Io sto con il generale Santovito

Personalmente non conosco il comandante provinciale dei Carabinieri di Milano finito al centro delle polemiche niente poco di meno che per avere risposto con una parolaccia a una manifestante che lo aveva appena insultato.
Nella discussione sembra però sfuggire il fatto più significativo: quel generale era in strada, in borghese, nel pieno dei gravissimi disordini divampati a Milano.
Non ricordo molte scene simili: un generale in mezzo ai suoi uomini, mentre intorno ci sono tensione e tafferugli, lontano dal riparo di un ufficio o di un’automobile, sul posto dove i carabinieri devono affrontare insulti, aggressioni e decisioni difficili. Per chi è in prima linea, quella presenza vale più di tanti discorsi.
È singolare, per non dire un amaro segno dei tempi (grami), che davanti alle gravi violenze subite dalle forze dell’ordine, alle aggressioni contro i militari e ai danneggiamenti dei loro mezzi, l’attenzione venga spostata su una piccola sbavatura verbale. Un giudizio serio avrebbe dovuto piuttosto considerare il tutto il resto.
La presenza sul posto del generale è coerente con l’impronta che la guida di Salvatore Luongo sta dando all’Arma: privilegiare la sostanza rispetto alla forma, la concretezza del servizio e la vicinanza agli uomini. Il comando si esercita con gli ordini, ma si rafforza con l’esempio.
Chi conosce le dinamiche dell’Arma sa che un incarico importante e delicato come il comando provinciale di Milano è già espressione di un’amplissima fiducia dei vertici. Santovito quella fiducia l’ha ricevuta, e la sua presenza in strada dimostra, a mio avviso, di averla ampiamente meritata.
Chi affronta una piazza violenta rischia la propria incolumità e, talvolta, la vita. Può ritrovarsi a dover spiegare in un processo decisioni prese in pochi secondi per adempiere al proprio dovere. Sapere che il comandante è lì, vede ciò che accade e conosce direttamente quella tensione, dà fiducia. Significa sentirsi meno soli.
Per questo dico: onore al generale Santovito e meno male che ci sono comandanti che, nei momenti difficili, scelgono di stare accanto ai propri uomini.





