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Ucraina, perché un accordo di pace unico non basta: servono intese multiple e parallele

Circa 588 miliardi di dollari: è la stima della Banca Mondiale per la ricostruzione dell’Ucraina, un dato che Ian Proud, su Responsible Statecraft, usa come leva per smontare la posizione europea. La dichiarazione congiunta dei leader E3 del 7 giugno 2026 prevede il mantenimento del blocco su circa 300 miliardi di asset russi fino al risarcimento integrale dei danni di guerra: il che significa, aritmeticamente, che alla Russia resterebbe comunque un debito residuo di circa 288 miliardi. Per l’autore, si tratta di condizioni che Mosca non potrà né vorrà accettare, e che di fatto prolungano il conflitto anziché avvicinarne la fine.

Proud richiama anche la figura di Dan Fried, coordinatore della politica sanzionatoria del Dipartimento di Stato dal 2013 al 2017, indicandolo come l’architetto della scelta di rendere permanenti le sanzioni a Russia collegandole alla piena attuazione degli accordi di Minsk II — un testo che le parti interpretavano in modo radicalmente divergente. L’effetto, secondo l’autore, fu quello di rendere strutturalmente impraticabile qualsiasi soluzione negoziata.

Il nodo centrale dell’analisi è però di metodo: parlare di un singolo «accordo di pace» per l’Ucraina è, secondo Proud, una semplificazione fuorviante. Una pace duratura richiederebbe almeno quattro intese distinte, ciascuna con parti negoziali e contenuti diversi.

La prima è un accordo bilaterale Russia-Ucraina, con la mediazione statunitense, che affronti le questioni territoriali — in particolare il futuro dello status delle aree del Donetsk non ancora conquistate da Mosca — oltre a temi come la dimensione delle forze armate ucraine, i minori trasferiti in Russia e i diritti delle minoranze linguistiche.

La seconda riguarda l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea: un percorso che Kyiv vorrebbe completare entro il 2027, ma che il think tank giudica irrealistico. L’UE non è entusiasta di un allargamento per cui l’Ucraina non è ancora pronta e che l’Europa non può permettersi finanziariamente. Il cancelliere tedesco Merz ha riproposto l’idea di una «membership associata» senza diritti di voto né trasferimenti finanziari.

La terza intesa dovrebbe ridefinire il rapporto tra Europa — incluso il Regno Unito — e Russia nel periodo post-bellico: una questione che comprende l’allentamento graduale delle sanzioni, la ripresa degli investimenti europei in Russia e la necessità per l’Europa di accedere a energia a basso costo per frenare la deindustrializzazione in corso.

La quarta, e forse più delicata, riguarda la NATO. Proud sostiene che nessun accordo di pace reggerà finché l’aspirazione ucraina all’adesione all’Alleanza non sarà rimossa definitivamente dall’agenda. L’Ucraina avrebbe bisogno di garanzie di sicurezza concrete, compreso un impegno vincolante alla presenza di truppe sul terreno in caso di violazioni russe. Il Consiglio NATO-Russia, formalmente sciolto nel dicembre 2025, potrebbe essere sostituito da un formato trilaterale NATO-Ucraina-Russia per mantenere aperto un canale di dialogo militare.

Sullo sfondo, l’autore registra segnali di stanchezza dell’amministrazione Trump rispetto al dossier ucraino e auspica una conferenza multilaterale di ampia portata, paragonabile per scala alla Conferenza di Helsinki del 1975. La dichiarazione E3, tuttavia, non lascia intravedere nulla di simile all’orizzonte.

Il commento di GrNet.it

Un tavolo negoziale con quattro binari paralleli — bilaterale Russia-Ucraina, adesione UE, rapporto Europa-Russia, assetto NATO — è un’architettura che richiede coordinamento diplomatico di lungo respiro, non vertici periodici senza agenda sostanziale. Per l’Italia, che siede nel Consiglio Atlantico e ha interessi energetici e commerciali storicamente legati all’Est europeo, la distinzione tra le quattro intese non è accademica: ciascuna ha tempi, attori e leve diverse, e confonderle in un unico pacchetto rischia di bloccare anche i progressi parziali. L’ipotesi di un formato trilaterale in sostituzione del Consiglio NATO-Russia merita attenzione operativa: chi garantisce la deconfliction militare nell’intervallo, e con quali meccanismi di verifica? La questione delle garanzie di sicurezza con presenza di truppe sul terreno, infine, chiama direttamente i paesi europei a definire contributi concreti, e l’Italia non potrà restare indefinitamente ai margini di quella discussione.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 11 giugno 2026

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