Il verbo che tradisce Pechino: perché la Cina difende Minsk e non Kyiv

Dal febbraio 2022 la diplomazia cinese ha smesso di usare, riferendosi all’Ucraina, una formula che per un decennio era stata la norma. Il 29 giugno 2026, invece, quella stessa formula è tornata a comparire, ma per Minsk: ricevendo il presidente bielorusso Alexander Lukashenko al Diaoyutai State Guesthouse, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina sostiene la Bielorussia nel salvaguardare la sua integrità territoriale. Lo osserva Sari Arho Havrén in un’analisi pubblicata dal Royal United Services Institute (RUSI), secondo cui il divario non è casuale ma riflette una precisa grammatica diplomatica.
Il lessico cinese sull’integrità territoriale, spiega l’autrice, si articola su tre registri distinti. Il più forte è la formula del garante attivo, in cui Pechino sostiene un paese nominato nel difendere sovranità, indipendenza e integrità territoriale: un registro riservato a pochi partner, tra cui Serbia, Pakistan e, ora, Bielorussia. Il più debole è la deflessione universalista, che invoca il rispetto della sovranità di tutti i paesi senza nominare nessuno. Nel mezzo si colloca la formula reciproca, che pone il rispetto reciproco come base di una relazione bilaterale.
Fino all’invasione russa, l’Ucraina rientrava nel registro più forte. Il 13 luglio 2021 lo stesso Xi disse a Volodymyr Zelensky che la Cina sosteneva la sovranità e l’integrità territoriale ucraina; ad aprile 2021 la diplomazia cinese aveva riaffermato pieno sostegno all’indipendenza ucraina «entro i confini internazionalmente riconosciuti», formula che risaliva a una dichiarazione del vicepresidente Wang Qishan nel 2019 ed era l’unica a coprire esplicitamente la Crimea e i territori occupati dal 2014.
Dopo il 24 febbraio 2022, secondo l’analisi, si sono verificati tre cambiamenti simultanei: il verbo «sostenere» è stato sostituito da «rispettare»; l’oggetto è passato da «Ucraina» a «tutti i paesi»; il riferimento ai confini internazionalmente riconosciuti è scomparso. Il documento in dodici punti del febbraio 2023 apre con il rispetto della sovranità e integrità territoriale di tutti i paesi, senza nominare né aggressore né vittima. Quando Xi ha finalmente parlato con Zelensky il 26 aprile 2023, la nota ufficiale ha parlato di rispetto reciproco della sovranità come base politica della relazione bilaterale, formula che lega Kyiv a rispettare anche le rivendicazioni cinesi su Taiwan.
Havrén riconosce che la Cina non ha mai riconosciuto le annessioni russe, né in Crimea nel 2014 né nei quattro oblast del settembre 2022, e ha continuato a commerciare con Kyiv durante il conflitto. Ma la mancata affermazione esplicita dei confini ucraini, in contrasto con l’impegno riservato alla Bielorussia, indica che la scelta lessicale non misura quanto Pechino valorizzi privatamente l’integrità di ciascun paese, quanto il costo politico di affermarla apertamente rispetto a Mosca.
L’analisi individua tre elementi da monitorare: se un eventuale cessate il fuoco spingerà Pechino a ripristinare il verbo attivo per l’Ucraina; se la formula sui confini internazionalmente riconosciuti riapparirà in un testo cinese; se la formula riservata a Minsk si irrigidirà o si ammorbidirà con l’evolvere della pressione russa sulla Bielorussia.
Il commento di GrNet.it
L’analisi di RUSI non si sofferma su un punto che meriterebbe più spazio: la distinzione lessicale descritta è utile per leggere gli allineamenti di Pechino, ma dice poco sulla capacità cinese di tradurla in leva politica concreta su Mosca. Segnalare a parole una preferenza per una Bielorussia autonoma non equivale a impedirne l’assorbimento, se la Cina non è disposta a pagare costi economici o diplomatici per sostenerla. Per un osservatore italiano, abituato a misurare gli impegni alleati sulla base di capacità e non di comunicati, il rischio è di sovrastimare la portata di un segnale che resta, per ora, solo verbale. Vale la pena ricordare che anche nella dottrina NATO la distinzione tra dichiarazione politica e postura operativa è centrale: la Cina sembra muoversi interamente sul primo piano, lasciando aperta la domanda su cosa farebbe se la pressione russa su Minsk si traducesse in fatti.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 27 luglio 2026




