Droni e diplomazia: l’Ucraina punta a diventare partner globale della sicurezza

A Danzica, il 25 giugno, si apre la Ukraine Recovery Conference co-presieduta dal premier polacco Donald Tusk e dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy: per la prima volta nella storia del formato, sicurezza e difesa occupano il centro dell’agenda. È in questo contesto che Chatham House, per voce di Orysia Lutsevych, direttrice dell’Ukraine Forum, fotografa una trasformazione nel posizionamento internazionale di Kyiv che va ben oltre la gestione dell’emergenza bellica.
Il conflitto in Iran ha agito da acceleratore. Quando, alla fine di marzo, i Paesi del Golfo Persico hanno cercato tecnologie di intercettazione per contrastare droni e missili iraniani, Zelenskyy ha colto l’occasione con un tour regionale che si è concluso con la firma di accordi di difesa decennali con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Lutsevych ricorda che, prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente, nessuno di questi Paesi aveva sostenuto Kyiv: la svolta è avvenuta in poche settimane.
I numeri dell’industria bellica ucraina restituiscono la misura del cambiamento strutturale. Dall’inizio dell’invasione su larga scala, la capacità produttiva della difesa è cresciuta di cinquanta volte, consentendo all’Ucraina di soddisfare autonomamente oltre la metà del proprio fabbisogno militare. Nel 2025 la spesa per la difesa ha raggiunto il 40 per cento del PIL. Secondo Francis Dearnley, direttore esecutivo del Telegraph e conduttore del podcast «Ukraine: The Latest», ciò che Kyiv esporta non è l’hardware in sé, ma il know-how: «Zelenskyy non sta cedendo armi che l’Ucraina non può permettersi di perdere. Dal punto di vista di Kyiv, è un vantaggio su entrambi i fronti».
La logica industriale si intreccia con quella operativa. Lutsevych spiega che dispiegare la propria tecnologia in teatri diversi, contro bersagli diversi, genera dati che alimentano l’innovazione: è questo ciclo di apprendimento accelerato che, a suo avviso, ha prodotto la «rivoluzione militare» ucraina. I risultati sul campo sembrano confermarlo: a maggio, droni ucraini hanno colpito obiettivi a Mosca superando le difese aeree più robuste della Russia, inducendo Putin a ridimensionare le celebrazioni del Giorno della Vittoria. Nello stesso mese, per la prima volta in oltre due anni, i dati di monitoraggio militare hanno registrato che la Russia ha perso più territorio di quanto ne abbia conquistato.
Questi progressi ridisegnano anche la relazione con gli alleati europei. Dearnley descrive un’Ucraina che ambisce a diventare «l’arsenale della democrazia», replicando il ruolo svolto dagli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale: fornire fabbriche, competenze e tecnologie a un’Europa che le risorse proprie non bastano più a sostenere. La conferenza di Danzica è il banco di prova di questa ambizione.
Sul fronte della ricostruzione, i dati della Banca Mondiale stimano danni di guerra superiori a 195 miliardi di dollari a quattro anni dall’invasione su larga scala, ma gli esperti avvertono che il costo reale — infrastrutture energetiche e capitale umano inclusi — sarà sensibilmente più alto.
Il commento di GrNet.it
Può un Paese ancora impegnato in una guerra di logoramento trasformarsi simultaneamente in esportatore netto di sicurezza? La risposta che emerge dall’analisi di Chatham House è, almeno in parte, affermativa — e questo dovrebbe indurre a riflettere sulla geometria dei futuri partenariati industriali della difesa in Europa. Per l’Italia, che investe nel settore dei droni e mantiene relazioni consolidate con diversi Paesi del Golfo, la traiettoria ucraina non è un dato neutro: Kyiv sta occupando uno spazio — quello del fornitore di tecnologia a medio costo e alta intensità operativa — che altri attori europei potrebbero aver sottovalutato. La crescita cinquantavolte della capacità produttiva ucraina in pochi anni pone inoltre una domanda di metodo: quali meccanismi di co-produzione o trasferimento tecnologico l’Italia e i partner NATO intendono strutturare prima che il mercato si consolidi attorno ad altri poli?
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 8 giugno 2026



