Iran punta al Golfo e rafforza la presa americana sulla regione

Secondo un’analisi di Qamar Cheema pubblicata da Responsible Statecraft, la strategia iraniana di pressione sugli Stati del Golfo sta ottenendo un risultato contrario a quello perseguito da Teheran, rafforzando anziché indebolire il ruolo degli Stati Uniti nella regione.
Per decenni l’Iran ha costruito la propria dottrina di sicurezza sulla difesa avanzata, proiettando influenza oltre i confini nazionali per tenere lontane le minacce. Ciò che Teheran considerava una postura difensiva, però, gli Stati del Golfo lo hanno percepito come un tentativo espansionistico di primato regionale, spingendoli ad approfondire i legami di sicurezza con Washington.
L’autore sostiene che l’Iran stia ripetendo lo stesso errore strategico. Colpire gli Stati del Golfo, accusati di facilitare le operazioni militari americane, dovrebbe dimostrare che la presenza statunitense è un onere più che una garanzia, convincendo le monarchie del Golfo che l’accomodamento con Teheran sia più sicuro dell’ospitare basi statunitensi. Ma la storia della coercizione iraniana e la sfiducia diffusa portano piuttosto alla conclusione opposta: cedere all’Iran inviterebbe ulteriore pressione, non meno.
L’articolo richiama un pattern ricorrente nelle relazioni internazionali: gli Stati che percepiscono minacce crescenti tendono a rafforzare le alleanze esistenti, non ad allontanarsene. Gli Emirati Arabi Uniti si sono avvicinati agli Accordi di Abramo proprio mentre crescevano i timori sull’influenza iraniana, e hanno cercato l’assistenza di Israele durante gli attacchi iraniani di quest’anno. Il Qatar, colpito da più attori durante il recente conflitto regionale, non si è allontanato da Washington né avvicinato a Teheran, ma ha chiesto garanzie di sicurezza americane più solide.
Cheema osserva inoltre che la Cina, pur avendo ampliato i legami economici con alcuni Paesi del Golfo, non possiede né la capacità né l’intenzione di offrire garanzie di sicurezza paragonabili a quelle statunitensi, rendendo Washington ancora più indispensabile agli occhi delle monarchie del Golfo.
Un secondo effetto collaterale riguarda la causa palestinese: secondo l’autore, l’espansionismo regionale iraniano ha ostacolato la convergenza araba attorno a questo tema, poiché finché l’Iran resta percepito come fonte di instabilità i leader del Golfo non subordineranno le proprie preoccupazioni di sicurezza alla solidarietà araba.
L’analisi si sofferma infine sul Pakistan, che ha firmato con l’Arabia Saudita lo Strategic Mutual Defense Agreement ed esplora legami più stretti con il Kuwait. Una pressione iraniana crescente sul Golfo, avverte Cheema, rischierebbe di spingere Islamabad più decisamente dentro un’architettura di sicurezza regionale pensata per rassicurare i partner del Golfo, con possibili ricadute anche sull’opinione pubblica pakistana nei confronti di Teheran.
La conclusione dell’autore è che l’Iran dovrebbe abbandonare la logica coercitiva a favore di un modello di integrazione economica e rassicurazione reciproca, più coerente con le priorità di diversificazione e stabilità che gli Stati del Golfo pongono al centro delle proprie strategie nazionali.
Il commento di GrNet.it
L’analisi non affronta un punto che riguarderebbe da vicino la Marina militare italiana e la sorveglianza dei traffici mercantili nel Golfo: la capacità iraniana di minacciare Hormuz, anche solo per via dimostrativa, ha un costo assicurativo e logistico che ricade direttamente sulle rotte energetiche verso l’Italia. Il ragionamento di Cheema, per quanto solido sul piano della deterrenza regionale, tratta lo Stretto come variabile della competizione Iran-Golfo-Washington, tralasciando l’impatto sui Paesi consumatori che non siedono al tavolo. Per Roma, che dipende in misura significativa dal gas naturale liquefatto transitante da quell’area, ogni episodio di coercizione iraniana verso le monarchie del Golfo si traduce in un problema di pianificazione energetica, non solo geopolitica. Vale la pena chiedersi se la Difesa italiana, nell’ambito delle missioni EMASOH o assimilabili, stia già scontando questo scenario di attrito prolungato piuttosto che di crisi acuta e risolvibile.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 24 luglio 2026




