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Il vertice BRICS di Nuova Delhi si confronta con l’ombra della guerra all’Iran

«La guerra all’Iran incombe» sui lavori del vertice BRICS di Nuova Delhi previsto per questo fine settimana: così apre l’analisi di Michael Corbin pubblicata da Responsible Statecraft, secondo cui la campagna militare statunitense e israeliana contro Teheran ha complicato in modo sostanziale il compito dell’India, che detiene la presidenza di turno del blocco dallo scorso gennaio.

L’autore ricorda che le tensioni interne al gruppo sono oggi molto più profonde rispetto al vertice dello scorso anno in Brasile, tenutosi subito dopo la cosiddetta guerra dei 12 giorni contro l’Iran. In quell’occasione i leader BRICS avevano condannato gli attacchi militari contro la Repubblica islamica come violazione del diritto internazionale, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze israeliane da Gaza.

Nel 2026 il quadro è diverso. L’India, uno dei cinque membri fondatori insieme a Brasile, Russia, Cina e Sudafrica, ha rafforzato i legami con Israele proprio mentre il conflitto con l’Iran ha inasprito i rapporti tra Tel Aviv e altri paesi del blocco. Il primo ministro Narendra Modi ha incontrato Benjamin Netanyahu pochi giorni prima dell’attacco congiunto americano-israeliano contro l’Iran, nel febbraio 2026.

A complicare ulteriormente lo scenario interviene il fatto che diversi membri BRICS sono oggi belligeranti su fronti opposti. L’Iran, entrato nel gruppo nel 2024, ha colpito infrastrutture e basi statunitensi su territorio di paesi vicini, tra cui gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, entrambi membri del blocco. Secondo l’International Institute for Strategic Studies, gli Emirati hanno subito più proiettili iraniani di tutti gli altri stati del Golfo messi insieme, con i danni più estesi del gruppo; Abu Dhabi ha risposto con un embargo commerciale a tempo indeterminato contro Teheran.

Queste fratture si riflettono nei documenti ufficiali: la riunione dei ministri degli Esteri BRICS di maggio ha prodotto un testo più debole rispetto all’anno precedente, limitandosi a sostenere l’aspirazione palestinese a indipendenza e sovranità, senza riuscire a condannare unitariamente Stati Uniti e Israele come richiesto da Teheran. Corbin prevede che la dichiarazione finale del vertice eviterà ogni riferimento diretto alla guerra in Iran.

Il successo del summit, secondo l’analisi, dipenderà soprattutto dalla capacità indiana di trovare consenso sull’agenda economica: la Strategia BRICS per il Partenariato Economico 2030, già chiusa a Jaipur in agosto, e il sistema di pagamento transfrontaliero BRICS Pay, pensato per integrare — non sostituire — SWIFT e ridurre la dipendenza dal dollaro, integrando piattaforme come il CIPS cinese, l’UPI indiano, il Pix brasiliano e lo SPFS russo. La Reserve Bank of India ha inoltre proposto di collegare le valute digitali delle banche centrali dei paesi membri.

Sullo sfondo resta la pressione statunitense: Donald Trump ha minacciato dazi aggiuntivi del 10% contro i paesi allineati alle politiche BRICS ritenute anti-americane, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha lanciato l’operazione «Economic Outcast» per inasprire le sanzioni contro Teheran e scoraggiare chi continua a commerciare con l’Iran. Cina e Russia, nel frattempo, sostengono un ruolo più rilevante per l’Iran nelle istituzioni BRICS, incluso l’ingresso nella BRICS Bank auspicato dal governatore della banca centrale iraniana Abdolnasser Hemmati.

Il commento di GrNet.it

Il paragone utile qui è con la Conferenza di Bandung del 1955: anche allora un fronte comune nasceva più dalla convergenza tattica contro un ordine egemone che da una reale omogeneità di interessi tra gli aderenti. I BRICS del 2026 mostrano lo stesso limite strutturale, aggravato dal fatto che due membri, Iran ed Emirati, si sono colpiti militarmente sul terreno mentre siedono allo stesso tavolo negoziale. Per un osservatore con formazione militare colpisce la differenza tra la retorica di coesione del logo «Namaste» e la realtà operativa descritta dall’IISS, con gli Emirati che hanno incassato il grosso dei danni da proiettili iraniani nel Golfo. Per l’Italia e per la lettura mediterranea della vicenda, il dato interessante non è la disputa sulla dichiarazione finale, ma la costruzione parallela di infrastrutture finanziarie come BRICS Pay: un processo lento, che prescinde dalle fratture politiche del momento e che merita osservazione indipendente dagli esiti del vertice.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 10 settembre 2026

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