Nuove sanzioni russe alla Camera Usa: tariffe fino al 100% su chi compra energia da Mosca

Serve davvero a indebolire Vladimir Putin una legge che concede al presidente il potere di imporre dazi fino al 100% su chiunque commerci con la Russia? Secondo Responsible Statecraft, il testo approvato giovedì dalla Camera dei rappresentanti statunitense rischia di produrre l’effetto opposto, aumentando i prezzi dell’energia senza incidere sulla determinazione del Cremlino.
La legge, presentata per la prima volta dal senatore repubblicano Lindsey Graham nel 2025 e già approvata dal Senato con un voto ampiamente favorevole, attende ora la firma del presidente Donald Trump. Il provvedimento estende inoltre le sanzioni contro l’Iran e attribuisce all’esecutivo il potere di imporre tariffe fino al 100% a qualunque paese figuri tra i primi cinque acquirenti di petrolio e gas russi, oppure tra i primi cinque stati che, secondo una definizione vaga, «facilitano» l’elusione delle sanzioni.
Il voto ha visto una spaccatura interna a entrambi gli schieramenti. Cinquantotto democratici hanno sostenuto il testo nonostante l’opposizione del leader di minoranza Hakeem Jeffries, mentre sette repubblicani hanno votato contro. Al Senato, tra gli undici voti contrari, l’unico repubblicano è stato Rand Paul, che in un intervento su Responsible Statecraft aveva definito una versione precedente del provvedimento — con tariffe fino al 500% — capace di provocare «una calamità economica di dimensioni mai viste prima nel nostro Paese».
Tra i democratici critici, il deputato Gregory Meeks ha sostenuto in commissione regole che Trump «non imporrà nuove sanzioni severe alla Russia», ma otterrà «un’ampia autorità per applicare tariffe e alzare i prezzi su beni provenienti da paesi di tutto il mondo, ben oltre la Russia e i suoi clienti energetici», con il costo che finirà sulle famiglie americane e non su Putin. Sulla stessa linea la deputata Suzan DelBene, secondo cui la legge «non fa nulla per punire davvero la Russia» e si limita a rafforzare i poteri unilaterali del presidente, che già dispone dell’autorità per sanzionare Mosca ma non la esercita.
I sostenitori del provvedimento lo hanno descritto come «la nostra occasione di stare dalla parte giusta della storia» e come elemento «cruciale per il sostegno e la difesa dell’Ucraina, che combatte in prima linea per il mondo libero».
Richiamando un’analisi precedente firmata da Jennifer Kavanagh su Responsible Statecraft, l’articolo osserva che dopo quattro anni e mezzo di guerra le pressioni economiche hanno inciso poco sui calcoli di Putin, che considera il conflitto esistenziale per sé e per la Russia e si è mostrato in gran parte insensibile alle leve economiche. Kavanagh sostiene che la nuova normativa rischia di rafforzare sia la narrazione russa di un conflitto per procura contro l’Occidente, sia il convincimento del Cremlino che Washington punti più a indebolire Mosca che a favorire un negoziato di pace. Il riferimento è al percorso diplomatico avviato con l’invio degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kyiv, e alla riluttanza già espressa da Trump lo scorso anno verso nuove sanzioni per timore di ostacolare gli sforzi diplomatici in corso.
Il commento di GrNet.it
L’embargo petrolifero contro la Rhodesia negli anni Settanta insegna che le sanzioni economiche funzionano quando isolano davvero un regime dai mercati alternativi, non quando spingono i paesi terzi verso circuiti commerciali paralleli. Qui il meccanismo tariffario rischia di colpire proprio quei paesi terzi — inclusi partner europei che acquistano energia da fornitori diversificati — più che Mosca stessa, che ha già ricostruito rotte di esportazione verso Asia e altri mercati. Per l’Italia, che dipende ancora da flussi energetici globali sensibili a shock tariffari improvvisi, la vicenda conferma quanto le misure punitive decise a Washington possano generare effetti collaterali non calcolati su economie alleate. Resta aperta la domanda posta dagli stessi oppositori del provvedimento all’interno del Congresso americano: se l’esecutivo dispone già degli strumenti per colpire Mosca, a cosa serve normativamente aggiungere una leva che sposta il peso politico sulle importazioni globali anziché sul comportamento russo.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 17 settembre 2026



