Cooper: la Gran Bretagna deve diventare una superpotenza convocante

Trincee di cemento scavate per chilometri lungo il fianco orientale della NATO, donne sudanesi sopravvissute alle atrocità della guerra civile, imprenditori del Golfo alle prese con lo Stretto di Hormuz bloccato: sono le tappe di un viaggio istituzionale che il segretario agli Esteri britannico Yvette Cooper racconta in un intervento pubblicato da Chatham House per illustrare la propria lettura dell’instabilità globale e il ruolo che il Regno Unito dovrebbe assumere.
Cooper descrive un mondo attraversato da una tempesta simultanea di instabilità geopolitica, coercizione economica, cambiamento climatico e trasformazione tecnologica. Nel 2025, scrive, i conflitti armati attivi hanno raggiunto il numero più alto dal 1945, con quasi 120 milioni di persone in fuga dalle proprie case. A questo si aggiungono minacce ibride e cyber che raggiungono il Regno Unito in forme imprevedibili, oltre alla riduzione del ruolo statunitense come garante della sicurezza globale.
Sul piano economico, la ministra segnala lo spostamento del baricentro globale verso Cina e India, il potere crescente delle grandi aziende tecnologiche e la ritrattazione delle regole commerciali multilaterali da parte delle economie maggiori. La Cina, quarto partner commerciale britannico, rappresenta al tempo stesso una minaccia significativa sul piano della sicurezza informatica.
Cooper individua quattro errori strategici commessi da Londra negli ultimi decenni: il taglio dell’8 per cento in termini reali al bilancio della difesa nel 2010, rimasto senza correzioni per quasi un decennio nonostante l’annessione russa della Crimea nel 2014; la gestione superficiale della globalizzazione, con dipendenze eccessive da pochi paesi per energia e materie prime critiche; la sopravvalutazione dell’influenza britannica, culminata nell’uscita dall’Unione Europea senza un piano di sostituzione delle relazioni perdute; infine la mancata onestà pubblica sui dilemma di politica estera, con l’esempio di David Cameron incapace di argomentare pubblicamente la permanenza nell’UE.
Dal luglio 2024, sostiene l’autrice, il governo laburista ha invertito la rotta: aumento della spesa per la difesa al ritmo più rapido dal periodo della Guerra Fredda, nuovi accordi commerciali con India, Golfo, Europa e Stati Uniti, ricostruzione dei rapporti europei, sostegno alla Ucraina attraverso la Coalition of the Willing, riconoscimento dello Stato di Palestina. Cita inoltre la mobilitazione di una coalizione di 40 paesi per difendere la libertà di navigazione dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, e il rafforzamento della missione NATO nell’Artico dopo le tensioni sulla sovranità della Groenlandia.
Per il futuro, Cooper indica tre direttrici: rafforzare la resilienza sovrana con un percorso chiaro verso il 3 per cento del PIL in spesa per la difesa e maggiore sicurezza energetica ed economica; praticare una diplomazia più assertiva, puntando su un Regno Unito come «potenza convocante» capace di aggregare coalizioni flessibili, dall’AUKUS al CPTPP fino ad accordi ad hoc con la Francia su Ucraina e Hormuz; guidare il dibattito internazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, ambito in cui Londra si colloca terza al mondo per sviluppo tecnologico dopo Stati Uniti e Cina.
Il commento di GrNet.it
Una domanda attraversa l’intero intervento senza ricevere risposta operativa: come si finanzia concretamente il salto dal riarmo dichiarato al 3 per cento di PIL promesso, in un bilancio già sotto pressione per welfare e ricostruzione post-Brexit? Cooper elenca capacità sovrane, alleanze convocate e principi di politica estera, ma lascia sullo sfondo la questione industriale: quali cantieri, quali linee di produzione, quali tempi di consegna sostengono l’ambizione dichiarata. Per l’Italia, che affronta dilemmi simili tra impegni NATO e vincoli di bilancio, il caso britannico mostra quanto la retorica della «potenza convocante» rischi di restare tale senza una base industriale capace di tradurla in capacità reali e verificabili. Vale la pena osservare, nei prossimi mesi, se il Defence Investment Plan citato da Cooper si tradurrà in ordini concreti o resterà un orizzonte programmatico.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 3 luglio 2026




