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Sanzioni massime e escalation militare: il rischio della «pressione massima» americana

Secondo un’analisi pubblicata da Chatham House, la strategia delle sanzioni cosiddette «maximum pressure» – imposte dagli Stati Uniti su Cuba, Iran, Corea del Nord, Siria e Venezuela durante la prima amministrazione Trump – crea una dinamica pericolosa verso l’escalation militare quando non raggiunge i suoi obiettivi di cambio di regime. L’articolo sostiene che il fallimento economico, combinato con una retorica politica che rende diplomaticamente impossibile la marcia indietro, genera inevitabilmente una spinta verso soluzioni militari.

La storia recente offre evidenze concrete di questo meccanismo. Nel caso del Venezuela, le sanzioni imposte a partire dal 2019 non hanno provocato il crollo del governo Maduro nonostante le promesse dell’allora consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Quando gli strumenti economici si sono esauriti, l’amministrazione Trump ha autorizzato un’operazione di forze speciali che ha catturato Maduro il 3 gennaio 2026, sostituendolo con una leadership più docile. Analogamente, il ritiro dal trattato nucleare JCPOA con l’Iran nel primo mandato Trump non ha portato a un nuovo accordo; al contrario, il ritorno alla Casa Bianca nel 2026 ha condotto a una guerra vera e propria.

Uno studio Chatham House del 2025 rivela che su 858 sanzioni applicate da paesi occidentali con obiettivi dichiarati di democrazia e diritti umani, 522 risultano ancora in corso o hanno fallito. L’embargo su Cuba, imposto nel 1962 e codificato due volte in legge dal Congresso americano, è rimasto in vigore per 65 anni senza produrre alcun cambio di regime. Eppure, quando il presidente Biden ha tentato di allentare le sanzioni, le critiche di «debolezza» hanno reso politicamente impossibile una vera normalizzazione.

Cuba rappresenta il prossimo banco di prova. Nel gennaio 2026, dopo l’operazione in Venezuela, Trump ha minacciato un attacco diretto. L’amministrazione ha quindi intensificato la pressione bloccando il flusso di petrolio sovvenzionato che il governo venezuelano inviava a Cuba, causando blackout massici, collasso economico e diffusione di malattie. Nonostante ciò, il regime cubano rimane in piedi. Il 3 maggio 2026, Trump ha minacciato di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln nelle acque costiere cubane, anche se la guerra in Iran ha già esposto i limiti delle opzioni militari americane.

L’analisi di Chatham House suggerisce che il problema non risiede esclusivamente nella personalità del presidente, ma nella logica strutturale delle sanzioni massime senza strategie di negoziazione. Qualunque amministrazione, repubblicana o democratica, che abbia investito capitale politico in una politica sanzionatoria aggressiva rischia di essere trascinata verso l’escalation quando gli effetti economici non producono i risultati promessi. Il numero di sanzioni imposte da paesi e organizzazioni multilaterali è quasi raddoppiato tra il 2001 e il 2023, con gli Stati Uniti responsabili della maggior parte di esse.

La dinamica descritta da Chatham House rappresenta un insegnamento rilevante per la NATO e per l’Italia: le sanzioni economiche, quando non accompagnate da credibili vie di negoziazione, generano una logica di escalation che può sfuggire al controllo politico. Nel caso dell’Iran, la guerra in corso ha già dimostrato come gli strumenti militari non garantiscono gli esiti dichiarati. Per l’Europa, il rischio è di essere trascinata in conflitti regionali dove gli interessi americani divergono dai nostri, senza aver costruito preventivamente alternative diplomatiche credibili.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 8 maggio 2026

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