Yemen, la tregua congelata mostra le prime crepe

Dal 2022 lo Yemen vive in una tregua mai formalizzata in un accordo di pace, con le linee del fronte sostanzialmente immobili. È in questo equilibrio precario, definito da anni di «né guerra né pace», che si stanno accumulando segnali di rottura, secondo un’analisi di Mohammed Nail Abdulqader pubblicata da Responsible Statecraft.
Il caso più concreto riguarda il porto di Mokha, fermo da due settimane dopo attacchi ripetuti con missili balistici e droni attribuiti agli Houthi. Il direttore del porto, Abdulmalik al-Sharabi, riferisce oltre 35 colpi che hanno danneggiato zona economica, banchina, impianti logistici, una draga, l’officina centrale, edifici amministrativi e alloggi per il personale. Il bilancio indicato è di 16 morti e 22 feriti, con il porto ora chiuso al traffico marittimo. Fonti militari sulla costa occidentale parlano di quasi 90 missili e droni lanciati verso l’area nell’ultima fase di escalation.
L’articolo sottolinea come questi attacchi dimostrino la possibilità di infliggere danni strategici senza necessità di conquistare territorio: colpire banchine e impianti logistici basta a interrompere traffici commerciali e generare costi economici prolungati, anche a distanza. Sullo sfondo restano l’Arabia Saudita, principale sostenitore del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale con assistenza politica, finanziaria e militare alle forze governative, tra cui le National Resistance Forces di Mokha e le Nation’s Shield Forces di Hadramout e Marib, e l’Iran, il cui rapporto con gli Houthi lega le dinamiche interne yemenite alle tensioni regionali più ampie.
Non tutti i colpi raggiungono l’obiettivo previsto: un missile Houthi è caduto su un’abitazione civile nel villaggio di al-Akamah, distretto di Maqbanah, a ovest di Taiz, danneggiando la casa di Abdullah Ahmed al-Jabari e uccidendo capi di bestiame, senza vittime umane secondo le prime informazioni. L’episodio, avvenuto in un’area sotto controllo Houthi, mostra come le armi a lungo raggio possano rappresentare un rischio anche per chi le lancia, in caso di malfunzionamento o errore di traiettoria.
Sul fronte di Taiz, il comandante della Quarta Regione Militare yemenita, generale maggiore Hamdi Hassan Shukri, ha incontrato il comandante dell’Asse di Taiz, generale maggiore Khaled Fadhel, per verificare schieramento delle truppe, sviluppi sul campo e prontezza operativa. Secondo il portavoce dell’Asse Militare di Taiz, Abdulrahman al-Yousifi, le forze governative hanno respinto ripetuti tentativi di infiltrazione Houthi e catturato alcuni infiltrati, puntando più a impedire sfondamenti che a guadagnare terreno.
Il cambiamento più significativo, secondo l’analisi, potrebbe però essere politico: il presidente del Consiglio di Presidenza yemenita, Rashad al-Alimi, ha dichiarato che «l’era dell’aggressione senza costi è finita», segnalando l’intenzione di rispondere agli attacchi in modo più diretto. Se tradotta in politica militare, questa posizione modificherebbe le regole d’ingaggio finora basate su risposte contenute a provocazioni limitate. L’autore avverte che il rischio principale non è una decisione deliberata di riprendere la guerra su scala nazionale, ma un’escalation reciproca basata su calcoli errati da entrambe le parti.
Il commento di GrNet.it
Il porto di Mokha dimostra un principio che la dottrina occidentale conosce da tempo ma che qui si vede applicato in scala ridotta e con mezzi asimmetrici: non serve occupare un obiettivo per neutralizzarlo, basta renderlo inagibile con attacchi di precisione ripetuti nel tempo. Per un osservatore con esperienza operativa, il dato interessante non è il numero dei lanci ma la loro concentrazione su infrastrutture logistiche specifiche, segno di targeting deliberato più che di saturazione indiscriminata. La dichiarazione di al-Alimi sulla fine dell’aggressione senza costi va letta con cautela, perché un cambio di regole d’ingaggio annunciato pubblicamente espone chi lo pronuncia a un vincolo di credibilità che può accelerare, non frenare, l’escalation. Resta da vedere se le forze governative yemenite dispongano davvero della capacità di coordinamento tra fronti multipli che l’articolo indica come nodo decisivo, oppure se la retorica anticipi capacità non ancora consolidate sul terreno.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 20 agosto 2026




