Reggio Emilia, sequestri dalla fabbrica clandestina donati a Croce Rossa e associazioni

La Guardia di Finanza devolve automezzi e attrezzature confiscate in un’operazione contro il contrabbando di sigarette
Reggio Emilia, 10 settembre 2026 – La Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha devoluto alla Croce Rossa Italiana e ad altre organizzazioni beni e attrezzature sequestrati nel corso di un’operazione contro una fabbrica clandestina di sigarette. L’autorizzazione è stata emessa dall’Autorità Giudiziaria locale.
L’operazione risale alla notte del 25 novembre scorso, quando i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno fermato un autoarticolato contenente 7 tonnellate di sigarette di contrabbando contraffatte. Successivamente hanno fatto irruzione in un capannone abbandonato adibito a fabbrica clandestina, dove hanno sequestrato ulteriori 13 tonnellate di sigarette imballate e 20 tonnellate di tabacco trinciato sfuso. Nel capannone erano presenti linee di produzione complete, generatori, vasche per la trinciatura, attrezzature per la rollatura e il confezionamento, nonché materiali per la fabbricazione come cartine, filtri e stampe contraffatte.
I beni strumentali sono stati assegnati ai Comitati di Parma e Reggio Emilia della Croce Rossa Italiana: un generatore di corrente a gasolio, un TIR con motrice e semirimorchio, elettrodomestici quali piani cottura a induzione, lavatrici e boiler, oltre a macchinari e elettroutensili da officina e un carrello elevatore. Questi beni saranno utilizzati nelle attività di protezione civile, logistica d’emergenza e assistenza alle fasce vulnerabili della popolazione.
Materiali di consumo come barattoli di colla vinilica e rotoli di pellicola trasparente sono stati donati alla società agricola «Api Libere» di Reggio Emilia, partner del progetto AMBIRE di miglioramento della biodiversità negli agroecosistemi. Questi materiali supporteranno percorsi didattici e iniziative di sensibilizzazione ambientale.
Le 40 tonnellate complessive di sigarette e tabacco sequestrati sono state incenerite presso il termovalorizzatore di Modena. I macchinari di produzione non riutilizzabili sono stati demoliti e i rottami di ferro venduti, con i ricavi conferiti al Fondo Unico Giustizia.










