Francia 2027: cosa cambierebbe per l’Europa con una presidenza di estrema destra
Secondo un episodio della serie podcast Making Defence European Again dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), la prospettiva di una presidenza francese di estrema destra nel 2027 pone interrogativi strutturali sul futuro della cooperazione europea in materia di sicurezza e difesa. Il formato coinvolge quattro ricercatori dell’istituto: Célia Bélin, responsabile dell’ufficio di Parigi, Jana Kobzová, co-direttrice del programma di sicurezza europea, Marta Prochwicz Jazowska, vice-responsabile dell’ufficio di Varsavia, e Paweł Zerka.
Il filo conduttore della conversazione è la domanda su cosa significherebbe, in termini concreti, un governo guidato da Jordan Bardella o Marine Le Pen per la NATO, per l’Unione Europea e per la capacità dell’Europa di agire in modo coerente sulla scena internazionale. I ricercatori esaminano come le pressioni politiche ed economiche interne stiano già ridisegnando i contorni della politica estera francese, indipendentemente dall’esito elettorale del 2027.
Uno dei nodi centrali riguarda il nazionalismo crescente e le sue implicazioni per il processo di integrazione europea. Un approccio più unilaterale alla difesa, sostengono gli autori, non sarebbe semplicemente una variazione di stile: potrebbe alterare in modo sostanziale la leadership franco-europea che ha storicamente sorretto l’architettura di sicurezza del continente.
La discussione affronta anche la dimensione alleata: come i partner europei della Francia possono prepararsi a scenari politici diversi a Parigi, e quali margini di risposta collettiva esistono nel caso in cui la Francia dovesse ridurre il proprio impegno nelle strutture multilaterali. La prospettiva di Varsavia, portata da Prochwicz Jazowska, introduce una lettura est-europea della questione, che tende a valutare con maggiore apprensione qualsiasi indebolimento della coesione atlantica.
Il podcast si inserisce in una serie in quattro puntate dedicata alle sfide che ridefiniscono la difesa europea, prodotta con il sostegno parziale dell’Open Society Foundations. A corredo dell’episodio, l’ECFR ha pubblicato un documento separato intitolato If Bardella wins: Scenarios for a far-right presidency in France, che approfondisce gli scenari operativi di una tale transizione politica, e un policy brief più ampio dal titolo Making Defence European Again.
Il quadro che emerge dalla conversazione non è quello di una rottura immediata, ma di una deriva progressiva: un governo di estrema destra a Parigi potrebbe non abbandonare formalmente le alleanze esistenti, ma svuotarle di contenuto attraverso scelte selettive, veti o un disimpegno graduale dalle iniziative di difesa comune. È questa la traiettoria che i ricercatori invitano gli alleati a considerare con anticipo, prima che i margini di adattamento si restringano.
Il commento di GrNet.it
L’asse Parigi-Berlino ha retto l’architettura europea della difesa per decenni, ma è sempre stato un asse asimmetrico: la Francia vi portava la deterrenza nucleare e la proiezione strategica, la Germania il peso economico. Un governo francese che riduca l’impegno multilaterale non lascerebbe un vuoto simmetrico, ma toglierebbe alla costruzione europea proprio la componente di credibilità militare che nessun altro membro è in grado di sostituire nel breve periodo. Per l’Italia, che ha storicamente bilanciato l’influenza francese nel Mediterraneo cercando al tempo stesso di non isolarsi da Parigi, uno scenario di questo tipo richiederebbe una revisione delle priorità di posizionamento, non solo aggiustamenti tattici. Vale la pena seguire con attenzione i documenti di scenario che l’ECFR sta producendo in parallelo al podcast: offrono una base analitica più solida rispetto alla sola discussione pubblica.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 1 luglio 2026



