Guardia di Finanza

Reati fiscali e riciclaggio, in carcere due presunti capi di un’organizzazione

Almeno 16 soggetti nel sodalizio; nell’ottobre 2025 misure cautelari reali per oltre 28 milioni di euro

Roma, 14 ottobre 2026 – I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito, su delega della Procura della Repubblica di Roma, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due soggetti romani, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, intestazione fittizia, riciclaggio e autoriciclaggio.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale del Riesame di Roma, è divenuto esecutivo dopo la pronuncia della Corte di Cassazione.

Uno dei destinatari della misura ha precedenti penali anche per detenzione abusiva di armi ed esercizio abusivo di scommesse. Nel 2024 era già stato sottoposto a custodia cautelare in carcere dai militari del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (Gico) del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma, per aver allestito una ingente piantagione di marijuana in un immobile della provincia di Roma. Era ritenuto, tra l’altro, in stretto contatto con una famiglia di narcotrafficanti operante nel quartiere Tor Bella Monaca.

Le indagini, condotte dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma insieme al personale del 3° Nucleo operativo metropolitano, hanno delineato l’esistenza di un’organizzazione criminale transnazionale composta da almeno 16 soggetti. Il sodalizio sarebbe dedito alla commissione di numerosi reati tributari e al successivo riciclaggio e autoriciclaggio dei proventi illeciti.

I due destinatari della misura, secondo quanto emerso finora, avrebbero ricoperto il ruolo di capi, promotori e organizzatori del gruppo.

Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione si sarebbe avvalsa di numerose società prive di effettiva autonomia economica, fittiziamente intestate a prestanome. Attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e l’indebita compensazione di crediti fiscali avrebbe generato proventi illeciti.

Le somme sarebbero state poi trasferite su conti correnti esteri, prevalentemente intestati a società riconducibili a cittadini cinesi appartenenti a una distinta organizzazione criminale. Quest’ultima, con base operativa nel quartiere Esquilino della Capitale, avrebbe gestito un centro clandestino di raccolta e consegna di denaro, operante secondo le modalità del sistema denominato «FEI CH’IEN».

A fronte del pagamento di una commissione, il sodalizio avrebbe restituito in contanti le somme precedentemente trasferite all’estero. Il meccanismo avrebbe consentito a soggetti terzi, anche riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata non romana, di occultare l’origine illecita dei capitali e di reinvestirli in attività economiche e imprenditoriali.

Nell’ambito della stessa indagine, nell’ottobre 2025 era già stata eseguita un’ordinanza di misure cautelari reali nei confronti di 78 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche. Il provvedimento riguardava beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 28 milioni di euro.

L’operazione è condotta in stretta sinergia con la Procura della Repubblica di Roma. L’analisi e la ricostruzione dei flussi finanziari rappresentano strumenti fondamentali per individuare i beneficiari effettivi delle ricchezze illecitamente accumulate, anche attraverso il ricorso a prestanome, e per prevenire l’infiltrazione di capitali di origine criminale nell’economia legale.

Il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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