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Il cambiamento climatico è la principale minaccia alla sicurezza europea

Secondo un’analisi di Chatham House, il cambiamento climatico ha ormai assunto il ruolo di principale rischio sistemico per la sicurezza europea. Nessun’altra minaccia, sostiene il think tank londinese, colpisce contemporaneamente così tanti paesi, popolazioni e sistemi critici come le ondate di calore estremo, la siccità e gli incendi boschivi che hanno segnato l’estate 2026.

I numeri citati nell’analisi sono consistenti: l’ondata di calore di giugno avrebbe causato circa 10.000 morti in eccesso e distrutto circa 9 milioni di tonnellate del raccolto europeo. Dall’inizio dell’anno sono bruciati oltre 600.000 ettari tra terreni e foreste, con centinaia di migliaia di evacuati. Il calo dei livelli fluviali ha inoltre costretto alcuni reattori nucleari a fermarsi per mancanza di acqua di raffreddamento, con ricadute sulle catene di approvvigionamento energetico.

Un capitolo specifico dell’analisi riguarda quello che viene definito «terrorismo climatico»: condizioni di siccità prolungata trasformano interi territori in quella che il primo ministro britannico Andy Burnham ha descritto come una polveriera, rendendo un singolo atto doloso capace di innescare evacuazioni di massa e mandare in sofferenza i servizi di emergenza. In Francia sono state arrestate circa 500 persone sospettate di aver appiccato incendi, e secondo il ministero dell’Interno circa il 70 per cento dei fermati al 30 luglio era accusato di dolo. L’analisi ricorda inoltre che attacchi russi con droni hanno più volte innescato incendi boschivi in Ucraina, incluso nella zona di esclusione di Chernobyl e a Zhytomyr, nel maggio 2026.

Sul piano militare, il rapporto segnala che le forze armate europee vengono impiegate sempre più spesso per combattere incendi, rinforzare le difese contro le alluvioni, sostenere evacuazioni e ripristinare infrastrutture critiche, sottraendo personale e capacità logistica ad altri compiti di sicurezza. Secondo il Council on Strategic Risks, solo tra giugno e luglio i militari sono stati impiegati oltre trenta volte in risposta a incendi in tutta Europa; la Spagna ha schierato più di 1.200 militari e 400 veicoli per un singolo grande incendio, mentre nel Regno Unito circa 200 militari erano al lavoro contro i roghi nel Galles del sud.

Chatham House richiama anche la valutazione della NATO Science and Technology Organization del gennaio 2026, che riconosce il cambiamento climatico come «problema sistemico» e chiede un aggiornamento del Climate Change and Security Action Plan del 2021. Il think tank propone quattro linee d’azione per un approccio europeo alla sicurezza climatica: rafforzare la preparazione contro gli incendi, considerare la spesa climatica come investimento di sicurezza nell’ambito dell’impegno NATO al 5 per cento del PIL entro il 2035, accelerare la decarbonizzazione e coinvolgere la popolazione nella resilienza sociale.

Quanto ai costi, l’analisi stima un fabbisogno di investimento per l’adattamento climatico di circa 70 miliardi di euro l’anno nell’Unione Europea fino al 2050, e di circa 11 miliardi di sterline l’anno nel Regno Unito. Cifre giudicate modeste rispetto ai 45 miliardi di euro di perdite dirette annue registrate nell’UE tra il 2020 e il 2024, e ai 60-260 miliardi di sterline che il Regno Unito rischia di pagare ogni anno entro il 2050 in caso di adattamento insufficiente.

Il commento di GrNet.it

L’analisi trascura un punto che pesa per l’Italia più che per altri paesi europei: la dimensione mediterranea del rischio, dove siccità, incendi e pressione migratoria si sommano in un’unica area operativa già oggi. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e le Forze Armate italiane conoscono da anni la logica dell’impiego duale per il contrasto agli incendi boschivi, ma il salto proposto da Chatham House è diverso: trattare la resilienza climatica come voce di spesa per la difesa, non come capitolo separato della protezione civile. Per un paese esposto a stagioni di incendi sempre più lunghe e a un possibile stress idrico su impianti civili e militari, la questione non è teorica. Resta da capire se la componente dell’1,5 per cento di spesa allargata concordata all’Aja possa davvero includere prevenzione degli incendi e resilienza delle infrastrutture senza scontrarsi con le priorità di riarmo convenzionale già in agenda.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 18 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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