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Dai sabotatori a perdere agli agenti autonomi: la prossima fase dell’attività ibrida russa

Che cosa cambia per Mosca se alle reti di sabotaggio composte da esecutori sacrificabili si affiancano agenti di intelligenza artificiale capaci di adattarsi da soli? Secondo Ahana Datta Fasel, in un commento pubblicato dal Royal United Services Institute (RUSI), cambia il costo di mantenere una pressione continua sugli Alleati: l’autonomia tecnica renderebbe meno onerosa una strategia che la Russia già pratica e che le lascia ampia libertà di scelta.

Il punto di partenza è il fallito sabotaggio dell’aeroporto di Lipsia, all’inizio di agosto. Dopo l’episodio, la testata investigativa online The Insider ha indicato alcuni presunti componenti della rete legata al GRU: Oleg Levushkin come organizzatore, Andrei Karshakov come autore del «drone inerte» e Roman Kovalevsky come collaboratore dal ruolo non chiarito. Per l’autrice, Lipsia è uno dei casi che rendono espliciti due tratti dell’attività ibrida russa.

Il primo riguarda gli agenti a perdere. Come ha sostenuto l’ex ambasciatrice statunitense presso la NATO Julianne Smith, Mosca sembra disposta a condurre operazioni in cui il proprio coinvolgimento è difficile da negare. La plausibile negabilità, tipica del vecchio modello di intermediari, resta utile ma non è più un requisito. Operatori inesperti e privi di addestramento sono sostituibili, e questo preserva la capacità complessiva della rete. Inoltre, stabilire la responsabilità di uno Stato non determina di per sé quale risposta sia adeguata: la Russia può tollerare una certa esposizione, spostare l’incertezza sull’attribuzione all’interno di una campagna più ampia e sondare la soglia di reazione dell’Alleanza.

Il secondo tratto è la distruzione come leva per imporre costi. Quando le minacce di ritorsione nucleare mirata, ripetute per scoraggiare il sostegno europeo a Kiev, non appaiono più credibili, il sabotaggio offre un’altra via. Non sostituisce la deterrenza e non modifica la politica estera degli avversari, ma dirotta risorse e aumenta il prezzo della resilienza delle infrastrutture alleate. Il rendimento strategico sta nei costi accumulati, non nel successo della singola operazione.

Insieme, i due elementi preservano ciò che l’autrice chiama optionality, cioè la possibilità di variare le operazioni di sondaggio senza vincolarsi a una linea né rischiare lo scontro diretto, sfruttando le diverse percezioni tra gli Alleati. È qui che si inserisce un possibile «quarto membro» della rete: Claude, il modello di Anthropic.

Il rapporto di Anthropic sulle minacce, del settembre 2026, descrive un attore di spionaggio legato alla Russia che impiegava flussi di lavoro basati sull’IA per condurre intrusioni contro obiettivi governativi, diplomatici e della difesa in Ucraina e in Europa. Gli agenti verificavano se il malware fosse stato rilevato e, in caso positivo, lo modificavano e lo ricostruivano prima di rilasciarlo di nuovo. La campagna non era però pienamente autonoma: gli operatori umani conservavano la direzione, comprese le scelte sugli obiettivi. In un caso distinto, Anthropic ha individuato attori basati in Russia che usavano Claude Code per sviluppare e collaudare il software di uno sciame di droni autonomo, con funzioni di selezione e ingaggio dei bersagli.

Da questi episodi l’autrice ricava un ciclo adattivo: una risposta difensiva non obbliga più l’attaccante a fermarsi e a ideare a mano un nuovo approccio. Con un modello dipendente dall’uomo, ogni tentativo richiede tempo, competenze e attenzione dell’operatore; un agente con un obiettivo assegnato può invece provare alternative, valutare gli esiti e correggersi di continuo. Applicato a più ambienti, il mantenimento dei punti di pressione diventerebbe più economico e persistente anche quando i singoli tentativi vengono scoperti.

Il 13 ottobre il capo dell’MI5 Ken McCallum ha accennato a rischi affini: la Russia ricorre a intermediari criminali e volontari perché la rete occulta tradizionale si è degradata, mentre terroristi sono stati sorpresi a cercare di usare l’IA per metodi di ricognizione e attacco. Fasel precisa che non vi sono prove di agenti autonomi già impiegati per gestire una campagna coordinata contro le soglie di risposta della NATO, e che Mosca non ha adottato l’autonomia come strategia deliberata. Gli agenti possono fallire o produrre attività priva di valore, e le decisioni su obiettivi, bersagli e rischio accettabile restano umane.

Per la NATO, ne discende l’esigenza di valutare le serie di attività e non ogni incidente come problema tecnico isolato. La neutralizzazione toglie l’accesso e costringe l’avversario a ricostruire, ma potrebbe non scoraggiare se l’adattamento costa meno. Le risposte devono unire intervento tecnico, cooperazione di intelligence, azione giudiziaria e misure finanziarie contro le reti di supporto, in linea con il nuovo quadro di deterrenza di RUSI. Resta agli Alleati sciogliere le differenze di percezione, perché una stessa operazione può avere effetti diversi sulle reti nazionali ed essere ricondotta alla medesima campagna solo col tempo.

Il commento di GrNet.it

Nel rapporto di Anthropic del settembre 2026 gli agenti ricostruivano il malware rilevato, ma la scelta degli obiettivi restava agli operatori umani, ed è questo confine a contare più della parola autonomia. Chi legge dovrebbe tenere separato ciò che è documentato (ricostruzione automatica degli strumenti, sviluppo e collaudo del software per lo sciame di droni), ciò che è soltanto ipotizzato (una campagna gestita da agenti per sondare le soglie NATO) e ciò che l’autrice stessa dichiara non provato. Per l’Italia l’implicazione operativa è che una difesa costruita incidente per incidente, come tipicamente avviene nelle strutture cyber nazionali, rischia di inseguire un avversario che corregge il tiro più in fretta di quanto si rediga un rapporto. Resta aperto se sia realistico un coordinamento tra Alleati sulla lettura dei fenomeni quando, come nota l’articolo, gli stessi effetti vengono interpretati in modo diverso da una capitale all’altra.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 29 ottobre 2026

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