Polizia Penitenziaria

Il Sappe ricorda Marco Pannella: «Entrava in carcere per vedere, non per farsi vedere»

A dieci anni dalla scomparsa del leader radicale, il sindacato della Polizia Penitenziaria sottolinea il suo rapporto unico con il mondo carcerario

Roma, 8 settembre 2026

Il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, ricorda Marco Pannella a dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 19 maggio 2016. Lo fa attraverso un editoriale di Giovanni Battista de Blasis, Segretario Generale Aggiunto del Sappe, pubblicato sulla Rivista Polizia Penitenziaria, dedicato al rapporto particolare che per decenni legò il leader radicale al mondo penitenziario e agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria.

Pannella fu una presenza assidua negli istituti penitenziari: visitava le carceri, incontrava i detenuti, ascoltava gli operatori e non considerava la Polizia Penitenziaria estranea ai problemi della detenzione. «Pannella aveva capito una cosa semplice che ancora oggi qualcuno fatica a comprendere – osserva de Blasis –: quando il carcere non funziona, soffre chi è detenuto, ma soffre anche chi deve custodirlo». Da qui l’espressione «detenuti e detenenti», con la quale sintetizzava una concezione del carcere nella quale le condizioni di chi è ristretto e quelle di chi vi lavora sono strettamente legate.

Il rapporto tra Pannella e il Sappe, nato e consolidatosi negli anni attraverso visite, incontri e convegni, non cancellava le differenze politiche e culturali sulle politiche penitenziarie. «Eravamo lontani da molte delle sue posizioni su amnistia, indulto e politica della giustizia – ricorda de Blasis – ma non potevamo non riconoscergli una conoscenza diretta e autentica del carcere».

Tra i ricordi più significativi c’è l’incontro personale di de Blasis con Pannella nel novembre 2012, quando il leader radicale partecipò come ospite al congresso nazionale dell’Anppe, l’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, al Park Hotel Blanc et Noir di Roma. «Mi colpì soprattutto la persona – racconta de Blasis –. Un protagonista della politica italiana da decenni che arrivò al nostro congresso senza cortei di automobili, senza lampeggianti, senza autista e senza scorta».

Donato Capece, Segretario Generale del Sappe, che conobbe personalmente Pannella, sottolinea: «Pannella non veniva negli istituti soltanto per parlare con i detenuti: parlava con i nostri colleghi, li ascoltava, voleva conoscere le loro condizioni di lavoro». Capece ricorda inoltre che il Sappe, all’indomani della scomparsa di Pannella, volle sottolineare pubblicamente questo aspetto della sua figura.

«Pannella aveva compreso che un carcere più legale e dignitoso per i detenuti è anche un carcere più sicuro e vivibile per la Polizia Penitenziaria – conclude Capece –. Non sono obiettivi contrapposti, ma due facce della stessa responsabilità dello Stato». Per il Sappe, il lascito di Pannella risiede nel metodo con cui affrontò per decenni la questione penitenziaria: presenza, ascolto e conoscenza diretta della realtà carceraria.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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