Osservatorio StrategicoUcraina

Il retrovie russo regge ai droni ucraini di lungo raggio

Quanto è vulnerabile la profondità strategica russa quando i droni ucraini raggiungono snodi logistici finora ritenuti al sicuro? Secondo Emily Ferris, analista di RUSI, la risposta emerge dalla campagna denominata «logistical lockdown», che nelle ultime settimane ha colpito in modo sistematico le catene di rifornimento militare russe, rivelando debolezze serie nella difesa del tyl, la retrovia militare.

Il bersaglio principale è la rete logistica attorno alla Crimea, in particolare l’autostrada R-280 Novorossiya, che collega la regione russa di Rostov alla penisola attraverso i territori occupati e rappresenta un’alternativa al ponte di Kerch, già colpito più volte dall’inizio dell’invasione. Considerata finora al riparo perché lontana dalla linea del fronte, questa direttrice si è rivelata invece esposta: i mezzi pesanti non possono più attraversare il ponte di Kerch, gli operatori logistici privati faticano ad assicurare i veicoli e i convogli vengono deviati su strade secondarie sotto scorta militare. Dal 2024 tutti e tre i traghetti che collegavano lo stretto di Kerch sono stati colpiti e resi inservibili.

Il problema, evidenzia Ferris, non riguarda solo la Crimea ma si estende alle aree occupate di Donetsk e Luhansk e a zone della Russia meridionale come Belgorod. I ponti di Genichesk, Chongar e Armyansk sono stati colpiti, mentre i ponti galleggianti rimasti operativi restano soluzioni di emergenza, incapaci di sostenere carichi pesanti e difficilmente proteggibili dalla contraerea russa.

Le ondate di attacchi, nota l’autrice, sono state calibrate per coincidere con eventi politici di rilievo per Mosca: il colpo alla base navale di Kronstadt e alle raffinerie attorno a San Pietroburgo è avvenuto in concomitanza con il forum economico SPIEF, mentre un attacco di droni su Mosca è stato deliberatamente ignorato da Vladimir Putin, impegnato a ospitare il vertice Russia-ASEAN a Kazan.

Il rapporto individua due criticità strutturali. La prima riguarda la perdita di gradiente di forza su distanze crescenti dalle basi russe nella regione di Rostov, che compromette la capacità di Mosca di proiettare potenza lontano dal proprio territorio. La seconda riguarda la protezione delle infrastrutture critiche in profondità, dai porti alle ferrovie alle raffinerie, non solo nella Russia europea ma anche in Siberia e nell’Estremo Oriente, dove la Transiberiana corre spesso su binario singolo e vulnerabile.

Ferris osserva che Mosca ha reagito con lentezza: ha reintrodotto treni corazzati di epoca sovietica per proteggere le truppe ferroviarie impegnate nelle riparazioni, e dal 2025 ha riorientato unità di riserva combattente denominate BARS verso la protezione di ferrovie e reti elettriche, come nel caso di BARS-32 a Zaporizhzhia. L’efficacia di queste contromisure contro i droni più recenti resta però tutta da dimostrare, e lungo la Novorossiya Highway non sembra al momento adeguata.

Sul piano delle opzioni future, il rapporto cita l’ipotesi di un oleodotto sotterraneo verso la Crimea, alternativa costosa che comunque genererebbe nuovi bersagli nei punti di trasferimento. Quanto al ponte di Kerch, Ferris ritiene che Kiev potrebbe tecnicamente disabilitarlo, ma segnala il rischio politico di perdere il sostegno degli alleati occidentali e di provocare un’escalation russa. Nel complesso, conclude l’autrice, la strategia non appare finora sufficiente a costringere Mosca al tavolo negoziale.

Il commento di GrNet.it

Il concetto di perdita di gradiente di forza con la distanza dalle basi non è una novità dottrinale: è lo stesso principio che ha condizionato per decenni la pianificazione sovietica e poi russa sulla profondità operativa, qui ribaltato contro Mosca stessa dai droni ucraini. Colpisce che un esercito abituato a pensare la propria retrovia come spazio protetto si trovi a dover riesumare treni corazzati di matrice sovietica per difendere una rete ferroviaria vitale. Per l’Italia, che riflette da tempo sulla resilienza delle proprie infrastrutture critiche portuali ed energetiche, il caso russo mostra quanto la protezione del tyl richieda oggi capacità di contro-drone integrate e non più soltanto difesa aerea puntuale attorno ai centri urbani. Resta aperta la domanda su quale sia la soglia oltre la quale la pressione logistica, da sola, possa tradursi in leva negoziale reale.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 6 luglio 2026

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