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Armi nucleari cinesi: Trump e Xi eviteranno il tema al vertice

Secondo un’analisi pubblicata da Chatham House, il vertice tra il presidente Donald Trump e il presidente Xi Jinping in programma questa settimana affronterà questioni nucleari di grande rilevanza, ma con prospettive limitate di accordo sui temi più spinosi. La Cina sta espandendo e modernizzando il proprio arsenale nucleare su una scala senza precedenti tra i firmatari del Trattato di non proliferazione nucleare, mentre il progetto di difesa missilistica Golden Dome annunciato da Trump nel 2025 rischia di alimentare una nuova corsa agli armamenti.

I negoziatori americani desiderano affrontare l’aumento degli arsenali nucleari cinesi, ma Pechino ha già comunicato che non intende discuterne. Un accordo su limiti nucleari al vertice è quindi altamente improbabile, così come una discussione sui piani di espansione nucleare cinese. Tuttavia, l’analisi identifica aree dove il progresso potrebbe essere possibile, spostandosi dal terreno tradizionale delle armi nucleari verso questioni tecnologiche emergenti.

Un approccio promettente consiste nel condividere valutazioni delle minacce relative a nuovi sistemi militari e tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, e come gli investimenti in questi settori influenzino le preoccupazioni sui percorsi verso l’escalation nucleare. L’amministrazione Trump sarebbe disponibile a discutere di intelligenza artificiale al vertice, creando spazio per ampliare il dialogo oltre il ruolo dell’IA nelle decisioni di lancio nucleare.

Una dichiarazione congiunta del 2024 tra Xi Jinping e il presidente Joe Biden sulla necessità di mantenere gli umani al controllo delle decisioni nucleari, escludendo l’automazione, ha rappresentato un precedente positivo. Trump e Xi potrebbero riaffermare questo impegno e andare oltre, contribuendo al processo di revisione del Trattato di non proliferazione attualmente in corso a New York.

L’analisi suggerisce inoltre l’istituzione di una «linea diretta per l’intelligenza artificiale» tra Washington e Pechino, per affrontare i rischi di errori dell’IA nei protocolli di comunicazione di crisi. Lo spazio rappresenta un altro ambito di dialogo potenziale: entrambe le potenze hanno investito pesantemente in capacità spaziali, e il dominio dello spazio è sempre più centrale alla guerra moderna. Discussioni su minacce emergenti dai sistemi basati nello spazio potrebbero mantenere lo spazio come bene comune globale.

L’analisi identifica tuttavia ostacoli significativi: gli Stati Uniti desiderano che la Cina cessi il sostegno materiale all’Iran e lo pressioni per terminare il conflitto secondo termini americani, ma Pechino non ha mostrato disponibilità. Un’altra questione critica riguarda le accuse americane di test nucleari a basso rendimento condotti dalla Cina, che Pechino nega e che l’Organizzazione preparatoria della Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization non ha potuto sostanziare. Infine, gli alleati asiatici degli Stati Uniti, in particolare Taiwan, osservano con apprensione possibili concessioni su vendite di armi o cambiamenti nel linguaggio americano sull’indipendenza taiwanese.

L’analisi di Chatham House coglie un aspetto cruciale spesso trascurato nei dibattiti sulla deterrenza nucleare: il ruolo dell’intelligenza artificiale come fattore di instabilità strategica. Per l’Italia e la NATO, questo significa che il dialogo tra superpotenze su sistemi autonomi e protocolli di crisi non è un lusso diplomatico, ma una necessità per ridurre i rischi di escalation incontrollata. La proposta di una «linea diretta per l’IA» rispecchia la logica che ha funzionato durante la Guerra fredda con il telefono rosso: riconoscere che certi errori tecnici o fraintendimenti potrebbero essere fatali. Tuttavia, il silenzio sulla questione degli arsenali nucleari cinesi in espansione rimane un vuoto strategico che nessun accordo su IA potrà colmare completamente.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 13 maggio 2026

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