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Un’Europa autonoma dalla NATO conviene anche a Washington

Dal 2014, con l’annessione russa della Crimea, gli europei hanno mostrato una riluttanza persistente a impegnarsi militarmente per la difesa reciproca: nel 2020 un sondaggio del Pew Research Center registrava una maggioranza contraria, 50% a 38%, all’idea di difendere un paese alleato in caso di attacco russo, con punte del 66% di contrari in Grecia. È da questo scenario di dipendenza consolidata che muove l’analisi di Doug Bandow per Quincy Institute, secondo cui l’attuale spinta della NATO verso una difesa europea più autonoma, per quanto innescata dalle pressioni dell’amministrazione Trump, produrrebbe benefici netti per gli Stati Uniti.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha osservato che gli europei stanno già colmando gli spazi lasciati scoperti dalle promesse americane venute meno. Bandow richiama anche l’avvertimento di Fareed Zakaria: con l’aumento della spesa militare, il continente diventerà meno dipendente da Washington e meno deferente nei suoi confronti, un esito che l’establishment di politica estera statunitense osserverebbe con preoccupazione.

L’autore riconosce che il processo comporterà difficoltà concrete: il coordinamento tra le forze armate di oltre venti paesi dell’Unione Europea con prospettive spesso divergenti, il ritorno della Germania come potenza militare rilevante, e il rischio che la Russia percepisca come minaccia crescente la retorica europea sulla possibilità di un conflitto, reagendo con un ulteriore riarmo.

Nonostante ciò, secondo Bandow i vantaggi per Washington supererebbero i costi. La dipendenza militare europea ha finora scoraggiato la cooperazione reciproca tra gli stati del continente e ha favorito comportamenti irresponsabili anche sul piano economico: l’anno scorso l’Unione Europea ha accettato le condizioni commerciali imposte da Trump, e il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha collegato esplicitamente quella scelta a considerazioni di sicurezza e al contesto geopolitico. Il columnist del Financial Times Janan Ganesh ha posto la questione in termini di bilancio: un continente meglio armato richiederebbe tagli al welfare.

Se gli europei non potranno più contare sull’ombrello militare statunitense, sostiene l’autore, saranno spinti a snellire le regole interne, a respingere richieste americane onerose e a contrapporsi più direttamente a future amministrazioni interventiste. Un beneficio ulteriore, secondo Bandow, sarebbe la riduzione della capacità di Washington di intervenire in altre aree del mondo: se la Russia smettesse di essere percepita come minaccia esistenziale, gli Stati Uniti potrebbero ridimensionare l’impegno bellico e la struttura di forza collegata, liberando risorse.

Bandow richiama gli errori della politica estera americana dal dopo Guerra Fredda, da Somalia a Iraq e Afghanistan, citando la stima di quasi 5 milioni di morti nel quarto di secolo di Guerra al Terrorismo secondo i Costs of War della Brown University. Cita infine la massima di Lord Acton sul potere che corrompe, applicandola alla condotta statunitense nel periodo unipolare: un’Europa più forte e autonoma, conclude, potrebbe costituire un limite utile a quel potere.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non affronta un nodo che riguarda direttamente Roma: un disimpegno militare americano dal continente non produce automaticamente coordinamento tra ventisette eserciti nazionali, ma può altrettanto facilmente produrre frammentazione, con i paesi mediterranei meno attrezzati a colmare da soli il vuoto lasciato dagli Stati Uniti rispetto a quelli del fianco orientale, già più avanti nel riarmo. Il dato del sondaggio Pew citato da Bandow, con la Grecia al 66% di contrari a difendere un alleato, segnala una fragilità di consenso che in Italia non è mai stata misurata con altrettanta chiarezza. Un’autonomia strategica europea reale richiederebbe non solo più spesa, ma una catena di comando credibile e condivisa, terreno su cui l’Unione Europea non ha ancora mostrato progressi paragonabili a quelli finanziari. Vale la pena chiedersi se l’Italia stia pianificando per uno scenario di minore presenza statunitense o continui a ragionare come se l’ombrello resti garantito a prescindere dalle scelte di Washington.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 19 agosto 2026

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