Libia, l’iniziativa Boulos vacilla tra droni su Zawia e un generale ucciso a Benghazi

Squadre tecniche evacuate in fretta da un impianto elettrico, attacchi con drone contro una raffineria, un generale ucciso da un’autobomba a Benghazi: nell’arco di un mese la Libia ha attraversato una sequenza di crisi che, secondo l’analisi di Khaled Mahmoud pubblicata da Responsible Statecraft, mette a repentaglio l’iniziativa a guida statunitense per risolvere lo stallo politico del paese e aprirne i mercati agli investimenti americani.
Le proteste per il peggioramento delle condizioni di vita si sono intensificate nelle città occidentali controllate dal premier Abdul Hamid Dbeibah, mentre una serie di attacchi con drone ha colpito impianti energetici e petroliferi a Zawia, città a ovest di Tripoli. Nell’est, sotto l’autorità dell’uomo forte Khalifa Haftar, sconosciuti hanno assassinato il generale Fawzi al-Mansouri, capo dell’intelligence militare di Haftar.
Massad Boulos, consigliere del presidente Donald Trump per gli affari arabi e africani, ha riconosciuto che gli attacchi «sottolineano la necessità di istituzioni militari e di sicurezza unificate e professionali in grado di garantire sicurezza al popolo libico». Boulos ha finora ottenuto l’avvicinamento tra comandanti militari dell’est e dell’ovest attraverso esercitazioni congiunte e incontri bilaterali, ma l’autore definisce questi passi ancora lontani da un’unificazione effettiva delle strutture militari.
L’inviata delle Nazioni Unite in Libia, Hanna Tetteh, ha segnalato al Consiglio di Sicurezza come i blackout diffusi e il malcontento pubblico rivelino le conseguenze di una frammentazione istituzionale, di una gestione inefficiente delle risorse e di un coordinamento decisionale quasi assente. Zawia, che ospita la più grande raffineria libica in funzione, viene descritta come un banco di prova decisivo per l’iniziativa Boulos: un’eventuale operazione di Dbeibah per riprendere il controllo della città dalle milizie locali comporterebbe, secondo il deputato Mohammed al-Haneesh, costi di sicurezza e politici molto elevati.
La rapida uscita della società statunitense General Electric da un impianto di Zawia viene citata come segnale concreto della debolezza della componente securitaria del piano. Sul fronte orientale, Haftar ha cercato di rafforzare la propria posizione — e quella del figlio Saddam — presso Washington e Mosca, anche contribuendo al rilascio di un pilota americano e di due combattenti del corpo africano russo detenuti in Mali. Secondo indiscrezioni riportate nell’articolo, l’accordo negoziato da Boulos collocherebbe Saddam Haftar a capo del Consiglio presidenziale, affiancato da Dbeibah come primo ministro.
Tetteh ha criticato implicitamente l’approccio di Boulos, incentrato su un’intesa politico-economica tra i centri di potere esistenti piuttosto che sull’unificazione delle istituzioni in vista di elezioni, avvertendo che percorsi paralleli rischiano di far perdere tempo. L’esperto energetico Ahmed al-Shehati sostiene che l’iniziativa non punta a risolvere le radici del conflitto ma a congelarlo temporaneamente per proteggere i flussi petroliferi, un assetto fragile nel lungo periodo. L’ex consigliere energetico Abdul Jalil Mayouf osserva che i rapporti di forza sul terreno sono cambiati radicalmente rispetto all’accordo di Skhirat del 2015, con milizie oggi più forti e radicate nell’economia dell’ovest libico.
Il commento di GrNet.it
L’iniziativa americana in Libia soffre di uno squilibrio strutturale: si costruisce un’architettura politica prima di aver garantito le condizioni di sicurezza che dovrebbero sostenerla, e questo è un errore di sequenza che qualunque pianificatore di stabilizzazione conosce bene. Zawia lo dimostra in modo diretto: una raffineria strategica, una società americana che evacua il personale, milizie che restano arbitri di fatto del territorio. Per l’Italia, che ha interessi energetici diretti nel paese attraverso Eni e una prossimità geografica che rende la Libia un dossier di sicurezza nazionale più che di politica estera generica, la fragilità di questo processo merita attenzione costante, non solo quando si materializzano nuove crisi. Un accordo politico senza una filiera di sicurezza credibile rischia di produrre stabilità solo apparente, utile nel breve periodo ma esposta a rotture improvvise.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 26 agosto 2026




