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Reykjavík 1986: il vertice senza accordo che aprì la strada al trattato INF

Nel pomeriggio del secondo e ultimo giorno di colloqui a Reykjavík, nell’ottobre 1986, Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev smisero di discutere di limiti agli arsenali e cominciarono a ragionare di eliminarli. Da quella scena parte Martin Di Caro, in un articolo pubblicato da Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, a 40 anni dall’incontro. La tesi è che il vertice, pur chiuso senza intesa, produsse risultati concreti e che la sua storia abbia qualcosa da dire a un’epoca di tensione nucleare e di ammodernamento accelerato delle armi.

L’incontro non doveva essere un vertice formale. Secondo la ricostruzione di Archie Brown, Gorbachev scelse la capitale islandese perché stava a metà strada tra le due capitali e nessuna grande potenza se ne sarebbe offesa. Nell’invito scritto a Reagan chiedeva un colloquio riservato e franco, anche di un solo giorno, con ogni altro tema messo da parte. Altri temi, però, gravavano sui rapporti: le guerre in Afghanistan, Nicaragua e Angola e le critiche americane sui diritti umani in Unione Sovietica.

Il percorso fu quasi interrotto da un caso di spionaggio. A fine agosto il KGB arrestò a Mosca il giornalista americano Nicholas Daniloff, in ritorsione per il fermo, da parte dell’FBI, di un dipendente sovietico alle Nazioni Unite sorpreso a cercare di carpire segreti a un’azienda della difesa statunitense. Il segretario di Stato George Shultz avvertì che non ci sarebbe stato alcun incontro finché Daniloff non fosse tornato negli Stati Uniti. Il giornalista fu rilasciato e il vertice si aprì 11 giorni dopo.

Brown ricorda che entrambi i leader, a differenza di molti alti funzionari e militari dei rispettivi Paesi, erano favorevoli in linea di principio all’abolizione di tutte le armi nucleari. Lo storico Jeffrey Engel colloca Reagan in un percorso a due tempi: un primo mandato di retorica bellicosa e riarmo, un secondo dedicato alla ricerca di migliori rapporti tra superpotenze, dopo l’arrivo di Gorbachev nel 1985. Tra le priorità del leader sovietico c’era alleggerire il peso della spesa militare sull’economia.

Sul tavolo, ricorda lo storico Odd Arne Westad, Gorbachev propose di ritirare dall’Europa tutti i missili nucleari a raggio intermedio americani e sovietici, esclusi quelli britannici e francesi, e di dimezzare i missili balistici intercontinentali purché Washington rinunciasse per dieci anni a schierare la Strategic Defense Initiative, SDI. Reagan rilanciò con l’eliminazione di tutti i missili balistici entro un decennio. Gorbachev chiese di estendere l’abolizione a ogni arma nucleare, ma sull’SDI il presidente americano non cedette. Una sintesi del Dipartimento di Stato scritta subito dopo parlò di un accordo molto ambizioso sfiorato in modo inatteso.

Il confronto diretto, osserva l’autore, creò intesa personale e slancio negoziale. L’8 dicembre 1987 a Washington i due firmarono il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, INF, che eliminò i missili balistici e da crociera a lancio terrestre, nucleari e convenzionali, con gittata tra 500 e 5.500 chilometri. Seguirono lo START I nel luglio 1991 e, nei 20 anni successivi, altri accordi, fino al New START firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev.

Oggi, scrive Di Caro, quell’impostazione è superata. Stati Uniti e Russia detengono oltre 10.000 testate, circa l’87 per cento del totale mondiale, nessun trattato bilaterale è in vigore e altri Paesi potrebbero avvicinarsi alla soglia nucleare. Lo storico Michael Kimmage, direttore del Kennan Institute, collega il declino del controllo degli armamenti dopo il 2010 al peggioramento dei rapporti tra Washington e Mosca, dovuto soprattutto alla questione ucraina, e ricorda che la spesa militare impoverì entrambe le superpotenze della Guerra fredda. L’articolo si chiude con l’auspicio di tornare alla visione espressa da Gorbachev alla firma dell’INF: fare di quella data lo spartiacque verso un’era di smilitarizzazione della vita umana.

Il commento di GrNet.it

Un negoziato che fallisce può comunque servire, e Reykjavík lo mostra meglio di molti trattati ratificati. L’articolo attribuisce quasi tutto alla volontà dei due leader e poco ai vincoli tecnici o alle resistenze degli apparati militari, che pure cita di passaggio. Resta però un dato utile per l’Europa: la proposta sovietica sui missili a raggio intermedio riguardava direttamente il continente, e oggi quella classe di sistemi non è più coperta da alcun trattato. Per l’Italia la domanda aperta è quanta parte di questa discussione si voglia trattenere al tavolo dell’Alleanza e quanta lasciarne a Washington e Mosca.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 27 ottobre 2026

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