Osservatorio StrategicoUcraina

Putin in una zona grigia di vulnerabilità crescente, secondo RUSI

«Vive di tempo preso in prestito». Con questa formula, attribuita al capo dell’intelligence militare svedese Thomas Nilsson e ripresa nell’articolo di David Roche pubblicato dal Royal United Services Institute (RUSI), si apre una riflessione sulla tenuta politica di Vladimir Putin. L’autore, che in un precedente paper dell’ottobre 2025 aveva concluso che il presidente russo disponesse delle risorse per continuare e persino ampliare la guerra in Europa, riconosce ora un deterioramento su tre fronti: economico, militare e sociale.

Roche propone un modello analitico, il Leadership Vulnerability Framework, costruito su tre indicatori misurati su scala decimale: lo stress del sistema economico (Economic System Stress, ESS), il rischio di frammentazione delle élite (Elite Fragmentation Risk, EFR) e un indice dei fattori scatenanti (Trigger Index, TI). Il modello non intende prevedere il collasso di un regime, ma individuare quando una leadership autoritaria entra in una zona storicamente associata a cambi di comando, come accaduto in Venezuela, Egitto, nella Russia del 1998, in Romania nel 1989 e nell’Unione Sovietica del 1991.

L’ESS misura lo scarto tra i dati economici dichiarati da un governo e la realtà osservabile, sul presupposto che un governo mente quando la situazione è grave e teme le reazioni popolari. Oggi l’ESS russo è stimato a circa 7,8, in area di stress elevato, contro un valore di 6,5 registrato un anno prima. L’autore segnala in particolare un “Financial Reality Gap”, cioè la divergenza tra la salute bancaria dichiarata e segnali di tensione reale come sofferenze crescenti, arretrati salariali e difficoltà delle imprese.

L’EFR, salito da 5,8 a 6,9, verifica se l’apparato dirigente continua a sostenere la leadership. Tra gli indicatori più significativi degli ultimi nove mesi, il rapporto cita la crescente visibilità mediatica di critiche alla repressione interna e al “culto di Stalin”, il blackout internet e l’attribuzione pubblica delle difficoltà economiche alla guerra in Ucraina: segnali che, secondo Roche, mostrano come non tutta l’élite sostenga incondizionatamente le politiche in atto.

Il Trigger Index resta invece contenuto, in crescita solo moderata da 3,0 a 3,5, ben sotto i livelli storicamente associati alle grandi transizioni politiche. Tra i potenziali fattori scatenanti indicati figurano la coscrizione, un collasso economico legato a inflazione alimentare e scarsità energetica, una sconfitta militare, la perdita della Crimea o risultati negativi alle prossime elezioni presidenziali e della Duma.

Roche osserva che le perdite russe si attestano tra 1.300 e 1.400 uomini al giorno tra morti e feriti, a fronte di un reclutamento di circa 1.000 unità giornaliere, mentre l’obiettivo dichiarato per il 2026 è di 409.000 reclute. Una coscrizione generale violerebbe il patto sociale con cui Putin ha finora escluso l’élite urbana dagli effetti diretti dell’“operazione speciale”, e potrebbe costituire il punto di rottura.

La conclusione del rapporto è che la Russia si trova in una zona grigia di vulnerabilità crescente, non in una fase di collasso imminente. L’autore avverte tuttavia che un leader indebolito può reagire con maggiore imprevedibilità: l’isolamento crescente rischia di allontanare Putin dalla realtà e di spingerlo, per disperazione, a un’escalation della guerra ibrida contro l’Europa calibrata per non attivare l’articolo 5 della NATO.

Il commento di GrNet.it

Un ufficiale che studia i piani di mobilitazione russi guarderebbe innanzitutto ai numeri del turnover al fronte: 1.300-1.400 perdite al giorno contro 1.000 reclutamenti quotidiani è un rapporto che nessun apparato può sostenere a lungo senza la leva della coscrizione generale, ed è proprio quella soglia politica, più che economica, il vero punto da osservare. Il modello di Roche ha il merito di separare lo stress strutturale, che cresce con costanza, dal fattore scatenante, che resta contenuto: una distinzione utile per non confondere fragilità con imminenza del crollo. Per l’Europa la lettura operativa non è la speranza di un cedimento del Cremlino, ma l’ipotesi opposta, quella di un regime indebolito che alza la posta nella zona grigia sotto la soglia dell’articolo 5, dove la NATO ha meno strumenti di risposta automatica. È un terreno che riguarda direttamente cavi sottomarini, infrastrutture energetiche e spazio aereo dei fianchi orientale e settentrionale, meno il Mediterraneo, ma la postura di deterrenza va calibrata comunque sull’imprevedibilità, non sulla razionalità presunta dell’avversario.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 10 agosto 2026

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