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Il test di Makerfield: la politica estera britannica messa alla prova dell’interesse nazionale

Una prima telefonata a un leader straniero che segue la tradizione, un cabinet appena insediato, e già le prime tensioni su spesa militare e Medio Oriente all’orizzonte: è lo scenario in cui si muove il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, secondo il commento di Rachel Ellehuus, direttrice generale del Royal United Services Institute (RUSI).

Il cosiddetto Makerfield Test, la dottrina che Burnham intende applicare alla politica estera, richiama sia l’impostazione dell’ex presidente statunitense Joe Biden centrata sulla classe media sia la dottrina America First dell’attuale presidente Donald Trump. Il principio è semplice: le decisioni su commercio, energia, aiuti allo sviluppo e investimenti nella difesa devono produrre benefici tangibili per i cittadini britannici, non soltanto risultati di politica estera o prestigio internazionale.

Ellehuus osserva che Burnham, in un articolo pubblicato poco prima della nomina, ha definito la sicurezza dei cittadini «la prima responsabilità di ogni governo», riconoscendo che eventi globali, dagli attacchi informatici alle infrastrutture critiche ai rincari energetici legati alla guerra in Ucraina e al conflitto con l’Iran, incidono direttamente sulla vita quotidiana. Il premier avrebbe promesso di preservare il deterrente nucleare britannico e di rispettare gli impegni NATO.

Il nodo più immediato riguarda la spesa per la difesa. Il rapporto ricorda che un piano concreto per raggiungere il 3% del PIL entro il 2030 e il 3,5% entro il 2035 rassicurerebbe Washington e gli altri alleati NATO sulla capacità britannica di contribuire alla deterrenza nell’Atlantico del Nord e al sostegno all’Ucraina. Le dichiarazioni del cancelliere John Healey sulla «credibilità fiscale» hanno inizialmente sostenuto i titoli della difesa in borsa, ma la successiva reticenza del segretario alla Difesa Wes Streeting a confermare pubblicamente l’obiettivo del 3% entro il 2030 ha introdotto incertezza.

Sul Medio Oriente, la nomina di Ed Miliband agli Esteri segnala secondo Ellehuus un approccio non interventista: Miliband si era già opposto, da leader dell’opposizione nel 2013, ai raid aerei a guida statunitense contro la Siria, e più di recente, da segretario all’Energia, al coinvolgimento militare britannico contro l’Iran. Con il conflitto che si estende oltre lo Stretto di Hormuz fino al Mar Rosso, Washington potrebbe rinnovare le richieste di utilizzo delle basi britanniche.

Sul fronte europeo, il rapporto indica che la priorità di Burnham per la stabilità regionale è coerente con l’approccio NATO First della Strategic Defence Review britannica del 2025. Vengono citati il pacchetto NATO da 70 miliardi di euro per l’Ucraina, la cooperazione industriale sul drone intercettore Octopus e le vendite BAE Systems di fregate Type 26 alla Norvegia e caccia Typhoon alla Turchia come esempi coerenti con la logica del Makerfield Test. L’autrice avverte tuttavia che un’eventuale clausola di preferenza nazionale nelle commesse difensive rischierebbe di compromettere la competitività industriale britannica in Europa.

Il commento di GrNet.it

Un governo che promette sicurezza dei cittadini e insieme deterrenza nucleare, impegni NATO e libertà di navigazione nel Golfo sta, di fatto, scommettendo che le due cose coincidano quasi sempre: non è affatto scontato. La distinzione tra dichiarazioni di intenti e piani di spesa effettivi resta il punto debole di ogni programma di questo tipo, e il caso britannico lo dimostra bene, con l’ambiguità di Streeting sul 3% che smentisce in poche settimane l’ottimismo suscitato da Healey. Per l’Italia, alle prese con analoghe pressioni sulla soglia NATO, il precedente londinese è istruttivo: mostra quanto sia difficile tradurre una retorica dell’interesse nazionale in impegni finanziari credibili senza scontentare né l’elettorato interno né gli alleati atlantici. Resta da vedere se Roma saprà evitare le stesse ambiguità quando dovrà sciogliere il nodo tra industria nazionale e cooperazione europea nei programmi di difesa comuni.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 26 luglio 2026

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