La guerra all’Iran riapre il corridoio della pirateria somala

Che cosa ha rimesso in moto la pirateria al largo della Somalia dopo dieci anni di sostanziale contenimento? La risposta proposta da Khaled Mahmoud su Responsible Statecraft, think tank vicino alla scuola realista statunitense, è diretta: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata con l’obiettivo dichiarato da Donald Trump di una vittoria rapida, si è trasformata in una crisi prolungata che ha fatto salire il prezzo del petrolio, ridotto il turismo in Medio Oriente e, tra le conseguenze meno previste, riaperto un vuoto di sicurezza nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa.
I dati citati dall’autore, tratti dall’International Maritime Organization, parlano di almeno 15 attacchi contro navi nella regione nel 2026, contro i cinque dell’anno precedente. Restano sotto sequestro sei navi commerciali con oltre 90 marittimi a bordo, secondo i dati della International Chamber of Commerce, nonostante la pirateria globale sia scesa nel primo semestre 2026 al livello più basso dal 1992 (38 episodi contro 90 nello stesso periodo del 2025).
Il caso più controverso riguarda la nave MV Latuf, liberata da forze somale e marina turca a fine agosto in un’operazione su cui il governo del Puntland, regione semi-autonoma somala, sostiene di avere prove di contatti telefonici tra funzionari somali e i pirati, elemento che smentirebbe la versione ufficiale di Ankara e Mogadiscio. La nave trasportava armi turche e apparati satellitari destinati a una struttura di addestramento turca a Mogadiscio.
Un secondo episodio riguarda la MV Sward, sequestrata il 26 aprile al largo di Garaad da una decina di uomini armati su tre motoscafi, e rilasciata dopo oltre quattro mesi dietro un riscatto stimato in circa 1,7 milioni di dollari. Una fonte marittima del Puntland citata nell’articolo indica che i pirati stanno tornando al metodo classico di usare la nave sequestrata come nave madre per condurre altri assalti, compreso il dirottamento di pescherecci iraniani.
Ian Ralby, esperto di sicurezza marittima di Auxilium Worldwide, attribuisce un ruolo agli Houthi nel trasferimento di competenze e tecnologia ai pirati somali, pur indicando questi ultimi come i principali beneficiari economici del fenomeno. Non esclude tuttavia un interesse indiretto anche di Houthi e Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano nel mantenimento del caos, e segnala che gli attacchi si sono estesi alle acque yemenite.
Il ministro di Stato somalo per gli Esteri, Ali Omar, riconosce persistenti lacune nella sorveglianza marittima lungo una costa lunghissima e difficile da controllare, ma rivendica progressi istituzionali rispetto alla crisi di oltre un decennio fa, grazie anche alla cooperazione con la Turchia. Segnala inoltre il rischio di strutture di sicurezza parallele, create da attori esterni che addestrano ed equipaggiano forze locali senza coordinamento con il governo federale.
Il colonnello Mohamed Jama, esperto di sicurezza marittima in Puntland, sottolinea che tra aprile e agosto i pirati hanno dirottato sei navi commerciali estendendo le operazioni alle acque yemenite e all’Oceano Indiano, e invita a concentrare l’attenzione non solo su chi sale a bordo ma su finanziatori, fornitori di armi e reti di riciclaggio dei proventi.
Il commento di GrNet.it
Un tratto di mare tra il Corno d’Africa e Bab el-Mandeb, presidiato per anni da task force multinazionali concentrate quasi esclusivamente sulla minaccia Houthi: è qui che si misura il costo collaterale più immediato della guerra all’Iran. Lo spostamento di assetti navali verso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso settentrionale ha lasciato scoperto un corridoio che la Somalia, con capacità navali ancora in costruzione, non è in grado di presidiare da sola. Per la Marina Militare italiana, presente da anni nelle missioni antipirateria nell’area, il dato citato da Responsible Statecraft sui 15 attacchi contro i cinque dell’anno precedente pone una domanda operativa concreta: se la priorità resta lo Stretto di Hormuz, chi copre il Golfo di Aden. È un problema di allocazione di scarse unità navali su più teatri simultanei, non di dottrina, ed è per questo che merita attenzione anche fuori dal dibattito sull’Iran.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 8 settembre 2026




