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Le big tech americane combattono la guerra d’Ucraina senza indossare uniformi

Secondo un’analisi di Ted Snider pubblicata da Responsible Statecraft, il think tank della Quincy Institute, la guerra russo-ucraina ha mobilitato non solo armi occidentali ma un intero fronte di aziende tecnologiche statunitensi, diventate attori di fatto del conflitto senza indossare alcuna uniforme.

L’autore cita come esempio Microsoft, che questa estate ha annunciato l’estensione del proprio supporto tecnologico all’Ucraina fino alla fine del 2027, fornendo servizi digitali e cybersecurity per mantenere operativi i sistemi essenziali del paese. Secondo un report dell’azienda del giugno 2026, Microsoft ha già speso oltre 700 milioni di dollari in tecnologia e sicurezza informatica per Kyiv: una cifra che, se l’azienda fosse uno Stato, la collocherebbe tra i primi 25 sostenitori dell’Ucraina secondo il tracker del Kiel Institute.

L’impegno di Microsoft, scrive Snider citando il libro «Underground Empire» di Henry Farrell e Abraham Newman, sarebbe iniziato il 23 febbraio 2022, un giorno prima dell’invasione, quando il centro di intelligence sulle minacce dell’azienda intercettò 300 cyberattacchi coordinati russi contro il governo ucraino, tra cui un malware «wiper» destinato a cancellare centinaia di server governativi. La condivisione rapida delle informazioni con le autorità ucraine avrebbe permesso di aggiornare i sistemi di rilevamento e bloccare il codice ostile in poche ore. Dirigenti di Microsoft e Google, riferisce il New York Times citato nell’articolo, ottennero in seguito autorizzazioni di sicurezza per partecipare a briefing riservati con NSA e Cyber Command statunitensi.

Un ruolo distinto viene attribuito a Palantir, che ha offerto inizialmente i propri servizi gratuitamente e ha poi usato il conflitto come banco di prova per le proprie tecnologie di intelligenza artificiale, impiegate nell’analisi dei dati di intelligence sul campo, nella pianificazione di attacchi in profondità e, più di recente, nel controllo di sciami di drone e nell’identificazione di obiettivi. L’azienda ha ampliato le partnership con numerosi ministeri ucraini, con un accordo annunciato a maggio per estendere l’uso dell’AI a tutte le operazioni militari e civili di difesa. La capitalizzazione di mercato di Palantir, inferiore ai 25 miliardi di dollari nel 2022, si attesta oggi attorno ai 450 miliardi.

Il terzo caso richiamato è Starlink di Elon Musk, descritto come determinante secondo lo storico Richard Sakwa per il successo iniziale di Kyiv nel respingere l’avanzata russa su Kiev. Jennifer Kavanagh, direttrice dell’analisi militare al think tank Defense Priorities, è citata nell’articolo affermando che l’Ucraina non potrebbe condurre l’attuale campagna militare senza il supporto di Starlink, mentre lo stesso Musk ha dichiarato che l’intero fronte collasserebbe se decidesse di spegnerlo. Musk ha comunque mantenuto l’opposizione all’uso del sistema per attacchi in profondità sul territorio russo, posizione ribadita in agosto. Il Pentagono ha infine assunto il finanziamento del servizio dopo che Musk minacciò di interromperlo, mentre la Polonia contribuisce con 50 milioni di dollari l’anno per i servizi Starlink destinati all’Ucraina.

L’articolo richiama infine le parole del presidente di Microsoft Brad Smith, secondo cui l’azienda «non è neutrale», e quelle del CEO di Palantir Alex Karp, che nel 2023 ha definito la propria azienda responsabile della maggior parte del targeting in Ucraina.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non si interroga abbastanza sulle implicazioni di una difesa che dipende da decisioni aziendali reversibili più che da trattati tra Stati: quando Musk può minacciare di spegnere Starlink per ottenere un contratto dal Pentagono, la continuità operativa di chi riceve quella tecnologia smette di essere una garanzia politica e diventa una clausola contrattuale. Per l’Italia, che si affida a infrastrutture satellitari e cyber in larga parte statunitensi senza ancora disporre di alternative europee pienamente sovrane, il caso ucraino mostra quanto la capacità di combattere possa dipendere da un fornitore privato con un proprio bilancio e una propria agenda. La vicenda Palantir, inoltre, solleva un problema meno discusso ma analogo: l’uso dei conflitti reali come banco di prova per tecnologie di targeting che poi vengono vendute altrove, inclusi gli stessi ministeri della difesa europei. Si tratta di una dinamica che la pianificazione strategica italiana dovrebbe considerare con attenzione, senza per questo rinunciare alle capacità che queste aziende effettivamente offrono.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 1 ottobre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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