasso di commissioni, ingannando e danneggiando il mercato.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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