AI militare sotto esame al Congresso: due disegni di legge, molte eccezioni

Può una legge frenare davvero l’adozione militare dell’intelligenza artificiale quando l’esecutivo spinge nella direzione opposta? È la domanda al centro di un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, il sito del Quincy Institute, che esamina due proposte legislative presentate da senatici democratiche per regolamentare l’uso dell’IA da parte del Pentagono.
La senatrice Kirsten Gillibrand (D-N.Y.) ha depositato il Secure and Accountable Military AI Act, che vieterebbe l’impiego dell’IA per il lancio di armi nucleari, la sorveglianza interna e i sistemi d’arma autonomi. La proposta esclude però i sistemi semi-autonomi, quelli non letali e quelli impiegati per finalità definite «difensive». Per le applicazioni classificate come «ad alto impatto» — tra cui il comando e controllo nucleare, il targeting letale e le operazioni cyber — il disegno di legge richiederebbe l’autorizzazione dei vertici del Dipartimento della Difesa e la notifica al Congresso. Nel caso di dispiegamento di sistemi completamente autonomi, il segretario alla Difesa dovrebbe ottenere una risoluzione congiunta del Congresso.
A marzo la senatrice Elissa Slotkin (D-Mich.) aveva presentato il proprio AI Guardrails Act, che vieta al Pentagono di usare sistemi autonomi per uccidere «senza adeguati livelli di giudizio e supervisione umana» e proibisce l’uso dell’IA per il lancio di armi nucleari o per sorvegliare cittadini americani in assenza di motivazioni legali. Slotkin ha dichiarato a NOTUS che il testo potrebbe essere inserito nella base del prossimo National Defense Authorization Act (NDAA), il provvedimento annuale che fissa le priorità della difesa. Anche il disegno di legge Slotkin prevede tuttavia una clausola di deroga: il segretario alla Difesa potrebbe sospendere i divieti invocando «circostanze straordinarie» per la sicurezza nazionale.
Gli esperti interpellati dal sito sono divisi sulla solidità delle due proposte. Michael Klare, senior visiting fellow presso l’Arms Control Association, le considera ambiziose nel definire una cornice normativa, pur ammettendo che il Dipartimento della Difesa «troverà sempre il modo di aggirare il Congresso, se è determinato a farlo». Roberto González, professore di antropologia alla San José State University e autore di War Virtually, è più critico: ritiene che la mancata definizione di cosa costituisca un «adeguato» livello di supervisione umana apra una scappatoia capace di svuotare la legislazione. Solleva inoltre il problema delle sanzioni: senza pene effettive per chi viola le norme, l’impianto rischia di restare privo di effetti concreti. William Hartung, senior research fellow al Quincy Institute, riconosce che le proposte «hanno lacune e scappatoie», ma apprezza il fatto che almeno avviino un dibattito pubblico.
Il contesto politico rende il percorso legislativo particolarmente accidentato. L’amministrazione Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara l’IA da «dispiegare rapidamente per fronteggiare qualsiasi minaccia» e rifiuta regolamentazioni «eccessivamente gravose». Nel frattempo, l’IA è già stata impiegata operativamente: durante le prime 24 ore del conflitto con l’Iran, strumenti di targeting basati sull’IA avrebbero colpito oltre 1.000 obiettivi; sistemi analoghi sarebbero stati usati per pianificare l’operazione militare che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio.
Sul fronte industriale, il Pentagono ha escluso dai contratti governativi la società Anthropic dopo che questa aveva posto condizioni sull’uso delle proprie tecnologie, etichettandola come «rischio per la catena di approvvigionamento». Google, OpenAI, Microsoft e SpaceX hanno invece accettato di rendere disponibili le proprie piattaforme sulle reti classificate del Dipartimento della Difesa per «tutti gli scopi leciti», una formula che la Federation of American Scientists definisce vaga.
Chi ha lavorato in ambito interforze riconosce immediatamente il problema strutturale di queste proposte: la distinzione tra sistemi «autonomi» e «semi-autonomi» non è mai netta sul campo, e la storia delle acquisizioni militari americane mostra che le categorie normative tendono a essere reinterpretate in funzione delle esigenze operative. La clausola di deroga per «circostanze straordinarie» è uno strumento standard nei provvedimenti di sicurezza nazionale, ma in un contesto in cui il targeting assistito dall’IA è già stato impiegato su scala massiccia — oltre mille obiettivi nelle prime 24 ore di un conflitto — la soglia di «straordinarietà» rischia di abbassarsi rapidamente fino a diventare la norma. Vale la pena osservare che il dibattito americano si svolge mentre l’Europa non ha ancora prodotto un quadro normativo vincolante sull’IA militare: se Washington adottasse anche una versione indebolita di queste norme, il divario regolatorio con gli alleati europei potrebbe diventare un tema concreto nei tavoli NATO. La questione delle sanzioni per il personale militare che viola le disposizioni, sollevata da González, è quella che un ufficiale con esperienza operativa troverebbe più urgente: senza una catena di responsabilità chiara, qualsiasi divieto formale rimane lettera morta.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 8 giugno 2026



