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Vertice Trump-Xi: perché sottovalutarsi a vicenda sarebbe un errore

«Sottovalutare il potere dell’altro sarebbe imprudente». È l’avvertimento al centro dell’analisi pubblicata da Chatham House alla vigilia del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping in programma questa settimana a Washington. Sul tavolo ci sono il commercio, l’intelligenza artificiale e Taiwan, temi su cui, secondo il think tank britannico, nessuna delle due parti dovrebbe leggere le fragilità dell’altro come un segnale di declino.

L’agenda del vertice prevede il tentativo di prorogare la tregua commerciale in scadenza a novembre, che include la sospensione cinese dei controlli sull’export di terre rare e il rinvio americano delle restrizioni sui chip. Pechino vuole inoltre che Washington blocchi un pacchetto di forniture militari a Taiwan da 14 miliardi di dollari, mentre restano aperti i dossier degli acquisti cinesi di petrolio iraniano e di un possibile dialogo sui rischi di sicurezza nazionale legati all’intelligenza artificiale.

Sul fronte cinese, il rapporto elenca vulnerabilità note: un modello di crescita in difficoltà, consumi delle famiglie ancora deboli, produzione in eccesso riversata sui mercati esteri con conseguente reazione protezionistica da parte di Stati Uniti e Unione europea. Il settore immobiliare è al quinto anno di crisi e un ingente debito nascosto dei governi locali rischia di frenare la crescita per anni. Xi ha inoltre inasprito il controllo politico, incluse nuove restrizioni ai viaggi, ponendo la sicurezza nazionale al centro della vita economica.

Chatham House invita però a non liquidare la potenza cinese: Pechino domina settori come veicoli elettrici, batterie, energia solare, droni e telecomunicazioni, e i suoi modelli di intelligenza artificiale rivaleggiano ormai con quelli statunitensi a costi molto più bassi, usati da sviluppatori in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. I ritardi restano soprattutto nei semiconduttori avanzati, ma anche lì le aziende cinesi crescono rapidamente.

Gli autori respingono l’idea che l’autoritarismo soffochi l’innovazione: il settore dell’intelligenza artificiale cinese è decollato proprio sotto la stretta regolatoria di Xi, grazie a un modello statale che convoglia capitali a basso costo, sussidi e domanda garantita verso i settori strategici, accelerando il passaggio dalla ricerca alla produzione di massa nonostante gli sprechi e la sovraccapacità. La debolezza economica, avverte il rapporto, non implica debolezza strategica: la minaccia cinese sui controlli export delle terre rare ha già costretto Washington a una tregua, siglata nell’incontro di ottobre a Busan.

Sul fronte opposto, Xi vede una superpotenza affaticata da una spesa in deficit senza precedenti e un debito da 40mila miliardi di dollari, con interessi che ormai superano la spesa militare. La previdenza sociale sarà sottofinanziata entro il 2032 e Medicare seguirà a ruota, mentre la polarizzazione politica interna, con l’indice di gradimento di Trump ai minimi del secondo mandato, rende difficile ogni riforma.

Chatham House avverte tuttavia che sarebbe un errore leggere questa disfunzione come declino: l’economia americana resta solida, la leadership tecnologica intatta, le alleanze asiatiche godono di ampio sostegno popolare e Washington ha storicamente pagato prezzi alti pur di impedire il dominio di una singola potenza su Asia o Europa. Solo riconoscendo reciprocamente questi punti di forza, conclude il rapporto, i due leader potranno avvicinarsi a un modus vivendi che eviti la guerra e favorisca la cooperazione su commercio, intelligenza artificiale e clima.

Il commento di GrNet.it

Il principio della deterrenza estesa, cardine della strategia atlantica in Europa durante la Guerra Fredda, spiega perché le forniture militari a un alleato esposto non possano essere trattate come merce di scambio in una trattativa commerciale, come l’analisi di Chatham House ricorda a proposito delle aperture di Trump su Taiwan. Un pacchetto di armamenti sospeso per ottenere concessioni su dazi o terre rare trasmette a Pechino un segnale di debolezza politica difficile da recuperare, indipendentemente dalle reali capacità industriali statunitensi. Per Roma, che osserva applicazioni analoghe di questo schema nelle relazioni tra alleati extra-NATO, il caso taiwanese conferma che la credibilità della dissuasione dipende dalla continuità degli impegni più che dalla loro entità. Resta da vedere se il vertice di Washington confermerà questa lettura o se il dossier Taiwan finirà comunque negoziato insieme ai dazi, come lo stesso rapporto sembra temere.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 22 settembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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