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Pirateria somala nel 2026: un fenomeno diverso dal passato

Tra il collasso della pirateria somala nella prima metà del 2012 e l’inizio del 2026 erano state dirottate solo tre navi commerciali al largo del Corno d’Africa in quasi quattordici anni. Da fine aprile 2026 ne sono state sequestrate sei, quattro delle quali restano in mano ai pirati insieme a oltre sessanta marittimi di varie nazionalità. È il quadro ricostruito da Christopher Hockey in un commento pubblicato dal Royal United Services Institute, RUSI.

Gli attacchi si concentrano in due aree: la costa orientale del Puntland tra Garacad e Durdura, storica roccaforte delle reti piratesche, e il lato yemenita del Golfo di Aden. Le navi sequestrate sono state poi condotte in punti diversi della costa del Puntland, indizio del coinvolgimento di più gruppi d’azione pirata distinti.

Diversi fattori spiegano la ripresa: il ridispiegamento delle unità navali internazionali verso lo stretto di Hormuz e Bab el Mandeb per contenere le attività Houthi, l’aumento del traffico mercantile dovuto alle rotte alternative legate alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il rialzo dei prezzi del petrolio che rende più redditizi i sequestri di petroliere, e condizioni marine insolitamente calme. Pesa anche la crescente disattenzione dell’industria armatoriale, che negli ultimi anni ha ridotto gli investimenti in sicurezza: nessuna delle navi dirottate nel 2026 aveva guardie armate a bordo.

Sul territorio somalo le condizioni che favoriscono la pirateria restano immutate. Al-Shabaab controlla ampie zone del paese, lo Stato Islamico è ancora attivo in Puntland e il governo di Mogadiscio governa solo alcuni centri urbani. Le reti che sostenevano la pirateria negli anni 2000 non sono mai scomparse: si sono riconvertite in contrabbando, mantenendo legami con gli apparati di sicurezza locali.

Il punto centrale dell’analisi è che ridurre l’attuale ondata a un semplice ritorno del passato ignora l’evoluzione dell’ambiente marittimo regionale. Secondo Hockey esistono indicazioni, non confermate, di un coinvolgimento diretto degli Houthi, che avrebbero fornito addestramento, equipaggiamento e finanziamenti a gruppi pirata somali. Tre delle sei navi sequestrate quest’anno si trovavano vicino alla costa yemenita; funzionari del Puntland hanno ipotizzato legami Houthi nel sequestro della Eureka a maggio, e fonti riservate suggeriscono un finanziamento Houthi per il dirottamento della Sward, poi utilizzata come nave madre per ulteriori attacchi. L’evidenza resta circostanziale, ma una collaborazione fra Houthi e pirati permetterebbe al gruppo di colpire il traffico marittimo senza esporsi alla risposta militare che seguirebbe attacchi diretti nel Bab el Mandeb.

L’articolo segnala inoltre una possibile convergenza tra Houthi, Al-Shabaab, reti di contrabbando e cellule di Al-Qaeda nella Penisola Arabica lungo le rotte tradizionali del Golfo di Aden. I riscatti pagati quest’anno, fino a 2,7 milioni di dollari per la Sward, creano un precedente pericoloso, mentre l’alternativa della forza militare, come gli attacchi aerei turchi per liberare la Lutuf con almeno 14 morti, ha aggravato le tensioni tra Mogadiscio e Puntland. Con il futuro della missione dell’Unione Africana in Somalia incerto dopo il ritiro del sostegno statunitense, l’autore conclude che la pirateria va letta come parte di un più ampio ecosistema regionale di conflitto e contrabbando tra Iran, Yemen e Somalia.

Il commento di GrNet.it

Quanto è solido il legame tra Houthi e pirati somali descritto nell’analisi? I dati aperti offrono soprattutto indizi circostanziali: la vicinanza geografica dei sequestri alla costa yemenita, la presenza di cittadini yemeniti nei gruppi d’azione pirata, voci non confermate su addestramento e finanziamenti. Nessuno di questi elementi dimostra per ora una catena di comando comune, e la stessa RUSI lo ammette esplicitamente. Per chi pianifica la protezione del traffico mercantile nel Golfo di Aden, compresa la Marina Militare italiana impegnata in missioni di sicurezza marittima, questo significa muoversi su un’ipotesi non verificata più che su una certezza operativa. Se la convergenza tra Houthi, Al-Shabaab e reti piratesche si consolidasse, il rischio smetterebbe di essere solo economico e diventerebbe un problema di escalation regionale con riflessi diretti sulle rotte energetiche verso l’Europa.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 22 settembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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