Guardia di Finanza

Usura e riciclaggio: quattro misure cautelari e sequestri per oltre 700 mila euro

Tassi fino al 1.260% annuo, un prestanome costretto a vendere la casa, 14 persone indagate

Bari, 20 ottobre 2026. La Guardia di finanza di Bari ha eseguito quattro misure cautelari personali, tre in carcere e una ai domiciliari, nell’ambito di un procedimento della Procura di Trani per i reati di usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e abusiva attività finanziaria. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Trani su richiesta della Procura. Le misure sono in esecuzione dalla prima mattina di oggi.

Secondo l’ipotesi accusatoria, le indagini, coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bari, hanno ricostruito una «rete» di prestiti usurari praticati da tre soggetti, anche con atti di intimidazione ed estorsivi. Il lavoro si è basato su complesse investigazioni bancarie e patrimoniali.

Le vittime sono di due tipi. Da un lato ci sono persone fisiche, spesso ludopatiche, che avrebbero ottenuto prestiti di poche centinaia di euro, reinvestiti sistematicamente nel «gioco legale» (VLT e slot machine) in punti gioco installati all’interno di locali commerciali gestiti dagli usurai.

Dall’altro lato, piccoli imprenditori e artigiani in difficoltà finanziaria, esclusi dai tradizionali canali del credito, si sarebbero rivolti agli usurai per importi da 1.000 fino a 80 mila euro, pagando tassi di interesse variabili tra il 60% e il 1.260% annuo.

Per rientrare in possesso delle somme prestate, gli usurai, anche avvalendosi della collaborazione di altri soggetti, avrebbero minacciato e schiaffeggiato un imprenditore. In un’altra circostanza una vittima sarebbe stata costretta a stipulare un contratto preliminare di vendita della propria abitazione a beneficio di un prestanome. Nel contratto era indicato che parte della somma pattuita era già stata versata dall’acquirente in separata sede, senza che fossero specificati i canali finanziari utilizzati.

Gli sviluppi investigativi avrebbero inoltre portato alla luce la condotta di uno degli indagati principali. Secondo l’impostazione accolta dal Gip, allo stato e fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa, l’uomo, già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale antimafia, avrebbe intestato fittiziamente beni immobili e quote di tre società, una attiva nel settore delle costruzioni e due nel commercio di autoveicoli, a soggetti a lui vicini, mantenendone di fatto l’amministrazione.

Ulteriori contestazioni riguardano i soci prestanome, che si sarebbero consapevolmente prestati a impiegare nelle attività economiche somme provenienti dai delitti commessi dal prevenuto. Quest’ultimo è accusato di autoriciclaggio per il reimpiego delle stesse somme. Le tre società sono indagate per responsabilità amministrativa dipendente da reato, connessa all’articolo 25-octies del decreto legislativo 231 del 2001, in materia di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Sono in corso di esecuzione anche misure cautelari reali e sequestri preventivi d’urgenza di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per oltre 700 mila euro, quale profitto dei reati contestati, oltre che delle quote delle tre società interessate.

In totale le persone indagate sono 14. Quattro di loro sono accusate di favoreggiamento, per avere aiutato uno degli usurai a sottrarsi alle investigazioni in corso da parte dell’autorità giudiziaria.

L’operazione, svolta in stretta sinergia con l’autorità giudiziaria, si inserisce nel quadro delle attività di tutela della legalità economico-finanziaria e di contrasto agli illeciti che sfruttano la vulnerabilità di cittadini e imprenditori in difficoltà economica. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli elementi acquisiti hanno natura provvisoria.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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