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Zelensky e Trump a New York, un incontro senza svolta secondo Responsible Statecraft

L’incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite segna davvero una svolta nel negoziato sull’Ucraina? Per Ian Proud, analista di Responsible Statecraft, la risposta è negativa: dietro l’ottimismo di facciata non emerge alcun progresso sostanziale, solo l’ennesima ipotesi di un futuro vertice tra Zelensky e Vladimir Putin.

Il colloquio a New York è durato 40 minuti. Zelensky ha dichiarato: «Spero che porremo fine a questa guerra, e il presidente Trump ci aiuterà a farlo», aggiungendo che l’obiettivo è chiudere il conflitto prima dell’inverno. Secondo il New York Times, Trump avrebbe annuito e ripetuto le sue parole con approvazione, ma senza che ne seguisse alcun impegno concreto.

Proud ricorda che Trump aveva promesso di risolvere la guerra in 24 ore, un obiettivo mancato, mentre la guerra in Iran ha indebolito l’immagine militare americana e spinto l’economia globale verso una fase recessiva. A ciò si aggiunge l’eredità lasciata dal senatore Lindsey Graham, ormai scomparso: il rischio di una nuova guerra tariffaria contro Cina e India a poche settimane dalle elezioni di metà mandato.

Sul fronte energetico, Trump avrebbe chiesto a Zelensky di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, viste le pressioni sui prezzi del diesel, ma la richiesta è rimasta inascoltata. Nella conferenza stampa successiva, Zelensky ha anzi affermato che il tema non è stato affrontato durante l’incontro.

La guerra, scrive Proud, resta intrappolata in un ciclo di ritorsioni reciproche sulle infrastrutture energetiche, in cui la Russia dispone di risorse economiche, energetiche, industriali e demografiche sufficienti a reggere più a lungo dell’Ucraina. Dopo la Yalta Economic Security Conference di Kiev di settembre, Zelensky chiede sostegno occidentale continuo, in armi e finanziamenti, almeno fino ad aprile 2026.

L’autore segnala inoltre i limiti industriali statunitensi: le scorte di intercettori THAAD sarebbero scese dell’80% dall’inizio del conflitto con l’Iran, quelle di Patriot di due terzi. Un’eventuale tregua energetica, evocata da Trump nell’incontro, appare improbabile perché per Mosca privare i cittadini russi di benzina pesa politicamente meno che privare le città ucraine di calore e luce in inverno.

Sul fronte mediorientale, Proud osserva che il conflitto con l’Iran non si è chiuso: gli Houthi controllerebbero ormai la sponda orientale del Bab al-Mandeb, di fronte alla base statunitense di Gibuti, dove ha sede anche l’unico avamposto militare cinese all’estero. Sul piano commerciale, la nuova legge sulle sanzioni lascia a Trump la scelta tra firmarla per motivi di sicurezza nazionale o reimporre tariffe fino al 100% su Cina e India, con il rischio di scaricare i costi sui consumatori americani, come già mostrato da un’analisi del 2025 sul trasferimento del 90% dei dazi ai prezzi finali.

Proud richiama la valutazione di John Mearsheimer secondo cui la guerra sarà decisa da Mosca sul campo di battaglia, con la perdita del Donetsk per Kiev. Un sondaggio citato indica che quasi il 70% degli ucraini si attende una sostituzione di Zelensky a guerra finita, in un paese dove circa metà della popolazione adulta rimasta è pensionata.

Il commento di GrNet.it

Una batteria Patriot rimasta senza intercettori in Giordania, mentre le scorte statunitensi di THAAD sono crollate dell’80% dall’inizio della guerra contro l’Iran, è l’immagine industriale più concreta offerta da questa analisi. Il dato segnala un problema che riguarda anche i partner europei della NATO, Italia compresa: la base produttiva della difesa occidentale non sembra dimensionata per sostenere più fronti ad alta intensità in parallelo. Proud ne trae una conclusione politica, non solo militare: Washington non può promettere a Kiev armamenti che l’industria non è in grado di consegnare in tempi brevi. Resta aperta la domanda se l’Europa, chiamata a colmare eventuali vuoti lasciati da Washington, disponga di margini produttivi meno tesi o soffra degli stessi vincoli di scorte e capacità industriale.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 23 settembre 2026

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