Perché la narrativa della “svolta” ucraina non regge ai fatti sul terreno

«Le narrazioni dei media occidentali secondo cui l’Ucraina avrebbe “ribaltato le sorti della guerra” non sopravvivono al contatto con la realtà militare di base»: lo scrive Daniel Davis, esperto militare di Defense Priorities, citato in un’analisi di Responsible Statecraft, sito legato al Quincy Institute. Il riferimento è alla recente ondata di articoli — da TIME a CNN fino a Defense One — che hanno attribuito ai progressi ucraini nella guerra dei droni la capacità di sconfiggere la Russia dopo oltre quattro anni di conflitto.
Secondo Davis, gli attacchi ucraini contro raffinerie e snodi logistici russi, compresi quelli recenti contro i magazzini del rivenditore online Wildberries vicino a Mosca e San Pietroburgo, «fanno una televisione spettacolare» ma «non intaccano la capacità di fondo della Russia di condurre una guerra di logoramento di lungo periodo».
Michael Desch, docente di relazioni internazionali all’Università di Notre Dame, osserva che i droni da soli non possono garantire una vittoria militare a Kyiv: «Il massimo che l’Ucraina può ottenere è rallentare un po’ i russi». Desch nota che la copertura mainstream ignora due elementi: la Russia conduce operazioni analoghe e continua a guadagnare terreno, sia pure lentamente, verso ovest nell’Ucraina orientale, con entrambe le parti che rivendicano la conquista di villaggi lungo la linea del fronte.
Barry Posen, docente al MIT, sostiene che la stampa «tende a enfatizzare qualsiasi notizia positiva per l’Ucraina dal campo di battaglia» e «a minimizzare le battute d’arresto». Posen cita come esempio l’offensiva ucraina di Kursk del 2024, presentata con toni ottimistici ma conclusasi, a suo dire, come «una diversione di risorse combattenti scarse verso una missione che non poteva produrre risultati militari rilevanti». Un caso simile, secondo Almut Rochowanski, ricercatrice non residente del Quincy Institute, riguarda la controffensiva ucraina del 2023, trasformatasi in «un orrendo sacrificio di soldati sui campi minati e nella steppa infestata dai droni», senza guadagni territoriali ma con enormi perdite umane e materiali.
Mark Episkopos, ricercatore del programma Eurasia del Quincy Institute, segnala che diversi commentatori filo-ucraini restano «del tutto impassibili» di fronte alle ripetute battute d’arresto. Cita il caso dell’ex ufficiale dell’esercito americano Ben Hodges, che aveva previsto il collasso dell’esercito russo entro marzo 2022, poi entro fine 2022, e la riconquista della Crimea nel 2023; la settimana scorsa Hodges ha ripetuto una previsione simile in un’intervista al Sun.
L’analisi segnala anche come la stampa occidentale abbia dato scarso rilievo alla crescente resistenza ucraina alla coscrizione, un tema su cui, secondo lo scrittore Branko Marcetic, molte notizie in lingua ucraina non vengono mai tradotte in inglese. Episkopos avverte che il discorso pubblico resta «saturo dell’illusione che la vittoria sia dietro l’angolo» se l’Occidente facesse «solo un po’ di più», nonostante 150 miliardi di dollari di aiuti militari e un regime sanzionatorio con oltre 25.000 restrizioni non abbiano prodotto quel risultato. Davis conclude che l’Ucraina dovrà scegliere tra negoziare le migliori condizioni di pace disponibili o affrontare una sconfitta militare completa.
Il commento di GrNet.it
Centocinquanta miliardi di dollari di aiuti militari e oltre 25.000 restrizioni sanzionatorie non hanno prodotto la svolta attesa: è il dato che l’analisi mette in fila per smontare l’idea che bastino uno o due pacchetti aggiuntivi a ribaltare l’esito del conflitto. Da un punto di vista operativo, la sequenza Kursk 2024 e controffensiva 2023 racconta qualcosa che ogni pianificatore dovrebbe considerare: risorse scarse impiegate in missioni senza obiettivo militare raggiungibile producono logoramento proprio, non del nemico. I droni a lungo raggio colpiscono bersagli economici e simbolici, ma non sostituiscono la capacità di manovra terrestre né risolvono il problema della massa di manodopera in un esercito che fatica a reclutare. Per l’Italia, che partecipa al sostegno a Kyiv in sede NATO e bilaterale, la lezione riguarda la disciplina nella valutazione degli effetti reali degli aiuti forniti, distinta dalla narrazione che li accompagna.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 29 luglio 2026




