Libano, Israele chiede una forza a guida statunitense per disarmare Hezbollah

Secondo un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, il governo libanese sta cercando con urgenza una proroga della Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (United Nations Interim Force in Lebanon, UNIFIL) o, in alternativa, la costituzione di una forza multinazionale a guida europea, in vista della scadenza del mandato fissata al 31 dicembre. Beirut teme che il ritiro dei caschi blu lasci un vuoto di sicurezza nel sud del paese.
Israele, che occupa decine di villaggi a sud del fiume Litani dalla sua ultima invasione avviata quest’anno, non condivide questa urgenza nello stesso senso: da tempo si oppone al rinnovo di UNIFIL, giudicata inefficace nel contenere e disarmare Hezbollah, la milizia sostenuta dall’Iran. Tel Aviv non rifiuta però una presenza internazionale dopo l’uscita dei caschi blu, a condizione che non sia legata alle Nazioni Unite: preferisce una forza a guida statunitense, mentre Beirut punta su una missione europea a sostegno dell’esercito libanese.
Il nodo, secondo l’autrice, resta come una qualsiasi forza esterna possa piegare Hezbollah, il gruppo armato più potente del paese, che gode di ampio sostegno nella comunità sciita, pari a circa un terzo della popolazione libanese. Alla vigilia dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, il presidente Joseph Aoun ha incontrato a Parigi Emmanuel Macron e re Abdullah II di Giordania per discutere la necessità di una presenza militare straniera continuativa e convincere l’amministrazione Trump della sua utilità.
L’articolo ricostruisce la sequenza degli scontri: Israele ha occupato cinque punti chiave nel sud del Libano dopo l’ingresso di Hezbollah nella guerra con Hamas nel 2023, un cessate il fuoco firmato a novembre dello scorso anno non ha fermato del tutto i bombardamenti israeliani, e nuovi scontri sono scoppiati a marzo dopo l’assassinio del leader supremo iraniano Khamenei da parte di Stati Uniti e Iran e un attacco di Hezbollah contro Israele. Le Forze armate libanesi vengono descritte come mal equipaggiate per contrastare l’esercito israeliano.
UNIFIL, nata nel 1978 e rafforzata dopo la guerra del 2006 sotto la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, schiera circa 7.500 militari da 46 paesi, con funzioni di monitoraggio e mediazione oltre che di sostegno umanitario a villaggi come Rmeich. Sul piano diplomatico, Washington si mostra riluttante a inviare proprie truppe, mentre gli europei sarebbero disponibili ma preferiscono un mandato Onu; se Israele riuscisse a tenere fuori le Nazioni Unite sfruttando il veto statunitense al Consiglio di sicurezza, gli europei potrebbero optare per una coalizione di volenterosi, sul modello del gruppo tecnico-militare già guidato dall’Italia per addestrare l’esercito libanese. L’Unione europea ha indicato che più di 10 paesi sono pronti a contribuire con proprie truppe.
L’Onu ha presentato tre opzioni con un numero di militari compreso tra 2.000 e 5.000, differenziate per area di operazione rispetto al Litani e per capacità di coordinamento con l’esercito israeliano. L’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha definito l’obiettivo come il rafforzamento delle forze armate libanesi e della capacità dello Stato di garantire sicurezza sul proprio territorio, formula che secondo l’autrice esclude compiti più rischiosi come le perquisizioni porta a porta rivendicate da Israele. Un’operazione di quel tipo, conclude l’analisi, rischierebbe di provocare vittime civili e persino ammutinamenti nell’esercito libanese, dove sono presenti soldati sciiti, mentre Teheran resta pronta a sostenere Hezbollah.
Il commento di GrNet.it
Quale forza sarebbe disposta davvero a bussare porta a porta nelle valli sciite del sud Libano per sequestrare armi a Hezbollah? Nessuna delle opzioni sul tavolo, a leggere l’analisi, sembra avere né il mandato né la volontà politica per farlo, e la distanza fra le richieste israeliane e le proposte europee o Onu resta ampia. L’Italia, già impegnata nel gruppo tecnico-militare che addestra le forze armate libanesi, si trova in una posizione delicata se dovesse evolvere in una missione con compiti coercitivi, molto diversa dal tradizionale ruolo di supporto e formazione. La distinzione fra disarmo negoziato e disarmo imposto non è un dettaglio giuridico, ma la linea che separa una missione di stabilizzazione da un’operazione di combattimento a bassa intensità. Su questo punto la pianificazione militare italiana farebbe bene a chiedere chiarezza prima che la decisione politica arrivi a cose fatte.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 28 settembre 2026




