Ferragosto in carcere, il Sappe denuncia sovraffollamento e caldo

De Blasis: «Nelle carceri italiane affollamento al 140%, servono interventi strutturali non passerelle»
Roma, 15 agosto 2026 – Nel giorno di Ferragosto, mentre gran parte del Paese si ferma, nelle carceri italiane continuano a lavorare la Polizia Penitenziaria e a scontare la pena i detenuti, spesso in condizioni difficili. È l’appello del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che richiama l’attenzione sulla situazione degli istituti penitenziari italiani.
«Il carcere non va mai in ferie – sottolinea Giovanni Battista De Blasis, segretario generale aggiunto del Sappe – e il 15 agosto, come a Natale, Capodanno o Pasqua, cancelli, sezioni detentive, piantonamenti, traduzioni e servizi di sorveglianza devono continuare a funzionare 24 ore su 24». A garantire tutto questo sono soprattutto le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, che operano in condizioni ambientali e organizzative estremamente difficili.
Il quadro resta particolarmente critico. Secondo i dati al 30 giugno 2026, 64.773 detenuti sono presenti nei 189 istituti penitenziari italiani, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti. Considerando i posti effettivamente disponibili, stimati in circa 46.400, l’affollamento reale sfiora il 140 per cento.
«Numeri che diventano ancora più pesanti nel cuore dell’estate – prosegue De Blasis – quando il caldo trasforma molte sezioni detentive in ambienti difficilissimi da vivere e da gestire. Celle sovraffollate, temperature elevate, spazi ristretti e carenze di personale alimentano tensione e rendono ancora più gravoso il lavoro della Polizia Penitenziaria».
Il Sappe chiede interventi urgenti e strutturali per affrontare il sovraffollamento, rafforzare gli organici della Polizia Penitenziaria, migliorare le condizioni di lavoro e di detenzione e garantire maggiore sicurezza all’interno degli istituti. «Non servono soltanto le visite istituzionali di Ferragosto – avverte De Blasis – Se il 16 agosto tutto torna esattamente come prima, quelle visite rischiano di diventare semplici passerelle. Il carcere non ha bisogno di fotografie, ma di decisioni».




