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Missione Witkoff-Kushner a Mosca e Kyiv: la pace resta lontana

Quanto pesano davvero le “idee valide” portate da Steve Witkoff e Jared Kushner a Kyiv, dopo l’incontro moscovita con Vladimir Putin? Secondo l’analisi di Ian Proud pubblicata su Responsible Statecraft, la risposta è: poco. Il viaggio dei due inviati statunitensi, prima a Mosca e poi nella capitale ucraina dove hanno incontrato Volodymyr Zelensky, non modifica una traiettoria negoziale che l’autore giudica sostanzialmente bloccata a quasi cinque anni dall’inizio del conflitto.

L’articolo colloca il tentativo attuale nel solco del vertice di Anchorage tra Donald Trump e Putin, di oltre un anno prima, quando si era ipotizzato un controllo condiviso delle città fortezza del Donetsk ancora non occupate, in alternativa alla conquista totale russa. Quella proposta, secondo Proud, si è rivelata un miraggio: l’amministrazione Trump non ha avuto la leva necessaria per portare a bordo né gli europei né Zelensky su un’ipotesi di compromesso.

Sul fronte europeo l’autore registra un atteggiamento immutato: l’ex capo dell’MI6 John Sawers ha dichiarato che negoziati con la Russia risultano inconcepibili finché Putin resta al potere, mentre il ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski ha sostenuto che un dialogo rinnovato dovrebbe attendere un indebolimento della posizione strategica russa. Trump, indebolito in Europa anche dalla guerra contro l’Iran, non sarebbe in condizione di scalfire questa resistenza.

Sul terreno, dopo mesi di scarso movimento, Proud segnala progressi russi verso le città fortezza di Kramatorsk e Sloviansk, favoriti anche da miglioramenti nella corazzatura dei carri armati che starebbero riducendo l’efficacia della difesa anti-drone ucraina. Le stime sui tempi di conquista del Donetsk oscillano tra la fine del 2026 e la fine del 2027. Nel frattempo l’Ucraina affronterà un inverno duro, con ulteriori danni alle infrastrutture elettriche, mentre l’Europa dovrà trovare risorse per sostenere lo sforzo bellico e Zelensky subirà pressioni crescenti legate a scandali di corruzione e al dissenso interno, incluso quello dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Anche la Russia paga un prezzo alto, ricorda l’autore, tra centinaia di migliaia di perdite militari e le carenze di benzina causate dagli attacchi ucraini in profondità contro le raffinerie, che hanno inciso sul gradimento interno di Putin. Ma il presidente russo continuerebbe a contare su una resistenza economica e industriale superiore a quella di Kyiv e degli europei.

Proud ricostruisce un pattern che risale al 2014: dall’armamento dei separatisti del Donbas alla battaglia di Debaltseve nel 2015, fino al naufragio dell’accordo di Istanbul del 2022, attribuito da Proud a Regno Unito e Stati Uniti. In questa lettura, ogni volta che i negoziati falliscono Putin alza la posta, come starebbe accadendo ora con l’inasprimento delle pretese su Kharkiv, Sumy e l’intero Donetsk. Citando “The Art of the Deal” di Trump sul valore della leva negoziale, l’autore conclude che oggi è Putin a ritenere di avere in mano la leva più forte, e che la Casa Bianca, pur avendo interesse a chiudere il dossier ucraino prima delle elezioni di metà mandato di novembre, non dispone degli strumenti per farlo.

Il commento di GrNet.it

Un negoziatore che torna da Mosca con “idee valide” ma senza un impegno concreto su Donetsk: è la scena che meglio racconta i limiti dell’attuale sforzo diplomatico americano. L’analisi di Proud, per quanto marcatamente scettica sull’approccio occidentale, individua un punto che la dottrina militare conosce bene: nessuna proposta negoziale regge se non è sostenuta da capacità reali sul terreno, e qui a mancare non sono le idee ma la leva. Per l’Italia, che partecipa al sostegno a Kyiv attraverso strumenti multilaterali e bilaterali, il nodo posto dall’articolo riguarda la sostenibilità nel tempo di un impegno che l’autore descrive come logorante per tutte le parti, Mosca compresa. Resta da vedere se le valutazioni sui progressi russi verso Kramatorsk e Sloviansk, qui riprese da fonti aperte come l’Institute for the Study of War, troveranno conferma nei mesi indicati o se la resistenza ucraina saprà nuovamente rallentare tempi che appaiono, al momento, solo stimati.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 8 settembre 2026

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