Indo-Pacifico ed Euro-Atlantico: sicurezza non più indivisibile ma unica

Soldati nordcoreani in marcia sulla Piazza Rossa a Mosca per la parata del Giorno della Vittoria in Europa del 2026: l’immagine, ricorda l’analista Philip Shetler-Jones in un commento pubblicato dal Royal United Services Institute (RUSI), fotografa un legame che un tempo sarebbe parso incongruo e che oggi è diventato normale amministrazione.
La tesi centrale del commento è che i conflitti in Europa, Medio Oriente e potenzialmente Asia non restano paralleli ma tendono a fondersi, come accadde negli anni Trenta quando la guerra giapponese in Cina e quella tedesca in Europa confluirono nella Seconda guerra mondiale. Shetler-Jones individua cinque meccanismi ricorrenti: la guerra prolungata genera coalizioni di sostegno basate su obiettivi strategici comuni; queste coalizioni innescano contro-coalizioni speculari; anche un coordinamento imperfetto tra alleati produce effetti reciproci che alterano l’andamento dei teatri di guerra; le valutazioni del rischio, anche prima dello scoppio delle ostilità, impongono scelte che restringono i margini di manovra futuri; infine, la logica del nemico comune può prolungare i conflitti anziché risolverli.
L’autore applica questo schema all’attualità: l’amicizia «senza limiti» annunciata da Xi Jinping e Vladimir Putin nel febbraio 2022, poco prima dell’invasione russa dell’Ucraina, e il successivo coinvolgimento di Iran e Corea del Nord nel sostegno a Mosca, hanno alimentato l’ipotesi di un «Asse CRINK». Di rimando, si sono formate coalizioni opposte: la Corea del Sud ha aumentato le esportazioni di armi verso l’Europa, il Giappone valuta un maggiore coinvolgimento a fianco dell’Ucraina nonostante il costo sui rapporti con Mosca, e Taiwan sostiene silenziosamente Kyiv attraverso l’export di droni verso Polonia e Cechia, secondo dati del Research Institute for Democracy, Society, and Emerging Technology (DSET) taiwanese.
Il rapporto richiama anche episodi concreti di interdizione: il 26 luglio 2026 il ministro degli Esteri iraniano ha accusato Zelensky di aver attaccato una nave commerciale iraniana, sospettata di trasportare componenti missilistici russi verso Teheran; Kyiv ha replicato definendo l’Iran complice dell’aggressione russa. Nel maggio 2026 Washington ha sanzionato entità che fornivano all’Iran immagini satellitari per colpire basi statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait, mentre Zelensky ha denunciato una nuova assistenza russa all’Iran, comprensiva di sorveglianza satellitare su basi americane nella regione.
Sul piano industriale, Shetler-Jones osserva come programmi come AUKUS e il Global Combat Air Program (GCAP), che lega Regno Unito, Italia, Giappone e Australia, creino dipendenze tecnologiche di lungo periodo che restringono lo spazio per l’ambiguità strategica, sul modello delle difficoltà incontrate da Turchia e India nel far convivere sistemi occidentali e russi.
Il commento si chiude con un interrogativo posto dal Segretario generale della NATO Mark Rutte il 5 luglio 2025: se la Cina attaccasse Taiwan chiedendo a Mosca di aprire un secondo fronte contro un paese NATO, quanti alleati europei accetterebbero un accordo con Pechino per evitare di combattere.
Il commento di GrNet.it
Il parallelo storico proposto da RUSI regge fino a un certo punto: negli anni Trenta le potenze si mossero senza armi nucleari e senza le dipendenze industriali che oggi legano filiere di componenti, software e capitale tra continenti diversi. Per l’Italia, coinvolta nel GCAP con Regno Unito e Giappone, la domanda non è teorica: un’interruzione delle catene di fornitura innescata da una crisi a Taiwan avrebbe ripercussioni dirette sui programmi aerospaziali nazionali, non solo su quelli asiatici. Resta poi il nodo posto da Rutte, che riguarda la coesione della NATO più che la sua postura verso l’Indo-Pacifico: se un attacco cinese a Taiwan si accompagnasse a pressioni russe su un fianco europeo, la tenuta dell’alleanza si misurerebbe sulla disponibilità di ciascun paese membro a considerare i due fronti come un problema unico. È un’ipotesi che l’analisi lascia aperta, ma che meriterebbe di entrare nella pianificazione italiana con maggiore esplicitezza.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 17 agosto 2026




