Coesione sociale, il pilastro senza fondi della resilienza europea

Secondo un commentary pubblicato dal think tank londinese RUSI e firmato da Fleur Auzimour Just, la coesione sociale è l’unico pilastro della Hybrid Toolbox dell’Unione europea privo di finanziamenti propri. L’autrice sostiene che contrastare la guerra ibrida russa significhi costruire questa coesione a livello locale, dove le tensioni tra gruppi si manifestano concretamente.
Il testo parte da due settimane a cavallo tra luglio e agosto. Un’esplosione ha danneggiato una fabbrica di armi in Italia e un incendio una fabbrica analoga in Bulgaria, entrambe fornitrici di munizioni all’Ucraina. All’aeroporto di Lipsia, in Germania, è stato sventato un attacco con drone contro un aereo di rifornimento per Kiev. La disinformazione, scrive l’autrice, ha inoltre contribuito a spingere più di 70.000 giovani marocchini sulla spiaggia di Ceuta, accentuando le divisioni europee sulla migrazione.
La capacità russa di nuocere, osserva Auzimour Just, dipende in larga parte dalle vulnerabilità europee. Le tattiche ibride non mirano soltanto alle infrastrutture ma alle società, con due obiettivi. Il primo è demoralizzare: sabotaggi, campagne di disinformazione sul presunto declino delle democrazie liberali e interferenze elettorali, citate per Germania e Ungheria, erodono la fiducia tra Stati e cittadini. Il secondo è dividere, facendo leva su rancori già esistenti. Tra gli esempi figurano l’incendio doloso alla residenza privata dell’allora premier britannico, seguito da una campagna russa di amplificazione, e le teste di maiale davanti a nove moschee di Parigi.
I governi, rileva l’autrice, non ignorano il problema, ma si fermano alla disinformazione. L’Ue punta su verifica dei fatti, alfabetizzazione mediatica e regolazione delle piattaforme. La Polonia combina monitoraggio dei social in tempo reale e formazione di giornalisti e ONG, mentre la Svezia ha un’Agenzia di difesa psicologica e un approccio che coinvolge l’intera società. Francia ed Estonia investono rispettivamente in sistemi di rilevamento e in educazione mediatica obbligatoria.
La bussola strategica dell’Ue del 2022 riconosce la necessità di rafforzare la resilienza sociale, ma né la Toolbox del 2022 né l’aggiornamento del 2026 destinano fondi o programmi alla coesione a livello comunitario. La strategia di sicurezza nazionale tedesca del 2023 la include tra i nove interessi di sicurezza, con scarso dettaglio e attuazione in ritardo. La revisione strategica francese del 2025 la cita come obiettivo, ma nella pratica prevalgono smascheramento e protezione cibernetica. Manca ovunque, nota il commentary, un piano per le comunità già in tensione.
L’esempio polacco mostra il limite dell’approccio. Campagne russe attribuiscono agli ucraini gli oneri economici del Paese, mentre i dati governativi indicano che versano in tasse e contributi più di quanto ricevano in prestazioni. Il governo li ha diffusi ampiamente senza attenuare le ansie locali, perché le correzioni vengono filtrate da convinzioni politiche e rancori personali. Anche l’alfabetizzazione mediatica ha effetti più marcati in programmi prolungati, soprattutto tra gli universitari, e documentati come scarsi sulle convinzioni legate a identità o risentimento.
La proposta è dotare i comuni di un kit con tre componenti. Il primo è una mappatura delle vulnerabilità, che individui dove un’alta fragilità strutturale incontra una forte esposizione a operazioni di influenza straniera. Il secondo è un programma di formazione per le amministrazioni locali su mediazione e dialogo facilitato, de-escalation, controllo delle voci e pianificazione della ripresa, per evitare risposte affidate soltanto alla polizia. Il terzo è l’istituzione, nei comuni più vulnerabili, di reti comunitarie di risposta rapida, composte da persone autorevoli dei diversi gruppi.
La scelta del livello locale poggia sui dati dell’OECD Trust Survey e dell’Eurobarometro: in molti Paesi europei, non in tutti, la fiducia nel governo nazionale è inferiore a quella nelle autorità locali, con uno scarto costante intorno ai 6 punti percentuali. Secondo l’autrice la sollecitudine è necessaria, perché una percezione prolungata di crisi accresce il senso di minaccia tra gruppi e porta le comunità a chiudersi, anche senza ulteriori azioni dirette di Mosca.
Il commento di GrNet.it
Il commentary non quantifica il costo del kit per i comuni né indica chi dovrebbe finanziarlo, ed è un vuoto che pesa per l’Italia: amministrazioni locali chiamate a gestire tensioni tra gruppi avrebbero bisogno di un raccordo chiaro con le forze dell’ordine, e il testo evita proprio di definirlo. Resta aperta anche la validità della mappatura proposta, perché l’unico caso concreto riportato, quello polacco, mostra l’insufficienza della smentita ma non come si misurerebbe l’efficacia della mediazione. Va infine ricordato che lo scarto di fiducia di circa 6 punti a favore degli enti locali vale, dice l’autrice stessa, solo in molti Paesi e non in tutti, e per l’Italia andrebbe verificato prima di costruirvi sopra una politica.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 20 ottobre 2026






