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Kiev, la crisi al ministero della Difesa dopo il siluramento di Fedorov

Che cosa succede quando il ministro della Difesa più popolare di Kiev viene rimosso dopo appena sei mesi, in piena estate, per la seconda volta consecutiva sotto proteste di piazza? Secondo l’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR) a firma di Jana Kobzová, la risposta riguarda non solo la tenuta politica interna dell’Ucraina, ma anche l’efficacia con cui vengono impiegate le risorse fornite dai partner occidentali.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha destituito Mykhailo Fedorov, ministro della Difesa da gennaio 2026, motivando la scelta con una rottura dei rapporti tra il dicastero e i vertici militari. Fedorov, dal canto suo, ha reso pubblica una dichiarazione durissima contro il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky, accusato di privilegiare la fedeltà personale rispetto al merito, di aderire a metodi di guerra superati e di ostacolare le riforme necessarie. Secondo quanto riportato, Fedorov ha affermato che invece di elaborare strategie per sconfiggere la Russia in modo asimmetrico, Syrsky avrebbe lavorato a dividere il Paese.

Per sostituirlo, Zelensky ha proposto Yevhen Khmara, comandante militare rispettato e attuale capo ad interim del servizio di sicurezza ucraino, la cui nomina dovrà essere approvata dal parlamento. L’autrice ricorda che Khmara possiede credenziali come leader militare, ma spetterà ai deputati valutare se sia anche un gestore affidabile del dicastero.

Il rapporto sottolinea la rilevanza della vicenda per l’intera Europa: alla fine del secondo trimestre la spesa per la difesa e la sicurezza rappresentava circa l’80% del bilancio annuale ucraino, con quasi un terzo di queste risorse proveniente da partner esterni, che finanziano anche buona parte dei bisogni civili del Paese. L’Unione europea e gli Stati europei restano di gran lunga i principali sostenitori finanziari e militari di Kiev, il che rende le accuse di Fedorov un tema da verificare con attenzione, non un affare puramente interno.

Prima di guidare il ministero, Fedorov aveva diretto la trasformazione digitale dell’Ucraina, portando questa competenza tecnologica alla Difesa e contribuendo, secondo fonti citate nell’analisi, ai progressi che hanno favorito il Paese sul campo di battaglia. Alcuni comandanti militari hanno appoggiato le sue accuse contro Syrsky, mentre altri si sono schierati con il generale.

Circolano da settimane voci su ambizioni politiche di Fedorov, che nella sua dichiarazione ha comunque mantenuto una posizione di lealtà verso Zelensky. L’autrice osserva che, fondate o meno, tali voci alimentano tra i manifestanti il sospetto che il rimpasto risponda a logiche politiche più che a esigenze di difesa, un rischio che un Paese in guerra non può permettersi.

Il parlamento, che il 15 luglio ha approvato il nuovo governo guidato da Sergy Koretsky senza però includere i nomi dei ministri della Difesa e degli Esteri come richiesto dalla Costituzione, si riconvocherà solo a metà agosto salvo sessioni straordinarie. L’ECFR indica che questo intervallo lascia tempo per un confronto che dovrebbe portare a un ministro capace di ottenere la fiducia non solo del presidente, ma anche dei militari, della società civile e dei partner internazionali.

Il commento di GrNet.it

Ottanta per cento del bilancio ucraino destinato alla difesa, un terzo finanziato da partner esterni: sono queste le cifre che trasformano una crisi di governo a Kiev in una questione che riguarda direttamente i contribuenti europei e italiani. Se le accuse di Fedorov su metodi di comando superati e riforme bloccate hanno fondamento, il problema non è solo chi siede al ministero, ma se gli assetti forniti dagli alleati vengano impiegati secondo una dottrina coerente o dispersi in una catena di comando frammentata. Per un osservatore che ha visto da vicino quanto contino l’interoperabilità tra pianificazione politica e condotta operativa, la frizione tra ministero e stato maggiore descritta nell’analisi richiama i rischi tipici di strutture di comando duali, dove autorità civile e gerarchia militare non convergono su obiettivi condivisi. Roma e gli altri donatori europei hanno interesse a che il nuovo ministro, chiunque sia, garantisca continuità nelle riforme di mobilitazione e nella base tecnologica della difesa ucraina, più che a intestarsi la scelta del nome.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 17 luglio 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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