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Francia tra rivolte e debito a sei mesi dalle presidenziali del 2027

«Riforma sì, caos no»: con queste parole, nel maggio 1968, il primo ministro Georges Pompidou riassunse ai giornalisti l’orientamento del presidente Charles de Gaulle. Il richiamo chiude un commento di Chatham House, che lo usa per misurare la posizione di Emmanuel Macron. Secondo il think tank londinese, le violenze del fine settimana e il debito in crescita mostrano una Francia in difficoltà a sei mesi dall’elezione presidenziale del 2027, con ricadute possibili sull’intera Europa.

Il commento parte da un contrasto. Tre settimane dopo la visita di Papa Leone XIV, vissuta in modo pacifico, il Paese ha offerto auto in fiamme, negozi saccheggiati, scontri con la polizia e il municipio storico di Limoges avvolto dalle fiamme. Per l’autore sono due immagini di una società divisa e in crisi di fiducia, con un’ansia per il futuro legata a un mondo plasmato da algoritmi e tecnologie impersonali.

La protesta era nata tra gli studenti delle superiori, contro il peggioramento delle condizioni di insegnamento e la carenza di personale. Si sono aggiunti gli universitari, i sindacati e i reduci dei «gilet gialli», mentre le rivendicazioni si allargavano al costo della vita e al declino dei servizi pubblici. Il 17 ottobre, secondo il ministero dell’Interno, hanno sfilato circa 550.000 persone, secondo gli organizzatori 800.000: una delle mobilitazioni più estese dalle proteste del 2023 contro la riforma delle pensioni, poi abbandonata.

La maggioranza dei manifestanti è rimasta pacifica, ma alcuni giovani sono rimasti gravemente feriti negli scontri con la polizia. Le loro richieste sono state presto coperte dai disordini: saccheggi, aggressioni agli agenti, edifici pubblici incendiati. Il governo ha imposto il coprifuoco nei quartieri più sensibili di Parigi e di altre grandi città, in previsione di nuove tensioni nel prossimo fine settimana.

Episodi simili non sono un’esclusiva francese. Anche Milano ha subito proteste e saccheggi, e il governo italiano ha appena approvato nuove norme antisommossa; la Gran Bretagna aveva conosciuto rivolte diffuse nell’estate 2024. Per la Francia, però, la congiuntura è particolarmente sfavorevole. Il debito pubblico si avvicina al 119 per cento del PIL, la crescita è debole, il disavanzo è il quarto più alto dell’eurozona e i costi di finanziamento salgono. Dal 2024 Parigi è inoltre sotto procedura per disavanzo eccessivo della Commissione europea, e lo stallo parlamentare seguito allo scioglimento dell’Assemblea nazionale nello stesso anno rende quasi impossibile ripristinare la disciplina di bilancio.

Si aggiunge la questione dei danni, stimati oltre 1,2 miliardi di euro. Un nuovo schema assicurativo contro le sommosse, previsto per il 2027, potrebbe far salire i premi dei piccoli commercianti, con il rischio di accrescere il senso di ingiustizia che alimenta il malcontento. Le immagini dei disordini hanno intanto innescato una vendita di titoli di Stato francesi. Chatham House precisa che al momento non esistono prove consolidate di interferenze di attori esterni, anche se potenze ostili potrebbero vedervi un’occasione. L’ex primo ministro Gabriel Attal ha proposto restrizioni temporanee ai social network durante le sommosse, mentre il ministro della Difesa italiano ha attribuito i disordini di Milano a una «guerra ibrida contro l’Occidente» condotta attraverso TikTok, social media e YouTube.

Sul piano politico, Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha rafforzato il proprio discorso su legge e ordine, mentre Jean-Luc Mélenchon denuncia la violenza istituzionalizzata della polizia. Nei sondaggi restano i favoriti per il ballottaggio. L’autore accosta il caso alla Germania, dove Alternative für Deutschland (AfD), al 20,8 per cento nel 2025, oggi è stimata intorno al 28-30 per cento. Le cause del disagio non coincidono: a Berlino pesano il modello industriale, i costi energetici, la concorrenza cinese, l’immigrazione e il timore di perdere l’identità. La domanda, però, è la stessa: i partiti tradizionali possono ancora difendere il tenore di vita e indicare un futuro credibile?

Il patto sociale europeo, ricorda il testo, si fondava sull’attesa di prosperità crescente e di un avvenire migliore per i figli. Oggi quell’attesa è indebolita dalla competizione globale e dall’intelligenza artificiale, che minaccia professioni per cui i giovani si sono preparati a lungo. Per l’Unione europea la posta è alta: Le Pen ha dichiarato di non temere uno scontro con Bruxelles sul bilancio comunitario, mentre l’AfD chiede la fine del sostegno all’Ucraina e la normalizzazione dei rapporti economici con Mosca, gas incluso. Una frammentazione politica ulteriore a Parigi e a Berlino, avverte Chatham House, indebolirebbe la resilienza europea proprio quando servono un fronte unito sulla difesa, la deterrenza verso la Russia e il rilancio della competitività. A Macron restano sei mesi per evitare che il suo lascito si riassuma nella formula opposta a quella di Pompidou: riforma no, caos sì.

Il commento di GrNet.it

Nella dottrina NATO la minaccia ibrida presuppone un regista che coordina strumenti diversi contro un bersaglio, e l’attribuzione ne è parte integrante, non un dettaglio da chiarire dopo. Per questo la formula del ministro della Difesa italiano sui disordini di Milano, riportata da Chatham House accanto all’assenza di prove consolidate di interferenze esterne, va tenuta distinta dai fatti accertati: finché manca l’attribuzione resta una lettura politica. Il rischio è trattare come questione di difesa un problema di ordine pubblico e di coesione sociale, e caricare Forze armate e intelligence di compiti che spettano ad altri. Resta da vedere se le nuove norme italiane antisommossa tracceranno questo confine con la stessa nettezza.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 21 ottobre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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