Guardia di Finanza

Trieste, confiscati 2,5 milioni di euro per riciclaggio ed evasione fiscale

La Guardia di Finanza esegue il sequestro a carico di quattro persone e due aziende condannate in via definitiva

Trieste, 20 maggio 2026 – La Guardia di Finanza ha confiscato beni mobili e immobili per complessivi 2,5 milioni di euro a carico di quattro persone e due aziende, condannate in via definitiva per reati tributari, evasione delle accise sugli idrocarburi e autoriciclaggio. L’operazione conclude un’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste legata all’acquisizione della Depositi Costieri Trieste S.p.a., società di combustibili, avvenuta nel 2017.

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste hanno accertato che quattro soggetti campani, tre dei quali con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso e contiguità con clan camorristici del napoletano, avevano assunto formalmente il ruolo di dipendenti della società ma ne controllavano effettivamente la gestione. Attraverso operazioni di commercializzazione di prodotti petroliferi in evasione d’imposta e il ricorso a società «cartiere» per emettere fatture false, gli indagati avevano creato ingenti debiti verso l’Erario mai assolti, portando infine la Depositi Costieri al fallimento.

Il denaro sottratto al Fisco, detenuto su molteplici rapporti finanziari anche mediante criptovalute, veniva utilizzato per viaggi, acquisti in boutique di lusso, leasing finanziari e soggiorni in hotel a cinque stelle. Nel corso del procedimento erano stati sequestrati denaro contante, quote societarie, immobili, autovetture e yacht per un valore di un milione di euro.

La Prefettura di Trieste aveva inoltre emesso un provvedimento interdittivo antimafia nei confronti degli indagati, precludendo loro ogni accesso alle aree portuali demaniali e determinando il commissariamento della società. La Corte di Cassazione ha successivamente rigettato il ricorso proposto dagli imputati sulla sentenza di condanna di secondo grado.

Ulteriori approfondimenti investigativi condotti sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Trieste hanno individuato, negli ultimi mesi, altri beni per circa un milione e mezzo di euro: saldi attivi di conti correnti, automezzi e quote societarie di due imprese con sede in Campania operanti nel settore dei trasporti, formalmente intestate a prestanomi ma gestite di fatto da uno dei soggetti condannati. La scoperta ha confermato che gli artefici delle attività criminose hanno continuato a gestire traffici illeciti e ad accumulare risorse economiche anche dopo il sequestro iniziale.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio